Conte vede “luce verde in Ue”, ma in maggioranza persiste il nodo sul Mes

Palazzo Chigi trema in vista dell'Eurogruppo di domani: "Non attivazione fondo" come exit strategy ed è ira per l'Anci su risorse.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:49

L’aria è tesa a Palazzo Chigi dove si trema in vista di un possibile accordo nell’Eurogruppo. Il premier Giuseppe Conte, alla vigilia della riunione decisiva per l’attivazione di un piano europeo anti-virus, intravede una “luce verde” nel dibattito in Ue. La linea dura, portata avanti anche in queste ore, secondo fonti della maggioranza potrebbe portare i suoi frutti sul sì “dei falchi” al fondo di solidarietà proposta dalla Francia, da finanziare con debito comune europeo, ma serve tempo. E, nel frattempo, potrebbe essere inevitabile che l’Italia, in qualche modo, sia costretta ad accettare il Mes. Conte ne ha parlato con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, con il titolare del Mef Roberto Gualtieri e con il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Si tratta, di fatto, di un vertice squisitamente politico con il titolare della Farnesina che da un lato ribadisce la massima fiducia nell’azione di Conte, ma dall’altro mette sul tavolo la linea del M5S. Una linea durissima rispetto al Mes. Anche per questo a Conte tocca mettere in campo una strategia bifronte: da un lato l’obiettivo è ammorbidire le posizioni dei falchi del Nord, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, mentre dall’altro il premier è chiamato convincere la parte più consistente della sua maggioranza a dire sì ad un accordo che contenga pure l'”odiato” fondo salva stati.

Bisogna allentare le regole del bilancio

Nella sua azione esterna il premier mantiene una linea rigidissima. Torna a parlare ad una testata teutonica – questa volta la popolarissima Bild – mettendo nero su bianco che, se non saranno allentate le regole del bilancio, per l’Europa sarà la fine. Nell’atteggiamento con i suoi alleati l‘exit strategy prevede un jolly: il fatto che il Mes sia inserito nell’accordo dell’Eurogruppo non significa che venga applicato visto che la sua attivazione non è obbligatoria. E, difficilmente, questo governo la chiederà. Ma, per ora, al M5S, non può bastare. Serve un Mes che sia “ultraleggero” altrimenti anche le timide aperture che si intravedono in una parte dei vertici del Movimento andranno in fumo.

L’importanza della comunicazione

Il tema, insomma, è soprattutto legato alla comunicazione. Perché al momento l’Italia non ha ancora firmato il Mes, che va comunque ratificato dalle Camere. Punto, quest’ultimo, sul quale resta tra l’altro il rebus della tenuta dei gruppi M5S. Domani, prima dell’Eurogruppo, Conte, Gualtieri e Di Maio torneranno ad aggiornarsi. Per il premier la giornata è spigolosa. A ora di pranzo un vertice con i capi delegazione certifica le diverse sensibilità in seno al governo sul dossier delle aperture. Sulla gradualità c’è un sostanziale accordo ma su come applicarla le posizioni divergono (con Roberto Speranza che spinge per la linea di massima prudenza) e devono, tra l’altro, fare i conti con il crescente pressing degli industriali per la ripresa delle attività. A complicare il quadro arriva il grido d’allarme del numero uno dell’Anci Antonio De Caro. “O arrivano 5 miliardi ai Comuni o si interrompono i servizi“, sbotta il sindaco di Bari prima di lasciare anzitempo la conferenza unificata tra Anci e Mef. Nelle stesse ore Cgil, Cisl e Uil tornano a chiedere, con tanto di lettera indirizzata a Palazzo Chigi, un incontro a Conte sulle riaperture. L’incontro ci sarà ma, al momento, dell’istituzione di una cabina di regia permanente, chiesta da giorni dai Dem, non si vede l’ombra.

Conte deluso dal governo

Ha avuto il tempo politico di un battito d’ali di una farfalla il tentativo di collaborazione tra i partiti di centrodestra e governo Pd-M5s-Iv-Leu sul ‘Cura Italia’. Con sentimenti che vanno dalla delusione all’irritazione, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia rientrano nei ranghi propri dell’opposizione – se mai li avevano abbandonati – e si apprestano, domani al Senato, a votare contro il decreto, dopo che ha dato esiti fallimentari la cabina di regia con il governo, che ha posto la fiducia sul provvedimento (diversamente dal primo decreto sull’emergenza coronavirus, approvato anche coi voti della minoranza). Lega, FdI e FI assicurano comunque che non faranno ostruzionismo in Parlamento, anche se accusano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di “autoreferenzialità, superbia politica”, o addirittura di fare ricorso ai “pieni poteri”. “Noi facciamo la nostra parte, torniamo a fare il primo partito di opposizione e prendiamo atto della scelta, legittima, del governo”, si ragiona in via Bellerio. “Dispiace che l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia rimasto inascoltato per la chiusura dell’esecutivo: non e’ possibile un dialogo tra sordi”, si aggiunge. Mentre da Forza Italia si riferisce dell’irritazione del presidente Silvio Berlusconi, che, anche nei giorni scorsi, aveva lamentato che il dialogo avviato dal governo fosse “finora solo di facciata”.

