Quirinale: dalla collezione del Mat, in mostra il maxi Presepe del Re

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Il Quirinale ospita il monumentale Presepe delle collezioni del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (Mat). Il Mat – che si trova a Roma nel quartiere dell’Eur ed è parte integrante dell’Istituto centrale per la demoetnoantropologia (Idea) – raccoglie oggetti che testimoniano le arti e le tradizioni popolari tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX, documentando la vita quotidiana, il lavoro e la religiosità popolare nel periodo precedente all’industrializzazione. Nella palazzina Gregoriana del palazzo cinquecentesco del Quirinale, le cento statuette che compongono il “Presepe del Re” saranno visibili fino al prossimo 20 gennaio, nell’ambito della mostra “Il Presepe. Religiosità e tradizione popolare”.

La grande opera, che comprende in tutto 170 pezzi dei più importanti maestri figurari napoletani del XVII-XIX secolo, è stata raccolta e assemblata nel 1911 dall’etnologo Lamberto Loria. L’immenso Presepe, fatto di figure ed elementi architettonici, è stato realizzato per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia; le figure interamente restaurate, tornano a vivere – per la gioia del pubblico – sullo “scoglio”, il tipico impianto scenografico, di 35 mq curato dal maestro Nicola Maciariello, coadiuvato da Nicolò Giacolone.

L’intenzione, in occasione delle feste natalizie, è valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico del presepe, grazie all’opera di maestria di artisti napoletani di fama indiscussa. Il presepe è infatti una creazione tutta italiana attribuita a San Francesco d’Assisi che, nel 1223 realizzò a Greccio (in provincia di Rieti) la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dall’allora Pontefice, papa Onorio III (nato Cencio Savelli, 1150-1227). Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestinese. Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco, descrisse così la scena: “Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme”.

L’evocazione francescana, già da secoli soggetto principe di quadri e affreschi, ha poi trovato nel tempo innumerevoli declinazioni connotate secondo il gusto e la cultura locale. Infatti, al contrario del presepe “devozionale” francescano, quello napoletano è figlio dell’illuminismo e nasce con l’intento di offrire uno spaccato della società dell’epoca. Il Bambinello viene al mondo sotto colonne greco-romane, in un villaggio medievale che si snoda tra case, osterie e mercati rionali, fino ad arrivare al mare, dove, in lontananza, si scorge un vulcano che sembra essere il Vesuvio. Le figure esposte sono di raffinata fattura, vestiti di stoffe preziose e ingioiellati – “Molti nobili amavano farsi ritrarre nei panni di personaggi del presepe, una sorta di piccolo monumento privato”, spiega Leandro Ventura, direttore del Mac – che nulla più hanno della povertà francescana cantata a suo tempo da Tommaso da Celano.

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