La legalità trionfa con l’esempio di Don Peppe Diana

L'intervista di Interris.it a Massimo Rocco, presidente e tra i soci fondatori della cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra a Castel Volturno, in provincia di Caserta

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Immagine di Ph©GiorgioSalvatori

La legalità è un principio da perseguire sempre e comunque in ogni luogo ma, essa assume un valore ancor più imprescindibile quando, per affermare la stessa, si è disposti a fare impresa sociale in luoghi che sono stati la roccaforte della criminalità organizzata, nella fattispecie di stampo camorristico. Questo è l’esempio della cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe DianaLibera Terra che, dal 2010, sta tracciando un nuovo esempio di legalità sul territorio di Castel Volturno, in provincia di Caserta, dando vita ad un caseificio e gestendo oltre 80 ettari di fondi agricoli confiscati ad alcuni boss della camorra; recentemente la cooperativa ha vinto un premio per aver prodotto la miglior mozzarella di bufala campana DOP d’Italia nella cornice del contest denominato Mozzarella Championship.

L’esempio di Don Peppe Diana

Questa esperienza nasce precisamente Il 19 marzo 2009, nel giorno del quindicesimo anniversario dell’assassinio di don Peppe Diana, il sacerdote che aveva osato sfidare apertamente la camorra dei casalesi, ucciso con 4 colpi di pistola nella parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe poco dopo le 7:20 del mattino, nel giorno del suo onomastico, aveva 36 anni. In merito a questa esperienza di legalità e riscatto sociale Interris.it ha intervistato Massimo Rocco, presidente e tra i soci fondatori della cooperativa.

L’intervista

Come nasce la cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra e che obiettivi si pone?

“Partiamo dalle origini, la cooperativa nasce dall’impegno delle associazioni presenti sul territorio sul fronte dell’antimafia sociale ovvero l’impegno dei volontari e degli attivisti del comitato Don Peppe Diana che è nato a Casal di Principe ben prima della nascita del nostro progetto, all’indomani dell’assassinio di Don Peppe Diana avvenuto nel 1994. In particolare, il comitato Don Diana insieme all’associazione Libera ha immaginato di portare anche in questo territorio il progetto Libera Terra che era già nato sotto l’egida dell’associazione Libera nel 2001, con la nascita della prima cooperativa Libera Terra in provincia di Palermo, dedicata ad un’altra vittima innocente della criminalità organizzata, ovvero Placido Rizzotto. Dal 2009 le associazioni hanno mosso i primi passi per far sì che potesse svilupparsi il progetto della cooperativa Libera Terra che portasse nel proprio nome la dedica alla memoria di Don Peppe Diana, la vittima innocente più emblematica che rappresenta meglio il nostro territorio sia in termini di violenza camorristica sia per quanto riguarda il riscatto socio-culturale in corso, con un percorso denominato “da terra di camorra a terre di Don Peppe Diana”. Il progetto nasce puntando sul settore produttivo che maggiormente denota e rappresenta, dal punto di vista agroalimentare, il territorio della provincia di Caserta, ovvero tutto quello che ha a che fare con la gestione di allevamenti bufalini e la produzione del prodotto alimentare principe del nostro territorio, appunto la mozzarella di bufala”.

Che importanza assume il fare impresa sociale in luoghi che sono stati una roccaforte della camorra?

