Mercimonio coatto, l’emergenza negata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:23

Come spesso accade nelle emergenze sociali, sono i numeri, nella loro fredda oggettività, a squarciare il velo di ipocrisia, complicità e malafede che avvolge una piaga vergognosa come la tratta delle schiave del sessoQuattro miliardi di euro è il  fatturato annuo del mercato del sesso (+ 28% negli ultimi 10 anni e 120 mila sono gli operatori del sesso in Italia (+ 30% negli ultimi 10 anni). 3,5 milioni sono i clienti e la spesa media dei clienti abituali è di 120 euro al mese.

La necessità di un’inversione di rotta

Di fronte ad una piaga sociale di questa gravità e profondità, don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, chiede di invertire la rotta legislativa, sanzionando la domanda di prostituzione come “un atto di giustizia nei confronti delle vittime della tratta, un grido di aiuto per chiunque possa liberarle dal loro asservimento”.  Don Aldo Buonaiuto ha pubblicato per Rubbettino “Donne crocifisse”, un libro di inchiesta e di denuncia dalle strade infernali della prostituzione coatta con la prefazione di papa Francesco. Un intenso e drammatico viaggio composto da due parti: l’inquadramento teorico del fenomeno-prostituzione, ripercorso non in termini astratti ma di esperienza concreta sul campo, e le testimonianze delle donne crocifisse in rappresentanza delle migliaia soccorse in tutti questi anni dalla Comunità Giovanni XXIII. “In ogni pagina ci sono le lacrime e la condivisione che hanno accompagnato il sentiero percorso al fianco delle vittime della tratta- spiega il sacerdote di frontiera e direttore del quotidiano digitale In Terris, che lunedì a Osimo, in provincia di Ancona, sarà premiato all’ottavo Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche per l’informazione a carattere sociale-. Mai mi sono sentito solo nella missione, anche nei momenti più duri mi sono sentito come un nano salito sulle spalle di un gigante, sempre all’interno di un carisma, quello di don Oreste Benzi che contraddistingue l’apostolato della misericordia. In ogni passaggio fondamentale lui c’è sempre, anche oggi che ci protegge dall’alto”.

La gravità del fenomeno  

Il business del sesso a pagamento ha malefiche ramificazioni ovunque. Il costo medio delle prestazioni di una escort di lusso è di 500 euro, quello delle prestazioni rapide consumate in strada di 30 euro. Il 60% della prostituzione avviene in strada. Il 40% in appartamenti, night, centri massaggi e altre strutture non all’ aperto. Il 37% delle prostitute sono minorenni. Il 60% delle prostitute sono straniere (Romania, Nigeria, Bulgaria, Ucraina, Cina etc.).  Il 20% della prostituzione avviene attraverso la Rete. 25 mila sono le vittime della tratta sono state liberate in Italia. Delle 1200 ex prostitute che vivono sotto protezione il 59,4% provengono dalla Nigeria, il 7% dalla Romania, il 5,3% dal Marocco. Per loro vengono stanziati 22,5 milioni di euro all'anno con 21 progetti. Su 140 mila detenuti in Italia, 290 sono quelli condannati per istigazione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione. Dal 2016 le nigeriane sbarcate in Italia sono aumentate dell’80%. 9 su 10 sono potenziali vittime di tratta a scopo sessuale. “Liberare dalla prostituzione coatta le schiave del racket è ormai diventato per la Comunità Papa Giovanni XXIII un impegno costitutivo”, sostiene Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Giovanni XXIII-. Il nostro fondatore don Oreste Benzi, infatti, ci ha trasmesso il carisma della condivisione diretta, dell’accoglienza della vita, prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è più debole, emarginata, minacciata e bisognosa dell’essenziale”. 

Sulle orme di don Benzi

Per un’intuizione profetica già don Oreste dai primi anni ‘90 scendeva in strada. Chiedeva a queste giovani donne non: “quanto vuoi?”, ma: “quanto soffri?”. Non sempre il suo apostolato era compreso ma lui restava fermamente convinto che ciò si consumava sulle strade del meretricio fosse “l’ingiustizia più antica e odiosa del mondo”, perché, come amava ripetere: “nessuna donna nasce prostituta ma c'è sempre qualcuno che ce la fa diventare”. La soluzione alla prostituzione coatta non è quindi legalizzare un’ingiustizia. Don Oreste ci ha indicato da subito il corresponsabile, chi permette questa orrenda schiavitù: il cliente. Ecco perché l’Associazione ha dato vita ad una petizione “questoèilmiocorpo.org” affinché l’Italia segua le orme del modello nordico il quale disincentiva la domanda per abbattere l’offerta di questo turpe mercato. Tale proposta ha quindi l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno, sanzionare i clienti delle persone costrette a prostituirsi.

Indifferenza e liberazione

“La Comunità Papa Giovanni XXIII in diversi decenni di attività ha liberato dalla strada e accolto oltre migliaia di ragazze vittime del racket della prostituzione- evidenzia Ramonda- Ogni settimana siamo presenti con le nostre unità di strada e molti volontari in tutta Italia (e anche all’estero) per incontrare le schiave da liberare. Le giovanissime ex-schiave della tratta non possono essere soltanto oggetto di assistenza bensì protagoniste di una società che nel conoscerle, può diventare molto più umana. L’impegno nella liberazione delle donne vittime della tratta ci insegna il valore supremo della libertà”. Un appello alla coscienza individuale e collettiva a non cadere nella tentazione dell’indifferenza. Un’esortazione implicita ai legislatori a tutelare la dignità delle donne. “Il problema che la politica ha il dovere di affrontare sono le decine di migliaia di giovanissime donne, costrette a prostituirsi, rese schiave dalla criminalità organizzata e dai clienti che sfruttano la loro condizione di vulnerabilità e che non devono essere né spostate né consolate, ma liberate”, sottolinea Ramonda.

