SABATO 25 MAGGIO 2019, 00:01, IN TERRIS

"Il caso Sindone non è affatto chiuso"

Nell'anniversario della prima foto scattata al celebre lenzuolo, intervista al sindonologo Bruno Barberis

SIMONA STILLITANO
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La deposizione di Cristo
La deposizione di Cristo
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niziai a studiare la Sindone quasi per caso. Nel 1977, dopo essermi laureato in Matematica all’Università di Torino, vinsi una borsa di studio del Cnr presso l’Istituto di Fisica Matematica. Frequentando l’istituto conobbi un professore – allora Presidente del Centro Internazionale di Sindonologia – che iniziò a parlarmi e a prestarmi libri che parlavano della Sindone, di cui io conoscevo a malapena l’esistenza. Mai avrei pensato che dieci anni dopo sarei diventato il suo successore". Così il prof. Bruno Barberis, sindonologo, intervistato da In Terris in occasione dell'anniversario della prima foto scattata al celebre lenzuolo, il 25 maggio 1898. L'istantanea segnò anche l’inizio della “storia scientifica” della Sindone, a cui il prof. Barberis ha dato un contributo. 

Professore, quale fu il primo studio di cui si occupò?
"Fu il confronto delle descrizioni della passione, morte e sepoltura di Gesù redatte dai quattro evangelisti con le caratteristiche della doppia impronta della Sindone. È evidente che si nota una notevole coincidenza di molti particolari, che giustifica la tradizione secolare che ha da sempre identificato la Sindone di Torino con il lenzuolo funebre in cui fu avvolto il corpo di Gesù dopo la sua morte".

Ma tali coincidenze sono sufficienti per giungere con certezza all’identificazione dell’Uomo della Sindone con Gesù?
"All’inizio dello scorso secolo alcuni studiosi francesi pensarono di utilizzare il calcolo delle probabilità per dimostrare tale identificazione. Mi occupai di rivedere e perfezionare tali studi. Ottenni che su 20 miliardi di crocifissi ce ne possa essere stato solo uno in possesso di caratteristiche comuni sia all’uomo della Sindone sia a Gesù. Poiché è evidente che nella storia non ci siano stati venti miliardi di crocifissi, il calcolo permette di concludere che la possibilità che l’uomo della Sindone sia proprio Gesù di Nazareth è altissima”.

Considerando l’evoluzione esponenziale degli strumenti tecnologici, secondo lei, tra quanti anni la scienza potrebbe dimostrare con certezza che l’Uomo della Sindone sia Gesù di Nazareth?
“Ritengo che una ‘dimostrazione scientifica assolutamente certa’ che l’Uomo della Sindone sia Gesù di Nazareth non vi sarà mai, anzi non potrà mai esservi. Purtroppo, non sempre è possibile pervenire a risultati definitivi e universalmente condivisi anche perché spesso i risultati raggiunti sono frutto dell’utilizzo di tecnologie e di conoscenze che possono essere implementate e approfondite nel futuro o addirittura sostituite da nuovi metodi, da nuove apparecchiature, da nuove conoscenze. Ritengo che oggi, in base ai dati e alle conoscenze certe che abbiamo sulla Sindone, si possa affermare che le probabilità che la Sindone sia il lenzuolo funebre di Gesù sono molto alte. In base a nuove indagini e a nuovi dati, tali probabilità potranno aumentare o diminuire ma non potranno mai raggiungere il 100%. Naturalmente ciò non vale solo per lo studio della Sindone ma per quello di qualunque altro oggetto o fenomeno naturale”.

Quali sono le linee guida del protocollo scientifico per la ricerca sul sacro telo?
“Oggi, dopo più di un secolo di studi e di ricerche scientifiche, non si è riusciti ancora a capire come si sia formata l’immagine corporea sul lenzuolo: tutte le teorie proposte fino ad oggi sono sempre risultate carenti o perché non sono state corredate da verifiche sperimentali serie o perché tali verifiche hanno evidenziato sulle immagini ottenute caratteristiche fisico-chimiche molto diverse da quelle possedute dall’immagine sindonica o al più solo parzialmente simili; il processo che ha causato la formazione dell’immagine sindonica rimane pertanto ancora non noto e per giungere alla sua identificazione saranno necessari ulteriori studi sia teorici sia sperimentali. Sarebbe auspicabile una nuova campagna di studi diretti sul telo che dovrebbe avere lo scopo di raccogliere il maggior numero di dati in modo da costituire una mappa completa delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dell’intera Sindone, da mettere a disposizione degli studiosi in modo che possano lavorare e confrontarsi su dati certi ed attendibili. Per far ciò sarebbe necessario organizzare un complesso programma di analisi con l’uso di attrezzature moderne e sofisticate: un vero e proprio ‘laboratorio per la Sindone’”.

