“Più telemedicina per decongestionare gli ospedali”

Così la pandemia accelera la rivoluzione clinica e tecnologica per "seguire da casa i malati cronici e ricoverare solo quelli acuti”. A Interris.it le testimonianze dei professori Gasbarrini (Policlinico Gemelli) e Trignani (Umberto I-Ancona)

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Rafforzare la telemedicina per evitare il sovraffollamento degli ospedali. A partire dalla ricchissima esperienza sul campo dei responsabili di due importanti strutture sanitarie italiane, Interris.it ha approfondito la rivoluzione clinica e tecnologica che, sulla spinta della pandemia, consentirà sempre più ai malati cronici di essere seguiti a domicilio e agli ospedali di dover provvedere al ricovero solo dei pazienti acuti.  

Sistema in evoluzione

“L’emergenza Covid-19 sta orientando il sistema nel suo insieme (pubblico e privato) a fare ricorso in modo sempre più sistematico alla telemedicina- spiega a Interris.it il professorAntonio Gasbarrini, direttore del Dipartimento di scienze gastroenterologiche al Policlinico Gemelli di Roma-. Si tratta ora di organizzare il nostro lavoro per gestire la parte tradizionale delle visite alle persone in ambulatorio e in ospedale con quelle a distanza”. Il primo incontro “de visu”, poi controlli da remoto. Puntualizza Gasbarrini: “Soprattutto nel caso di un nuovo picco di contagi da coronavirus, la telemedicina diventa indispensabile per mantenere sotto controllo un elevato numero di pazienti senza doverli per forza ospedalizzare”. Aggiunge il professor Gasbarrini: “Seguire le persone da remoto permette di allentare la pressione sulle strutture sanitarie già in una condizione normale ed è una scelta strategica irrinunciabile in situazioni di emergenza come quella provocata dal Covid-19. E’ questo il momento giusto per puntare in maniera netta e convinta sulla telemedicina, ora che la curva epidemica ha fermato la sua crescita. Così saremo pronti di fronte ad un ritorno massiccio dei contagi anche in autunno. Al Policlinico Gemelli abbiamo creato un ospedale tutto dedicato alla cura del Covid in modo da poter continuare a occuparci nel modo migliore anche di tutti gli altri malati”.

A domicilio

Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dell’infermiere. Quest’anno coincide con la pandemia di Covid che sta rivoluzionando il modo di assistere i malati. Per decongestionare gli ospedali, infatti, la tele-medicina prevede che una o due volte a settimana gli infermieri vadano al domicilio dei malati cronici che si collegano da casa con i medici ospedalieri per i video-consulti. In questo modo ad essere ricoverati in ospedale sono solo i pazienti acuti e ciò permette di  diminuire il pericolo che i reparti tornino ad affollarsi se arriva una nuova ondata di contagi. Il Consiglio Internazionale degli Infermieri (International Council of Nurses – ICN) ha istituito questa giornata nel 1965. Nel 1974 fu scelta la data del 12 maggio per celebrare l’anniversario della nascita di Florence Nightingale, la quale è considerata la fondatrice della moderna assistenza infermieristica. Ogni anno l’ICN sceglie un tema e distribuisce un kit divulgativo che contiene materiale educativo e informativo.“La telemedicina può essere declinata in varie modalità- sottolinea a Interris.it il professor Roberto Trignani, direttore del reparto di  neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona-. Si tratta di una tipologia di rapporto che prevede una distanza tra il paziente e chi lo cura e consente, per esempio, di garantire una visita specialistica laddove non sia possibile effettuarla in ambulatorio. Il medico attraverso un supporto audio o video ha disposizione un contenuto di informazioni fornito dal paziente. Allo stesso modo lo specialista ha la possibilità di accedere in remoto al computer del malato e prendere visione delle immagini radiologiche in mano al paziente”.

Potenziamento

Prosegue il professor Trignani: “I video-consulti o teleconsulenze permettono verificare le condizioni di un malato cronico a domicilio. Per il momento in Italia la legge non consente di prescrivere a distanza le terapie. Sulla spinta della pandemia, è auspicabile un’evoluzione che favorisca un potenziamento dei monitoraggi da remoto delle condizioni di salute, attraverso una strumentazione fornita a domicilio al paziente. Un cardiologo, per esempio, può così controllare il tracciato di un elettrocardiogramma attraverso strumenti dati in dotazione al paziente e verificati dallo specialista nella propria postazione”. Racconta Trignani: “Faccio molti videoconsulti e i nostri direttori sanitari sono sensibilizzati ad attrezzarci sempre meglio con tecnologie e software che consentono  la domiciliazione precoce dei pazienti ospedalieri appena siano escluse complicazioni. Sono persone ancora non domiciliabili in condizioni ordinarie ma che attraverso la telemedicina possono essere seguite presso la loro abitazione  nell’evoluzione del loro quadro clinico anche con il supporto della medicina di territorio. In questo modo il paziente resta in contatto con il medico ospedaliero e ha un riferimento costante attraverso i videoconsulti”.

Acceleratore

Poi, puntualizza il professor Trignani, “una o due volte a settimana un infermiere del territorio può essere attivato e recarsi a casa del paziente per assicurarsi delle sue condizioni e verificare il corretto funzionamento delle apparecchiature della telemedicina che collegano lo specialista con il paziente stesso. Questa è la nuova frontiera e la pandemia ne è un acceleratore, ma anche in situazioni normali ciò abbassa il consumo di risorse e rende l’ospedale una struttura per malati acuti, decongestionandolo dai pazienti cronici che attraverso la tecnologia possono essere assistiti sempre più a domicilio”. Un’efficiente gestione delle risorse richiede, infatti, che “i pazienti cronici vengano seguiti attraverso una sinergia di telemedicina e personale sanitario di base”, conclude il direttore del reparto di  neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

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