A scuola di famiglia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:58

Al conformismo massificante e  intrinsecamente anticristiano delle serie che scompaiono come meteore nel firmamento televisivo si contrappone un capolavoro senza tempo come La casa nella prateria la cui visione è assolutamente da consigliare soprattutto alle nuove generazioni. Tv2000 trasmette meritoriamente una delle opere tratte dalla raccolta autobiografica per ragazzi ‘La piccola casa nella prateria’ (Little House on the Prairie) della scrittrice statunitense Laura Ingalls Wilder. La serie racconta le avventure di una famiglia di pionieri in Kansas agli inizi del secolo scorso. Gli attori sono Cameron Bancroft nei panni di Charles Ingalls (Pa), Erin Cottrell nei panni di Caroline Ingalls (Ma), Kyle Chavarria nei panni di Laura Ingalls e Danielle Ryan Chuchran nei panni di Mary Ingalls. Per ‘La piccola casa nella prateria’ sono stati impiegati quattro mesi di riprese, ed è stata girata in una zona incontaminata nei pressi della città di Calgary (Canada).

Gli ostacoli superati

L’epica produzione riprende la portata e l’ampiezza della frontiera e ricrea la saga letteraria con accuratezza minuziosa. Assolutamente da vedere le 8 raccolte (purtroppo la nona non è ancora in Dvd) della serie storica. “L’epopea degli Ingalls debutta sul piccolo schermo italiano il 30 marzo 1977, quando la prima puntata di La casa nella prateria (Little House on the Prairie) serie televisiva della Nbc, che spopola negli States tra il 1974 e il 1983 in 203 episodi, va in onda anche sulla rete ammiraglia della Rai – raccontano Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi. Il successo è immediato e travolgente. La famiglia di agricoltori che supera ogni difficoltà senza mai perdere le proprie radici, tra solidarietà umana, duro lavoro e incrollabile spirito pionieristico, conquista anche i telespettatori della Penisola”. Tratto dalla saga di romanzi autobiografici Little House, scritti da Laura Ingalls Wilder, il telefilm mette in scena gioie e dolori della vita di frontiera, a fine Ottocento, a Walnut Grove, piccolo villaggio del Minnesota, vista attraverso il vivace sguardo della piccola Laura. L’idilliaca famiglia di Charles e Caroline Ingalls, interpretati da Michael Landon e Karen Grassle, con le tre figlie: lo “scricciolo” Laura (Melissa Gilbert), la posata sorella maggiore Mary (Melissa Sue Anderson) e la piccola Carrie, insegue il sogno americano nella nuova terra promessa sulle rive del Plum Creek. “E così tra le molte avversità della vita di campagna, i raccolti andati a male, le bufere di neve, la siccità, i protagonisti trovano sempre un sicuro rifugio nella solidità della famiglia e nelle radicate tradizioni: le preghiere prima di cena, il crepitio del fuoco nel caminetto, la musica del violino – sottolineano Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi -. L’affresco umano della piccola comunità si dipana tra gli inevitabili scossoni del passare degli anni, ben nove stagioni, tra la crescita dei figli, invidie e rivalità, rappacificazioni, nuove amicizie, primi amori, e non mancano certo i grandi temi: dalle malattie ai problemi di droga, dal bullismo al razzismo, e poi morti, nascite, adozioni e matrimoni. Una saga capace di incantare milioni di telespettatori e capace di mantenere vivo, anche quarant’anni dopo, il suo intramontabile messaggio”.

Lezione sempre attuale

L’editore Gallucci ha pubblicato, con la traduzione di Claudia Porta, la traduzione del libro da cui tutto è nato. “Papà, mamma, Laura, Mary e la piccola Carrie si preparano a lasciare la loro casa nel Winsconsin – ricostruisce Sara Meddi -. Fuori fa freddo e la casa è calda e confortevole, è inverno ma bisogna partire ora, quando il Mississippi è ancora ghiacciato. Papà prepara il carro e i cavalli, sistema il violino e il fucile. La famiglia Ingalls lascia così i Grandi Boschi per le praterie dell’Ovest, dove abitano gli Indiani, l’erba cresce fitta e alta, e ancora non è arrivata la civiltà dell’uomo bianco. Il carro parte con il fedele cane Jack al seguito; Laura e Mary, osservano il paesaggio cambiare tra alberi, colline, lupi e pericolosi fiumi da guadare e praterie. È cominciata l’avventura delle praterie”. La casa nella prateria, ribadisce Sara Meddi, è conosciuta ai più come serie televisiva (andata in onda per ben nove anni) ma non tutti sanno che è tratta dai romanzi, in buona parte autobiografici, della scrittrice Laura Ingalls Wilder. La Wilder iniziò a scrivere la sua storia a 64 anni, nel 1932, quando l’epoca dei coloni sembrava già un ricordo sbiadito. Ma la saga Little House ebbe un enorme successo, e il motivo è facile da capire fin dalla prima pagina: “Spesso Laura sentiva il rumore sordo di un’ascia che non era quella di papà, o l’eco di uno sparo che non veniva dal suo fucile… gli animali selvatici non sarebbero certo rimasti in una regione nella quale viveva così tanta gente”. Quel “così tanta gente” ci lascia un po’ stupiti e un po’ commossi: il mondo di Laura, solo alla fine dell’Ottocento, sembra davvero tutt’altra epoca. Un mondo in cui papà Charles è capace di costruire e aggiustare qualunque cosa e i cavalli dormono appena fuori la porta. “Eppure il richiamo della prateria, degli spazi incontaminati, della partenza e dell’avventura è ancora forte in tutti noi. La scrittura della Wilder è scorrevole e non soffre il peso degli anni – conclude Sara Meddi -. Consigliato per adulti e bambini”.

 

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