Attualmente nella teca in cui è conservata la Sindone c’è un gas nobile, l’argon; da quanto dura questo sistema conservativo?
“Nel 1992 una commissione internazionale di scienziati venne incaricata di studiare un nuovo e più moderno metodo di conservazione della Sindone. Dopo alcuni anni di studio e di verifiche, furono progettate due nuove teche: una, di massima sicurezza, per le ostensioni pubbliche e una, più leggera, per la conservazione ordinaria. In quest’ultima la Sindone è sistemata orizzontalmente, completamente distesa, immersa in argon, un gas inerte, protetta dalla luce e mantenuta in condizioni climatiche (temperatura, umidità, pressione) costanti, tenute sotto controllo da un sistema di monitoraggio computerizzato. La conservazione in un gas inerte come l’argon è indispensabile per impedire lo sviluppo di batteri e per interrompere il progressivo ingiallimento del tessuto (provocato dal naturale processo di ossidazione dovuto all’ossigeno dell’atmosfera) che è responsabile della progressiva riduzione di visibilità dell’immagine. Le due nuove teche hanno la forma di un parallelepipedo, le cui superfici laterali ed inferiore sono realizzate in una lega metallica e la cui superficie superiore è fatta di vetro a prova di proiettile”.

La radice giudaica per noi cristiani è importante. Nel suo gruppo di ricerca ha colleghi ebrei?
"Ne ho conosciuti molto bene due, purtroppo entrambi deceduti. Il Professor Alan Adler, professore di Chimica alla West Connecticut State University negli Stati Uniti, specialista in chimica del sangue. Il Professor Avinaom   Danin, professore di Botanica alla Hebrew University di Gerusalemme in Israele, specialista della flora di Israele, Giordania e Sinai. Erano due scienziati di alto profilo nei loro settori specifici di competenza. Hanno studiato seriamente la Sindone per molti anni, senza essere, ovviamente, ispirati da motivazioni religiose. I loro studi li hanno condotti a ritenere che la Sindone sia realmente il lenzuolo funebre di Cristo, come affermato negli articoli e libri da loro pubblicati”.

Durante i suoi interventi di divulgazione, lei definisce la Sindone “strumento ecumenico”. Perché?
“Non ho dubbi sul fatto che ogni pellegrino che nelle recenti ostensioni è sfilato di fronte alla Sindone è tornato a casa spiritualmente più ricco e più maturo e difficilmente dimenticherà quell’immagine inquietante che parla in modo così eloquente agli uomini di ogni epoca, cultura e religione. Ecco perché sono perfettamente d’accordo con Mechthild Flury Lemberg, l’esperta svizzera di tessuti antichi di confessione luterana che nel 2002 ha cucito la Sindone sul suo nuovo supporto, che in un’intervista ha definito l’immagine sindonica ‘un prezioso strumento che può favorire il dialogo ecumenico’, anzi, non solo ecumenico, ma interreligioso. Nel prossimo mese di agosto, per il terzo anno consecutivo, sarò a Londra a parlare della Sindone al convegno annuale    della comunità islamica Ahmadiyya che ogni anno raduna circa 30-40.000 musulmani di origine indo-pakistana provenienti da tutto il mondo. Questo interesse non deve stupirci: penso che provenga dal fatto che la Sindone è un oggetto unico ed affascinante e che inoltre per l’Islam Cristo è un grande profeta ed è citato più volte nel Corano. La Sindone c’è, è lì, di fronte a tutti gli uomini, senza alcuna eccezione; può coinvolgere e parlare a qualsiasi essere umano. A noi il compito di non sprecare il suo preziosissimo messaggio, prodigandoci per fare in modo che tutti gli uomini possano vederla, conoscerla a fondo e lasciarsi illuminare dal suo profondo messaggio”.

