Il diavolo non è biodegradabile

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Mi sono chiesto più di una volta chi fosse il diavolo. Questa presenza ingombrante ed inquietante nella vita di ciascuno. Del demonio si parla poco; nell’immaginario della maggior parte delle persone, appartiene a miti e leggende, al pari dei vampiri, delle sirene, dei maghi. Per i Cristiani praticanti, una figura temibile, da rifuggire, nemico della fede, ma dai contorni poco definiti. Poi ci sono i satanisti, che lo sostituiscono a Dio, con riti oscuri e orripilanti. Ma io sono arrivato ad una considerazione, che identifica satana soprattutto con il male che ciascuno di noi fa, che va a  sommarsi ed alimentare altro male.

Penso che tutte le cattive azioni e le conseguenze di esse, sono in continuo movimento, e si alimentano a vicenda. Cioè il male, spinge al male, in un vortice inesauribile di chi lo subisce e che nel contempo lo provoca, con una portata devastante per l'uomo. Guerre, omicidi, suicidi, furti, rapine, violenze varie, calunnie, adulteri ed ancora tanti altri peccati, creano così tanta sofferenza, rabbia umana, ed escalation di efferatezze, da ricadere ed influenzare costantemente e negativamente nel comportamento delle persone, nella relazione con i propri simili. Dunque le tossine dei comportamenti negativi, una volta immessi nel circuito vitale del corpo comunitario, difficilmente potranno essere fermate e smaltite. Possiamo dire che che sono scorie non biodegradabili che rimangono in vita infettando il mondo.

Il demonio, allora, assume la sua dimensione di realtà malefica, attraverso le azioni bestiali umane, pur se da esso stimolate, approfittando del dono del libero arbitrio che Dio ha donato agli uomini. Penso che l’insistente e rivoluzionaria richiesta del Nuovo Testamento, di amare incondizionatamente il prossimo, ed anche i nostri nemici, riguardi la richiesta di arginare il male che pervasivamente ci imprigiona in una morsa senza scampo. E' l’amore a tutti i costi, l’unico rimedio al propagarsi del male. Il senso dell’ammaestramento rivolto a noi da Gesù, di offrire l’altra guancia a chi ci colpisce, ha questo significato. Può sembrare una richiesta che prescinde dalla logica umana, ma vista nella prospettiva di non concorrere a propagare l’infezione maligna, risulta l’esatto contrario. D’altronde questa è la forza del cristianesimo: la redenzione umana, fondata sul cambiamento profondo dei nostri comportamenti verso i nostri simili; fare ad altri, quello che vorremmo che si facesse a noi stessi.

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