Una scuola che sia scuola di avvenire

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Oramai sono lustri e lustri che in Italia non collimano proprio le esigenze di avere posti di lavoro, quanti ne servono per colmare la voragine di disoccupati, e nel contempo di trovare adeguate professionalità in grado di soddisfare le imprese. Infatti la contraddizione è molto grande tra la presenza contemporanea di un numero sterminato di disoccupati e l'insufficienza di professionalità. Con la rivoluzione tecnologica e digitale, si richiedono professionalità specifiche che, a ragione della velocità dei cambiamenti e per un sistema di istruzione fermo su se stesso, continuerà ancora per molto tempo a subire la grave contraddizione. Prendiamo ad esempio quello che succedeva 40-50 anni fa; periodo storico pur interessato da importanti cambiamenti e tuttavia capaci di essere assorbiti dal sistema di istruzione e formazione. L’istruzione disponeva di una didattica adeguata a quei tempi, e di attrezzature in grado di renderla efficace. Insomma, quando si assumeva un neo-ragioniere, un neo-perito elettrotecnico o meccanico, il giovane assunto dal primo giorno era già in grado di manovrare il tornio, di tenere contabilità in partita doppia, di far funzionare un quadro elettrico. Era assolutamente agevole spostarsi dal tornio della scuola a quello della azienda; ma ora non è più così, giacché le attrezzature di cui dispongono gli istituti scolastici ( quando ne dispongono ) sono obsolete rispetto a quelle in funzione nella produzione. Ecco perché non sono più accettabili le condizioni della scuola: penalizzanti per gli studenti, mortificanti per gli insegnanti, disastrosi per il nostro sistema produttivo. Se i governanti locali e nazionali dedicassero meno discussioni su cose futili, e di dedicassero con idee e risorse finanziarie a favore dell’istruzione e formazione, la nostra condizione economica e sociale cambierebbe radicalmente.

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