Bisogna trovare una quadra con gli altri Paesi europei

Altro tema di scontro nel dibattito tra maggioranza e opposizione è la difficoltosa trattativa che il governo sta portando avanti con gli altri Paesi europei sugli aiuti e le misure che l’Ue potrebbe fornire in sostegno all’economia dei Ventisette colpita dall’emergenza coronavirus. Dopo la fumata nera all’Eurogruppo, Matteo Salvini è tornato a ribadire il ‘no’ della Lega all’uso del fondo salva Stati (Mes) e a riproporre l’emissione di titoli di Stato – di ‘Orgoglio italiano’, li ha definiti – destinati ai cittadini italiani. Il segretario leghista ha detto di sentirsi vicino a quei sindaci che “alzano la bandiera del Comune o il Tricolore e ammainano quella Ue”. Ha sostenuto anche che l’Europa politica è un continente in cui i morti sembrano contare meno dell’interesse economico e delle decisioni che vengono prese tra Berlino, Parigi e Bruxelles.

L’Eurogruppo bloccato dall’egoismo di Germania e Olanda

Ed è “Stallo nell’Eurogruppo, bloccato dall’egoismo di Germania e Olanda”, ha commentato la presidente di FdI, Giorgia Meloni. “La posizione di Fratelli d’Italia è chiarissima: il governo Conte non accetti in nessun modo il Mes. Firmare il fondo ammazza Stati significherebbe tradire il popolo italiano e ipotecare il nostro futuro”. Mentre da Forza Italia, favorevole al Mes senza condizionalità, il deputato Sestino Giacomoni, membro del coordinamento di presidenza, ha parlato del rischio di “flop storico” e chiesto che Conte riferisca in Aula se esiste una “exit strategy” cui sta lavorando il governo italiano.

Decreto Cura Italia

Sul ‘Cura Italia’ è forte la delusione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che annunciano voto contrario per domani. “Il coinvolgimento delle opposizioni non c’è stato“, si è lamentato il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, nel corso del suo intervento in Aula. “Collaborare significa condividere non informare soltanto, una cabina di regia chiede decisamente dell’altro”, ha continuato. “Siamo totalmente insoddisfatti. Ci avete criticato per la frase dei pieni poteri ma di fatto, i pieni poteri se li è presi il premier Conte”, ha attaccato. Anche Forza Italia si dice insoddisfatta.

Le proposte dell’opposizione

Durante la seduta notturna della commissione Bilancio di Palazzo Madama, tra le proposte dell’opposizione, sono state approvati l’emendamento della Lega sui volontari della Protezione civile, che potranno restare in servizio fino a 180 giorni consecutivi, e quello di FdI che sospende di un anno i termini sull’imposta di registro per la prima casa ai fini del riconoscimento del credito d’imposta. Di FI, tra le altre, sono passate l’integrazione di 253 unità del contingente delle Forze armate impegnate nell’operazione “strade sicure”, per 90 giorni; e l’inserimento della provincia di Brescia tra quelle per le quali il decreto-legge prevede l’applicazione ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, della sospensione dei versamenti dell’Iva. Per gli azzurri, “la fiducia posta dal governo sul Cura Italia – ha sostenuto la capogruppo a Palazzo Madama, Annamaria Bernini – è il sigillo politico che chiude il cerchio della mancata volontà di coinvolgere le opposizioni nonostante l’appello alla collaborazione autorevolmente partito dal presidente della Repubblica”. “Appello a cui Forza Italia ha risposto con lealtà e concretezza, mettendo a disposizione della maggioranza le soluzioni che accolgono le istanze delle famiglie e delle imprese. Ma – ha lamentato – dai voucher alla cedolare secca sugli immobili commerciali, dagli aumenti in busta paga per gli operatori sanitari allo sblocco dei fondi alle imprese, agli autonomi e ai Comuni, ci siamo trovati di fronte a un invalicabile muro di gomma. Segno che questa maggioranza fragile e assai divisa, che e’ minoranza nel Paese, si ritiene autosufficiente: un atto di superbia politica che l’Italia intera rischia di pagare a caro prezzo”.

Proteste anche da Fdl

“Abbiamo riproposto le richieste di migliaia di italiani che si sono rivolti a noi per denunciare le incredibili mancanze del dl: su prima casa, bonus famiglia, mutui, tutele lavorative, lavoratori autonomi e si potrebbe proseguire a lungo – ha sostenuto il deputato Galeazzo Bignami -. Non abbiamo fatto proclami o ceduto allo scontro. Tutto inutile. La scelta del governo di mettere la fiducia è una scelta divisiva che dimostra come Conte, chiuso in una superba autoreferenzialità, rinneghi quell’apertura e confronto più volte promesso agli italiani”.

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