“L'Altra cucina”: dialogo e solidarietà aprono vie di redenzione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:35

E'una cornice che trasuda storia quella di Palzzo Spada, sede del Consiglio di Stato e luogo di approccio a quello che, ormai da sei anni, è un appuntamento tradizionale del tempo di Avvento. Dodici carceri in tutta Italia, pronte a divenire luogo di solidarietà e opportunità nell'ambito dell'evento “L'Altra cucina… per un Pranzo d'Amore“: un momento di incontro e di condivisione, supportato dalle pietanze di chef stellati e allietato dalla presenza di numerosi ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, nell'insolita veste di cuochi e camerieri. Un vero e proprio convitto natalizio, con addobbi tipici, calore familiare e, in dono, la sensazione di avere ancora una speranza, di una vita che attende al di là delle mura, pronta per essere trasformata in un nuovo inizio. Il progetto promosso da Prison Fellowship Italia, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza, con il patrocinio del Ministero della Giustizia, torna nuovamente per offrire un tocco di misericordia laddove, come spiegato dalla moderatrice Arianna Ciampoli, “esiste il rischio della rassegnazione”, aprendo idealmente una breccia di luce non solo nelle pareti fisiche del penitenziario ma anche nei cuori di chi cerca la via della redenzione: “Viviamo in una società che sta perdendo il senso della misericordia – ha spiegato il presidente nazionale del RnS, Salvatore Martinez -. Introdurre questo sentimento non significa svilire la giustizia: è un gesto di restituzione, che può riconciliare lo stallo della società civile. Nella realtà carceraria ci troviamo di fronte a delle maglie sfilacciate da ricucire con cura, constatando i troppi mali che affliggono la nostra società e nei quali troppe persone restano intrappolate“.

Riflettori accesi

C'è il tempo del Natale a fare da corollario alla solidarietà del Pranzo d'Amore. L'occasione giusta per concedere una parola di conforto, un gesto solidale per far capire a quanti sono caduti nell'errore che la vita non è finita: “A tavola si sta insieme, fra amici, con i parenti, si abbattono le barriere… Per quelle persone il dono più grande non è solo vedere da vicino personalità a loro note ma, soprattutto, poter dividere il pasto con le loro famiglie, poterle toccare, averle accanto a sé”. Saper riconoscere il male compiuto e intraprendere un vero percorso di redenzione è qualcosa che non può prescindere dal conforto, dal confronto, dal dialogo, “l'unica cultura in grado di vincere quella dello scarto”. L'importante è che non si spengano i riflettori della società civile, ha concluso Martinez, perché “non sappiamo parlare di libertà se non in processi di liberazione dal male”. E in questo si inserisce il Pranzo d'Amore, che a Rebibbia come in altri undici istituti di pena italiani, si propone di trasformare la sofferenza in inclusione: “Sono 600 i volontari impegnati in questo progetto – ha spiegato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia -. Si tratta di un vero e proprio pranzo stellato, con tutto quello che serve per renderlo tale. Anche le cose più semplici lì diventano speciali: i detenuti, abituati con utensili di carta, spesso trovano difficile avere un bicchiere di vetro e portarlo alle labbra. Inizialmente qualcuno dei partecipanti si chiedeva 'perché' fare questo… Ora ci chiede di tornare”. Come Marianna Vitale, chef del Sud Ristorante e fra i cuochi che, per un giorno, accenderanno i propri fornelli e daranno linfa nuova alla loro creatività negli ambienti carcerari: “Il Papa propone il diritto alla speranza – ha concluso Salvatore Martinez – che già appartiene alle nostre comunità. Toccare con mano queste realtà è difficile ma anche necessario, per impegnarci insieme, come credenti e cittadini, a disegnare e proporre insieme cammini di redenzione umana autentici, a difesa della dignità dell'uomo, degli offesi e degli offensori”.

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