“Papa Francesco, mi aiuti a riabbracciare Arianna”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30

Caro papa Francesco, mi chiamo Ginevra Amerighi, ho 46 anni, sono un’insegnante di scuola elementare che vive sull'isola di Lipari dove insegno ai bambini dell'isola. Sono la mamma della piccola Arianna, una bambina di 10 anni che non vedo da nove anni. Nove lunghi anni di dolore, di strazio, di sofferenza inumana e di silenzio. In nove anni, infatti, non ho potuto mai vederla nemmeno una volta, nemmeno in fotografia, non le posso nemmeno telefonare perché me lo vieta una sentenza del Tribunale dei minori di Roma. Nonostante abbia due lauree di cui una in pedagogia – scrive la maestra in una lettera al Pontefice, resa nota dall’Adnkronos – non sarei idonea, secondo la perizia di una psichiatra che mi attribuisce tratti di personalità istrionica, a fare la mamma. Per questo mi hanno tolto la potestà genitoriale, mi hanno persino vietato di vedere mia figlia, che vive con il padre, dalla tenerissima età di 18 mesi, a Roma nonostante egli sia stato condannato per percosse sulla mia persona quando Arianna era piccola e la allattavo”.

Otto assistenti sociali

Disperata richiesta di aiuto al Papa da parte di una maestra, mamma di una bimba di dieci anni che non vede più da nove anni, da quando aveva appena 18 mesi. Da allora buio totale, nessuno le dà una risposta. Non può nemmeno sentirla a distanza al telefono. Una perizia, riferisce l’Adnkronos, sostiene che non può fare la madre in quanto presenterebbe tratti di personalità istrionica. “Papa Francesco, sono una maestra, mamma di una bimba di dieci anni che non vedo da nove. Nove lunghi anni di dolore, di strazio, di sofferenza inumana e di silenzio. In nove anni non ho potuto mai vederla nemmeno una volta, nemmeno in fotografia, non le posso nemmeno telefonare perché me lo vieta una sentenza del Tribunale dei minori di Roma”. Inizia così la lettera piena di sofferenza al Papa dell'insegnante che chiede disperatamente: “Santità la prego, mi aiuti“.  Scrive ancora Ginevra al Papa : “La mia unica colpa è di averlo denunciato per le violenze, senza sapere che anche le sue due mogli precedenti lo avevano denunciato. Arianna è la figlia di un uomo ricchissimo e violento. Dopo l’ennesimo episodio di botte in presenza della bambina che aveva solo 40 giorni, ho chiesto aiuto alla polizia e ho cercato riparo per me e la piccola presso l’abitazione dei miei genitori. Così lui ha cominciato ad organizzarsi per togliermi la bambina. Da allora la mia vita è diventata un inferno. Visto che non eravamo sposati è intervenuto il tribunale per i minori di Roma. Da qui è iniziato un percorso kafkiano pieno di lacune e di strane anomalie. Il 23 marzo 2011, due mesi prima che avesse termine la perizia disposta dal giudice, inaspettatamente, senza che ci sia mai stata udienza, senza alcun motivo, con una crudeltà inaudita, senza che neanche il provvedimento fosse stato firmato dal pubblico ministero, arrivano a casa dei miei genitori in 14 (quattordici) tra polizia carabinieri, autoambulanze e 8 assistenti sociali. E' in quel modo che mi viene strappata Arianna per affidarla al padre violento”.

Istanze senza risposte

Racconta Ginevra nella lettera al Papa: “La perizia su di me (che si sarebbe conclusa solo in seguito) mi accusa di avere tratti istrionici di personalità. Da quel momento la potestà genitoriale mi viene sospesa e mi viene vietato ogni contatto con la bambina. Mi chiedo cosa ho fatto di male? Gli assistenti sociali dopo i primi tre mesi dalla sottrazione della mia piccola Arianna smettono di monitorare la situazione perché non ricevono ordine dal giudice. Nessuno sa più nulla di mia figlia, al tribunale il mio avvocato continua a mandare istanze che rimangono tutte senza risposta. Da allora cala il silenzio e io non ho più alcun contatto con mia figlia. L'unica cosa che mi resta è pregare Dio, cercare aiuto in chi può farlo e aspettare che Arianna compia 18 anni. Vedrà che ha una mamma che la ama più della sua vita e non ha mai smesso di lottare per riabbracciarla”.

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