Dal cantiere allo smartworking: il lavoro secondo Raffaele Bonanni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:20

Dalla manualità alla rivoluzione digitale. Da quando costruivo i giocattoli con le mie mani fino allo smartworking”. E' questo il titolo del nuovo libro – edito da Bertoni Editori – di Raffaele Bonanni. “Ho voluto scrivere questo libro per narrare come siano fondamentali per la mia vita personale e lavorativa le esperienze, divertenti e formative insieme, che ho maturato dapprima a Bomba, il piccolo Paese dell'Abruzzo che mi ha dato i natali – scrive Bonanni – dove ho imparato a conoscere e a relazionarmi con il mondo, e successivamente nelle diverse località d'Italia dove il mio lavoro mi ha portato e dove ho avuto modo di accostarmi, capire e di imparare a usare le nuove tecnologie informatiche, dall'analogico al digitale”. 

Le dichiarazioni dell'autore

“Da molto tempo ho desiderato di raccontare quelle mie prime esperienze di quando ero bambino che conducono all’autostima; di quando senti quella fierezza dentro, perché hai la consapevolezza che hai conquistato l’autonomia – spiega l'auore del libro -. Quelli sono i tempi più belli della infanzia: quando riesci a costruirti la fionda e diventi capace di usarla, mancando pochi bersagli. Una volta tanto avrei fatto a meno di scrivere di sociale, di economia, di politica. Ma dopo il proposito fermo di parlare solo di quelle esperienze, ho deciso di dargli un’altro taglio. Avrei certamente raccontato di quei bei tempi, ed avrei proseguito anche nel descrivere lo sviluppo di altre mie abilità professionali da adulto. D’altro canto, ho pensato che ho avuto la fortuna di abbracciare idealmente un intero millennio, acquisendo le abilità manuali per la costruzione di giochi che anche in quell’epoca impegnavano i ragazzi, e poi passando per l’era analogica e fino a questi giorni di rivoluzione digitale”.

I vantaggi dello smartworking

“Così ho potuto narrare non solo i lati tecnici ed i vantaggi pratici da vero lavoratore che opera in regime di ‘smartworking’, e poi sui significati sociali economici e spirituali che agiscono in questa rivoluzione. Ho incitato così i giovani a rifiutare la suggestione neo-luddista che considera le tecnologie digitali nemiche del lavoro, così come le teorie dell’ozio creativo, o dei strampalati programmi della decrescita felice – ha aggiunto -. Queste posizioni deviate, scoraggiano lo sviluppo tecnologico, spingono verso soluzioni risarcitorie con salari non sudati, negano il fatto banale che l’uomo, da quando ha incominciato a pensare, ha bruciato innumerevoli tappe e in ciascuna di esse ha soppiantato le vecchie abilità, imparando le nuove con l’aiuto di Dio. Certamente nel loro superamento si generano difficoltà, ma subito dopo, le nuove tecnologie pretendono nuove abilità e conoscenze. Insomma in questo continuo dismettere e costruire cose nuove, ritroviamo la teoria della ‘istruzione creatrice’ Schumpeteriana: nel cambiamento, le aziende che si autodistruggono per incapacità a rinnovarsi, e simultaneamente molte altre ne nascono. Il problema allora non è rifiutare il futuro – sottolinea -, ma accelerarlo con l’acquisizione delle capacità di dominio sulle nuove tecnologie, per passare rapidamente ed agevolmente dal vecchio al nuovo. Dunque la istruzione e la formazione sono fondamentali per cogliere interamente le possibilità di libertà, di autonomia, di sviluppo della nostra personalità e professionalità della rivoluzione digitale. Il superamento dello spazio e del tempo, la circolazione delle informazioni e delle idee, il superamento degli ostacoli nell’apprendere, lo sviluppo a proiezioni geometriche dei servizi comuni ed alla persona, realizzano uno dei progressi più dirompenti che l’uomo abbia mai saputo concepire con la energia che il creatore gli ha voluto infondere per renderlo co-protagonista nella manutenzione del creato“.

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