Lei è stato invitato dall’I.C. “De Amicis- Bolani” di Reggio Calabria recentemente e ha parlato a 700 alunni. Perché è importante spiegare anche ai bambini, questo “caso” che è complesso già per gli adulti?
​​​​​​“Nel 2001 il Centro Internazionale di Sindonologia ha lanciato un progetto formativo interdisciplinare sulla Sindone destinato a tutte le scuole di ogni ordine e grado della Provincia di Torino (successivamente esteso all’intero Piemonte e anche ad altre regioni italiane), con l’obiettivo di consentire agli studenti di conoscere la Sindone sotto i suoi vari aspetti: storico, scientifico, iconografico, biblico, culturale, ecc. Il titolo del progetto (La Sindone: gli studi e le ricerche per cercare di comprenderne il mistero) illustra esplicitamente lo scopo dell’iniziativa che è quello di far prendere coscienza ai ragazzi dell’importanza della Sindone suscitando la loro curiosità ed il loro interesse da un triplice punto di vista. Dal punto di vista della ricerca scientifica, con particolare sottolineatura della sua interdisciplinarietà, in quanto la Sindone si presta molto bene a favorire la riflessione su tale aspetto poiché gli studi e le ricerche su di essa si avvalgono del contributo delle scienze più diverse: esegesi biblica, storia, storia dell’arte, archeologia, medicina, fisica, chimica, informatica, biologia, ecc. Dal punto di vista della riflessione di fede, facendo fare ai ragazzi un percorso di rilettura attenta e comparata dei racconti evangelici della passione e della resurrezione che quasi sempre conduce a riflessioni (a volte anche molto profonde) sui temi fondamentali della vita cristiana. Dal punto di vista della riflessione sul significato di dis-valore che la nostra civiltà attribuisce al dolore, alla sofferenza e alla morte con l’aiuto della lettura della Sindone. È interessante notare che in quasi tutte le classi partecipano agli incontri anche gli alunni che non frequentano l’insegnamento della religione cattolica, segno evidente dell’universalità del suo messaggio, indipendentemente dalle scelte di fede dall’appartenenza a religioni diverse da quella cristiana o a confessioni religiose diverse da quella cattolica”.

L’Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, suggerisce due criteri per lo studio della reliquia: “scientificità” e “neutralità”. Lei è un grande matematico, ma anche uomo di fede. Quale messaggio trasmette la Sindone?
“La lettura, lo studio e la meditazione sull’immagine visibile sulla Sindone di Torino conducono sostanzialmente a due livelli di riflessione. Da un lato lo studio dell’immagine presenta un altissimo interesse dal punto di vista scientifico. Soprattutto in questi ultimi 40 anni gli scienziati hanno cercato di comprenderne a fondo le caratteristiche e l’origine, avviando studi nei più disparati settori della scienza: fisica, chimica, biologia, informatica, medicina legale, statistica, ecc. In questi anni la Sindone è stata pertanto al centro di un ampio, articolato e acceso dibattito scientifico a livello multidisciplinare. D’altra parte la tradizione ha sempre identificato la Sindone con il lenzuolo funebre di Gesù di Nazareth e in tempi più recenti tale identificazione si è avvalsa dei moderni studi esegetici, con risultati rilevanti. Sovente in questi ultimi anni le due modalità di approccio alla   Sindone sono state contrapposte, come se l’una escludesse necessariamente l’altra, in quanto incompatibili tra di loro. Si è sviluppato così un dibattito notevolmente animato, forse come non mai in passato, favorito sia dai moderni mezzi di comunicazione sia dal grande interesse suscitato a livello mondiale dalle ultime ostensioni. Porre in antitesi l’approccio scientifico a quello religioso non ha senso, anzi è assai pericoloso perché da un lato, si rischia di ridurre la Sindone ad un 'oggetto morto', ad un’immagine che ha significato solo in sé e per sé e che non interpella affatto la nostra vita, dall’altro di trasformare la Sindone in una specie di idolo asservito a tesi aprioristiche e strumentali. E’ importante ricordare, a scanso di equivoci, che la fede cristiana non si fonda né si fonderà mai sulla Sindone. Più volte mi sono sentito chiedere da giornalisti e intervistatori che cosa ne sarebbe stato della mia fede nel caso in cui venisse dimostrata la non autenticità della Sindone e ovviamente ho sempre risposto che non sarebbe cambiato assolutamente nulla. La fede cristiana si basa su ben altri presupposti, ma la Sindone può esserne un valido supporto se vista come un prezioso strumento che, mediante il linguaggio dell’immagine, contribuisce alla riflessione sul pilastro portante della fede: la passione, morte e risurrezione di Cristo”.

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