Italia: export di armi a picco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:48

Chissà che abbiano influito i continui appelli di Papa Francesco contro il commercio di armi. Certo è che, nonostante il settore bellico sia purtroppo tutt'altro che in crisi, nel 2018 l'Italia ha conosciuto una drastica diminuzione nella vendita di armi all'estero.

I numeri

L'export di armi italiane risulta dimezzato l'anno scorso: è stato di 4,8 miliardi di euro, circa il 50% in meno rispetto ai 9,5 miliardi del 2017, e un terzo rispetto al 2016 quando una fornitura di Eurofighter al Kuwait fece segnare un picco di 14,6 miliardi di euro. Lo rivela la relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti, di cui l'Ansa ha preso visione. Primo tra gli 84 Paesi destinatari resta il Qatar, che incide per 1,9 miliardi di euro anche con l'acquisto di 12 elicotteri NH-90. Seguono – guadagnando posizioni – il Pakistan (682 milioni), la Turchia (362) e gli Emirati Arabi Uniti (220). Fortissima la contrazione delle vendite nell'Ue.

Aumentano le importazioni

L'area geografica dell'Africa Settentrionale e Vicino Medio Oriente resta la prima per valore di esportazioni con il 48%, seguita da Europa e Paesi Ue-Nato con il 23% e Asia con il 22%. Tra le tipologie di armamenti esportate dall'Italia, spicca la categoria degli “aeromobili”, con 80 elicotteri, per un valore di 2,7 miliardi, seguita da “bombe, siluri, razzi, missili e accessori” per 459 milioni di euro. Crollano le vendite per programmi di cooperazione intergovernativi (velivoli, elicotteri, missili, navi, siluri) a 165 milioni, rispetto ai 2 miliardi del 2017 e 2,6 miliardi del 2016. Al primo posto come società italiana beneficiaria di autorizzazione all'esportazione è Leonardo (che nel 2017 fu superata da Fincantieri) con 3,2 miliardi di euro (il 67,6% del totale), seguita da Rwm Italia, Mbda Italia, Iveco Defence e Rheinmetall Italia. Aumentano invece le importazioni di armamenti dall'estero nel 2018, per un valore di 497 milioni, di cui oltre il 65% proveniente dagli Stati Uniti. Nel 2018 infine, si legge ancora nella relazione, sono aumentate le attività ispettive condotte dall'Autorità nazionale – Uama, insieme a personale dei ministeri di Esteri, Difesa, Interno, Sviluppo Economico, e di Dogane e Guardia di Finanza: i controlli sul rispetto di “divieti normativi e delle prescrizioni amministrative” sono state 17 in altrettante società produttrici di materiale d'armamento italiane.

Nessuna bomba italiana nello Yemen

Sempre dalla relazione di cui ha preso visione l'Ansa, si evince che nel 2018 nessuna bomba aerea prodotta in Italia è stata venduta all'Arabia Saudita, accusata di usarle in Yemen. Il valore dell'export di armi italiane verso Riad è crollato da 427 milioni di euro del 2016 a soli 13 nel 2018, facendo uscire il Regno dalla top 25 dei Paesi destinatari. A quanto si apprende inoltre, la Rwm Italia, che produce bombe in Sardegna, non ha avuto licenze di esportazione verso Riad nel 2018.

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