La più antica ingiustizia del mondo

“Regolamentare la prostituzione è la più insopportabile e indegna delle menzogne che l’uomo si racconta da millenni- avverte don Buonaiuto-. Codificare il mercimonio coatto equivale a negarne l’irriducibile iniquità. Se nel più antico testo legislativo dell’umanità (il codice di Hammurabi del 18° secolo avanti Cristo) si è regolamentata la prostituzione, è evidente quanto il fenomeno affondi le proprie malefiche radici nella notte dei tempi”. Nell’Egitto dei faraoni le schiave del sesso erano le prigioniere di guerra e, persino il popolo ebraico, fin dagli albori della sua millenaria storia, affidava ai tribunali la gestione economica e sociale dell’attività delle prostitute. Meretrici, etère, cortigiane attraversano la civiltà greca e latina fino ad arrivare al Medioevo cristiano e musulmano e da lì al Rinascimento e all’età contemporanea, come ricostruisce Vern Leroy Bullough nel suo saggio “Storia della prostituzione”. Dall’età preistorica la sopraffazione dell’uomo sulla donna e meretricio sono inestricabilmente collegati. Gli studi antropologici individuano la divisione forzata tra sessualità maschile e femminile, già prima del passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, avvenuto 10 mila anni fa con l’introduzione dell’agricoltura. “Insomma, più che il mestiere più antico del mondo, la prostituzione si configura come l’ingiustizia più radicata nella storia dell’umanità”, puntualizza don Buonaiuto. 

L'appello alle istituzioni

“A Montecitorio ho ascoltato più volte autorevoli esponenti di Svezia, Norvegia, Francia spiegarci il valore supremo della dignità umana, l’incompatibilità della prostituzione con la libertà della persona e, soprattutto, la violenza che viene sempre espressa quando più uomini, ogni giorno, chiedono sesso a una stessa donna- ricostruisce don Buonaiuto-. E’ stato ricordato il dramma che si consuma sulle nostre strade, un fenomeno attualmente quadruplicato a causa delle organizzazioni criminali che portano le ragazzine nigeriane nella nostra penisola con l’unico obiettivo di ridurle in macchinette per fare soldi veloci da re-investire nella compravendita di droga e armi. Un mercato sciagurato dove il cosiddetto cliente diventa di fatto corresponsabile. Infatti, è la domanda che produce un’offerta così smisurata e quindi, coloro che richiedono persone giovanissime per soddisfare i propri turpi sfoghi, sono complici e benefattori del racket. “Il contrasto a questa piaga deve fondamentalmente partire dal cuore, dalla coscienza di ognuno che, al di là delle logiche di partito o altro, dovrebbe chiedersi: e se un giorno le nostre figlie o nipoti dovessero diventare come le vittime abbandonate e sole di oggi?- sostiene don Buonaiuto- Coloro che vogliono riaprire i bordelli o non conoscono il reale fenomeno della criminalità organizzata oppure sono in malafede. L’unica via per liberare le donne schiavizzate dalla prostituzione è unirsi come un vero popolo che si mette dalla parte di chi è drammaticamente dimenticato.

Due diversi approcci

Esistono due diversi approcci alla prostituzione e allo sfruttamento sessuale e due relativi modelli per affrontare il fenomeno. Il primo modello vede la prostituzione come una violazione dei diritti delle donne e uno strumento per perpetuare la disparità di genere. L'approccio legislativo corrispondente è abolizionista e penalizza le attività connesse alla prostituzione, contemplando talvolta l'acquisto di servizi sessuali, mentre la prostituzione non è illegale di per sé. Il secondo modello teorizza che la prostituzione stimola la parità di genere promuovendo il diritto della donna a controllare che cosa vuole fare del suo corpo. I sostenitori di tale modello affermano che la prostituzione è soltanto un'altra forma di lavoro e che il modo migliore di proteggere le donne nella prostituzione è migliorare le loro “condizioni di lavoro” trasformando la prostituzione in una professione, più precisamente chiamata: “lavoro sessuale”. Ne consegue che nell'ambito di questo modello “regolazionista”, la prostituzione e le relative attività sono legali e regolamentate, e le donne sarebbero libere di scegliere i loro amministratori, noti anche come “protettori”.

L'esempio del Nord Europa

Tuttavia, si potrebbe anche considerare che far diventare la prostituzione e l'intermediazione a essa legata attività normali, o in qualche modo legalizzarle, significherebbe legittimare la schiavitù sessuale e la disparità di genere a discapito delle donne. Nell'Unione europea sono diffusi entrambi i modelli. Fornire prostituzione è legale in vari Stati membri, tra cui: Paesi Bassi, Germania, Austria e Danimarca, mentre le persone che si prostituiscono o alcune delle loro attività (come l'adescamento) sono criminalizzati del tutto o in parte in alcuni Paesi, tra cui: Regno Unito, Francia e Repubblica d'Irlanda.  La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie, come, ad esempio, i conflitti armati. “Malgrado ciò, in oltre un secolo e mezzo di storia unitaria, l’Italia non ha mai avuto una legge che, partendo dall’esperienza di altre legislazioni europee, punisca direttamente il cliente dello sfruttamento sessuale, per togliere così alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno e per combattere lo sfruttamento di persone vulnerabili”, conclude don Buonaiuto.

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