Sollevazione contro lo spot blasfemo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:45

Per quanto il processo di secolarizzazione abbia compiuto balzi in avanti nel corso degli ultimi decenni, l’Italia resta un Paese che conserva un minimo di riguardo nei confronti del suo patrimonio religioso cristiano. E così non poteva passare sotto silenzio lo spot messo a punto da un gruppo di studenti dell’Istituto “Giorgi-Woolf” di Roma, nell’ambito di un concorso per i licei artistici lanciato dalla Società Medica Italiana per la Contraccezione in collaborazione con l’Associazione Culturale LaScelta. La pubblicità ideata dai giovani è una rivisitazione di un celebre dipinto del Botticelli con l’Arcangelo che, anziché portare l’Annuncio, porge a Maria una confezione di Ellaone, la pillola dei “cinque giorni dopo”. In basso, si legge l’invito che avrebbe il proposito di fare umorismo: “Usala, fa miracoli”. La giuria ha premiato quest’opera assegnando un premio di mille euro ad ogni partecipante, con metà della cifra da investire in formazione.

“Intervenga la Federazione dei medici”

C’è però un’altra “giuria”, quella dell’opinione pubblica, dell’associazionismo di genitori ed educatori e di una larga fetta del mondo medico, che disapprova l’iniziativa. I commenti critici nei confronti di un siffatto spot non si sono fatti attendere: sui social è stato un profluvio di riprensioni ed indignazione. In tanti hanno ritenuto inopportuno che venisse promossa una pillola considerata abortiva, per giunta utilizzando un’immagine sacra quale veicolo. Sulla questione è intervenuto parlando ad In Terris anche Stefano Ojetti, vicepresidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci). “Pur non entrando nel merito – afferma – va qui innanzitutto ricordato che numerosi studi scientifici definiscono la ‘cosidetta pillola del giorno dopo’ non solamente anticoncezionale ma, in tutti quei casi in cui è già venuta la fecondazione, ‘abortiva’”. Il medico cattolico ricorda che, all'inizio della vendita del prodotto, era lo stesso bugiardino contenuto nella scatola ad affermare che il farmaco “ha lo scopo di prevenire la gravidanza bloccando la gravidanza o impedendo l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato.…“. Ma – aggiunge Ojetti – “successivamente questo passaggio è stato modificato dall'Aifa”. Il vicepresidente dei medici cattolici si chiede come mai la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), così come il mondo accademico “non abbiano preso le distanze da tale iniziativa e non abbiano conseguentemente rivolto una nota di non condivisione nei confronti di questa Società Medica Italiana per la Contraccezione, che può operare e portare avanti tutte le campagne anticoncezionali che ritiene più opportune, ma che non ha certamente il diritto di offendere il miliardo e mezzo di cattolici che credono fervidamente nell’Annunciazione del Cristo e nella sua Passione”.

Don Buonaiuto: “Spiegare cos'è davvero l'aborto”

Punto di vista di un cattolico è quello espresso dal direttore di In Terris e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Aldo Buonaiuto, che afferma: “E' osceno, certe opere offendono la sensibilità di milioni di credenti ed anche il nostro inestimabile patrimonio artistico. Anziché offendere con la blasfemia, sarebbe opportuno che nelle scuole italiane, al di là di come la si pensi e oltre l’appartenenza religiosa, sia fatta un'opera di sensibilizzazione e verità su cosa è l'aborto e le sue conseguenze, sulle ferite psicologiche e fisiche che arreca alle donne, spesso vittime di una pratica che accettano loro malgrado e per difficoltà economiche. Come persone civili non possiamo restare indifferenti dinnanzi a un simile scempio”.

La petizione al Miur

E non vuole restare indifferente l’Associazione Non si Tocca la Famiglia, che ha lanciato una petizione da inviare al Ministero dell’Istruzione. Contattata da In Terris, la presidente Giusy D’Amico invita genitori ed insegnanti a lanciare un messaggio “forte e chiaro” contro quella che chiama “deriva culturale”. Nel testo della campagna si legge: “Troviamo atto di vilipendio alla religione cattolica oltraggiare immagini di altissimo valore artistico e religioso per veicolare tra i giovani messaggi fuori regola ad esempio sulla normativa relativa ai farmaci etici”. Ed ancora: “Lo segnaliamo anche per chiedervi di verificare se il progetto aveva ottenuto il consenso dei genitori. Riteniamo cosa grave che si taccia a livello pubblico sul piano culturale rispetto ad un messaggio altamente strumentale e lontano dal vero sentire dei giovani riguardo il loro corpo e la loro sessualità”. Chi aderisce alla petizione del manifesto, dunque, auspica “immediato intervento del Miur e di tutte le iniziative dettate dal caso”.

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