Minaccia-Teheran: sos nucleare iraniano. La situazione

L'Iran cambierà la sua politica nucleare, che impone un uso esclusivamente civile, se ci saranno minacce alla sua esistenza

Teheran
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Minaccia nucleare-Teheran. L’Iran cambierà la sua politica nucleare, che impone un uso esclusivamente civile, se ci saranno minacce alla sua esistenza. E’ l’avvertimento lanciato da Kamal Kharrazi, consigliere del leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. “Non abbiamo deciso di produrre una bomba nucleare, ma se l’esistenza dell’Iran sarà minacciata cambieremo la nostra dottrina nucleare“, ha affermato. Aggiungendo che “se il regime sionista osa danneggiare gli impianti nucleari dell’Iran, il nostro livello di deterrenza sarà diverso”. Inoltre il comune della capitale iraniana Teheran ha eretto un nuovo gigantesco murale in piazza Palestina, nel centro della città che paragona il premier israeliano Benyamin Netanyahu ad Adolf Hitler. L’immagine di Netanyahu, con i baffi di Hitler, lo ritrae immerso in un mare di sangue, con la scritta in farsi e in ebraico “l’assassino di oltre 35.000 persone a Gaza”. “La Repubblica islamica dell’Iran continua con i suoi sforzi per creare stabilità e sicurezza nella regione, soprattutto per porre fine ai crimini del regime di Israele nella guerra a Gaza“, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian in una telefonata con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Durante il colloquio, Amirabdollahian ha espresso apprezzamento a Guterres per “gli sforzi per porre fine alla guerra e al genocidio del regime di Israele a Gaza”, riferisce il governo di Teheran.
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Addebiti

Intanto tornano ad accendersi i riflettori su Robert Malley, inviato dell’Amministrazione Biden per l’Iran che l’anno scorso comunicava di essere in congedo per una “revisione” del suo nulla osta sulla sicurezza. L’Fbi indaga per capire se Malley, che aveva già lavorato con Bill Clinton e Barack Obama, abbia trasferito documenti riservati sulla sua email personale da cui potrebbero essere finiti nelle mani di un “attore straniero”, secondo fonti e un documento dei repubblicani citati da Politico. Si torna sulla missiva indirizzata questa settimana al segretario di Stato Usa Antony Blinken, di cui aveva già riferito il Washington Post, e su un caso che va avanti dall’anno scorso. Si cerca di stabilire se siano stati commessi reati, dicono le fonti di Politico, ma – si legge – non è ancora chiaro se il Dipartimento di Giustizia presenterà delle accuse contro Malley né quale possa eventualmente essere la portata degli addebiti.
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Enigma Teheran

Potrebbe fare la differenza, evidenzia Politico, se Malley, che ha negato qualsiasi illecito e che non parla del caso, abbia agito deliberatamente o per errore, qualora venisse accertato un comportamento inappropriato. L’Fbi si è limitata a rispondere di “non poter confermare né smentire che sono in corso indagini specifiche”. Nessuna risposta a richieste di commento da parte del Dipartimento della Giustizia. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha confermato che Malley è ancora in congedo. “Siamo stati e continueremo a essere in contatto frequente con il Congresso riguardo le questioni relative all’Iran”, ha aggiunto. Il repubblicano Michael McCaul, presidente della commissione Esteri della Camera, e il senatore repubblicano Jim Risch hanno scritto in settimana a Blinken per chiedere più informazioni sul caso Malley, affermando di “capire” che Malley “avrebbe trasferito documenti riservati sul suo account personale di posta elettronica e scaricato questi documenti sul suo telefono cellulare personale”. “Non è chiaro – scrivono nella missiva con 19 domande per Blinken – a chi intendesse fornire questi documenti. Na si ritiene che un attore ostile sia stato in grado di accedere alla sua mail e/o al suo telefono e di ottenere le informazioni scaricate”. Per il segretario di Stato c’è anche la richiesta di informazioni sullo stato delle indagini dell’Fbi e se Blinken o altri funzionari di alto livello dell’amministrazione Biden abbiano svolto un “qualsiasi ruolo per sostenere o meno accuse penali”.
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Ruolo degli Usa

Le fonti di Politico confermano indagini su accuse che includono la trasmissione di informazioni riservate da parte di Malley alla sua email personale e per capire se abbia fornito informazioni riservate a funzionari stranieri, intenzionalmente o meno. Non è chiaro se si tratti di iraniani. Ma dopo le notizie su Malley pubblicate dal Teheran Times, l’Iran – scrive Politico – potrebbe aver fatto di Malley un obiettivo dei suoi hacker. Il Washington Post ha scritto che sulla fuga di notizie indaga l’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento di Stato. Malley, nominato da Biden nel 2021, è stato tra i diplomatici che avevano negoziato l’accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015, da cui tre anni dopo si era ritirato Donald Trump. Politico sottolinea come in qualità di inviato per l’Iran dell’Amministrazione Biden, l’incarico di Malley comprendesse anche il lavoro nel tentativo di rilanciare quell’intesa. E come i falchi, molti dei lo considerano troppo ‘morbido’ nei confronti della Repubblica Islamica, abbiano usato l’indagine per attaccare le politiche di Biden sull’Iran.
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Energia atomica

“L’Iran e l’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) non dovrebbero permettere che le misure ostili contro le attività nucleari del Paese colpiscano le interazioni tra le due parti”, ha dichiarato il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami. Sottolineando che “misure del genere principalmente provengono dal regime sionista e quindi l’agenzia non dovrebbe fare affidamento sulle posizioni dei sionisti, la cui natura è stata rivelata al mondo”. Eslami si è espresso in questi termini durante una conferenza stampa congiunta con il direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, in visita in Iran. “Abbiamo tenuto colloqui costruttivi e lungimiranti durante la visita del capo dell’Aiea”, ha detto Eslami, come riferisce Irna. Secondo il contatore Geiger del think tank statunitense Institute for Science and International security, da maggio 2023 la minaccia rappresentata dal programma nucleare iraniano è aumentata per la prima volta al livello di “Pericolo estremo”. Teheran è in grado di produrre uranio arricchito di grado militare sufficiente per un’arma nucleare in una settimana, utilizzando solo una frazione dell’uranio arricchito al 60%. “La situazione instabile della regione offre all’Iran un’opportunità unica e una giustificazione interna amplificata per la costruzione di armi nucleari. Mentre le risorse di Stati Uniti e Israele per individuare e dissuadere l’Iran dal riuscirci sono ridotte all’osso”, scrive il think tank sul suo sito.
Pericolo nucleare. Foto di Dasha Urvachova su Unsplash

Livello di rischio

“I conflitti in corso stanno portando a trascurare la minaccia nucleare iraniana in un momento in cui le capacità dell’Iran di costruire armi nucleari non sono mai state così grandi. La minaccia è stata in parte alimentata dagli attacchi terroristici di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023, dalla successiva invasione di Gaza e dagli attacchi effettuati da gruppi sostenuti dall’Iran. Tra cui la Jihad islamica palestinese, Hezbollah e Ansar Allah (Houthi)”.  Gli analisti dell’Institute for Science and International security scrivono che “questi cambiamenti gravi e preoccupanti hanno portato l’Istituto ad aumentare il punteggio di minaccia totale a 151 su 180, rispetto a 140 nel maggio 2023, valutato come Pericolo estremo: è la prima volta che il contatore ha raggiunto questo livello”.