Nocco (Arcobaleno): “Ci prendiamo carico anche della cura emotiva delle persone con disabilità”

L’intervista di Interris.it al presidente della cooperativa sociale Arcobaleno di Frascati Christian Nocco sui suoi 40 anni di attività e i prossimi progetti

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Foto Pixabay

Ai Castelli romani, l’insieme dei borghi appena fuori dalla Capitale, c’è chi si prende cura dei più fragili della nostra società da quarant’anni. Era infatti il 12 ottobre 1982 quando, per opera di un piccolo gruppo di giovani volenterosi, a Frascati nasceva la cooperativa sociale Arcobaleno, che si prodigava nell’assistenza alle persone con disabilità e a quei soggetti più a rischio di fragilità sociale. In quattro decenni, molte cose sono cambiate. Il numero degli operatori, gli ambiti di intervento, il panorama dell’assistenza, ma soprattutto i bisogni e le esigenze delle persone . Interris.it si è fatto raccontare questi quarant’anni di storia della cooperativa e i suoi piani per il futuro dall’attuale presidente di Arcobaleno Christian Nocco.

L’intervista

Com’è nata la cooperativa e qual era il contesto dell’epoca?

“In una realtà in cui le cooperative sociali non erano molte, e infatti quelle attive da almeno quattro decenni in base ai dati sono circa il 3%, un gruppo di sei-sette giovani che già facevano volontariato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta ha pensato di fondarne una, in favore delle persone con disabilità, a Frascati. All’inizio operavano principalmente nei laboratori per le persone anziane e nell’assistenza domiciliare, per poi espandersi in quello che è l’altro ‘cuore’ della cooperativa, l’assistenza scolastica ai ragazzi con disabilità. Da oltre trent’anni la cooperativa prende parte a progetti con altre realtà, tra cui i comuni del distretto sanitario 6.1, diventati poi piani sociali di zona”.

In quali ambiti operate oggi e quante persone seguite?

“Copriamo macroaree di intervento molto grandi, nei vari servizi sia giornalieri che settimanali seguiamo qualche centinaio di persone. Ci rivolgiamo sia ai bambini e ai ragazzi che agli adulti con un disagio fisico o psichico, offrendo appunto assistenza scolastica ai minori con disabilità consentendogli di frequentare le lezioni e fornendo al sistema scolastico stesso gli strumenti per essere inclusivo. Gestiamo dei centri diurni diffusi per disabili adulti a Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Rocca Priora, un centro terapico per bambini con autismo e siamo anche all’interno di alcuni progetti della Asl Roma 6 per la riabilitazione personalizzata di persone con disagio psichico. Inoltre, andiamo a intercettare il disagio e la fragilità all’interno del tessuto sociale, dando un ricovero notturno ad alcune persone senza fissa dimora e coinvolgendo in delle attività adolescenti e ragazzi che sono a rischio di lasciare la scuola o di assumere comportamenti devianti. Facciamo infatti parte del progetto nazionale ‘Scuola per mare’, dove questi ragazzi, in due distinti moduli di 100 e 80 giorni, vivono l’esperienza di girare per il mar Tirreno in barca a vela. Un’occasione enorme per il recupero educativo e per aiutarli a mettere a fuoco quali sono gli obiettivi a cui tendere nella vita. C’è infine il nostro laboratorio musicale tenuto da alcuni dei componenti dei Ladri di carrozzelle, una band composta da musicisti con disabilità attiva da oltre 30 anni che si è esibita al Concerto del Primo maggio, al Festival di Sanremo e per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inoltre collabora con il programma Rai di utilità sociale ‘O anche no’, condotto da Paola Severini Melograni”.
Come sono cambiate nel tempo le esigenze delle persone e come sono evoluti vostri servizi?

“Per circa venti o trent’anni ci si è fatti carico dell’assistenza di prossimità specifica, dalla cura dell’igiene personale all’aiuto nel fare la spesa o a rinnovare il documento agli uffici dell’anagrafe. Oggi quelle esigenze non sono certo venute meno, ma le persone hanno anche bisogni e desideri, oltre che l’esigenza di stare insieme agli altri. Noi ci prendiamo carico anche della cura emotiva di chi coloro che assistiamo, seguendo il modello biopsicosociale. Cerchiamo di fargli condurre una vita dignitosa dandogli l’opportunità anche di andare al cinema, di fare un soggiorno fuori casa, di poter coltivare i propri hobby e interessi, di avere un gruppo di riferimento con cui relazionarsi”.

Avete appena festeggiato i vostri primi quarant’anni, quali saranno i prossimi passi?

“L’esperienza quarantennale è inestimabile per saper rispondere alle esigenze che cambiano, al tempo stesso oggi è importante disporre delle risorse, sia finanziarie che umane, per poter rendere efficienti le risposte che si danno. Spesso alle persone basta ‘dare’ quello che chiedono, perché mentre per tanti può essere una cosa ordinaria per qualcuno è invece straordinaria. Una delle cose su cui vorremmo puntare è come far sentire autonome le persone con disabilità una volta che non hanno più i loro caregiver famigliari. Vogliamo dargli dignità assistenziale e supporto professionale, in collaborazione con le istituzioni e l’Asl, per dargli la possibilità ad esempio di coabitare v con qualcuno, creare momenti di aggregazione e renderli capaci di prendersi cura da soli della propria abitazione”.