“Negli anni in cui è nata la cooperativa, quindi nel 2010, il fare impresa sociale aveva una valenza estremamente rilevante dal punto di vista simbolico. Se pensiamo che anche la sede della cooperativa è stato il primo bene confiscato riutilizzato a fini sociali di tutto il territorio di Castel Volturno in ottemperanza con quanto previsto dalla legge 109 del 1996. Ormai, le attività di cooperative come la nostra vanno al di là del simbolismo perché, è vero che è in corso una trasformazione socio-culturale ma è in corso una trasformazione anche dal punto di vista economico perché è ancora oggi importantissimo il ruolo che viene assegnato e che rivestono i soggetti gestori dei beni confiscati tutti perlopiù cooperative sociali. Vere cooperative, vere imprese che non solo sono animate dal desiderio di ripristino della legalità, intesa come normalità, e di tenere accesa la memoria sulle vittime innocenti che le mafie hanno provocato in tutto il nostro paese, ma rivestono un ruolo assolutamente strategico nella costruzione di percorsi di economia sociale sana. Danno lavoro a tante persone e famiglie, facendo partecipare alle attività sociali tante persone del territorio con l’obiettivo di contaminare positivamente le persone a cui si rivolgono e possono diventare dei luoghi simbolo di riscatto grazie ad attività economiche che portano benessere e ricchezza per il territorio stesso. Noi cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro cooperativo e partecipativo, in modo tale da tirar fuori prodotti agricoli biologici che siano riconoscibili ed arrivino quindi a rappresentare un’eccellenza qualitativa perché non possiamo permetterci, per un progetto tanto importante e con una valenza etico sociale importantissima, di accontentarci di fare dei prodotti che non rappresentino il meglio del nostro territorio. Diamo vera dignità alle persone lavorativamente coinvolte all’interno della realtà di produzione con l’obiettivo di porre in essere l’inclusione lavorativa di soggetti svantaggiati. A tal proposito consideriamo che – la maggior parte delle persone impiegate in caseificio – sono soggetti svantaggiati che abbiamo formato professionalmente ed a cui abbiamo dato la possibilità, non solo di vera dignità dal punto di vista lavorativo ma, in alcuni casi, una possibilità di riscatto personale dopo tanti soprusi. Per concretizzare tutto questo bisogna tener presente che non si può prescindere dal valore identitario della memoria che rappresentiamo, cercando di migliorare ogni giorno le attività che svolgiamo. Il tutto in un quadro di assoluta sostenibilità, perché crediamo che soltanto facendo al meglio delle nostre possibilità il nostro mestiere possiamo arrivare ad essere dei soggetti di impresa credibili e autorevoli, punti di riferimento per il territorio che possano rappresentare esempi positivi per far capire che è possibile ripristinare l’assoluta legalità, fare un lavoro pulito, arrivare a delle produzioni alimentari sicure e sane che abbiano una qualità pari al valore etico sociale del progetto che sta alla base”.

Da dove nasce la vostra idea di concentrarvi sulla produzione di mozzarella per cui, tra l’altro, siete stati recentemente premiati?

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“E’ importante sottolineare questo aspetto proprio partendo dalla genesi del progetto perché i primi passi del percorso di sensibilizzazione territoriale sono stati finanziati dalla partecipazione dell’associazione Libera ad un bando di Fondazione Con il Sud per un progetto che è stato denominato proprio “Mozzarella della Legalità” e quindi, già dalla genesi del progetto, si è pensato che le attività che caratterizzano maggiormente le attività di produzione della nascente cooperativa sociale fossero appunto la tutela e la valorizzazione della mozzarella di bufala campana. Questo perché, negli anni precedenti, gli stessi camorristi ed esponenti della criminalità organizzata, avevano visto nella produzione di mozzarella un business su cui mettere le mani. Inevitabilmente inquinando questo settore produttivo e dando un apporto assolutamente negativo alla tutela e alla valorizzazione del bene alimentare che maggiormente caratterizza il popolo casertano”.

Che importanza ha avuto ed ha per voi l’esempio di Don Peppe Diana?

“Noi protagonisti dell’impresa non abbiamo avuto il privilegio per una questione anagrafica di conoscerlo personalmente e nessuno dei soci, almeno fino ad ora – è cittadino di Casal di Principe. Però siamo cittadini casertani consapevoli. Sappiamo benissimo che quella è stata una stagione drammatica e abbiamo il dovere di fare al meglio la nostra parte per valorizzare ulteriormente l’impegno volto a cercare di dare un contributo per rialzare la testa e per dimostrare che oggi è possibile creare qualcosa che era impensabile fino a pochi anni fa. Sulla busta della nostra mozzarella come su tutte le nostre schede informative è riportato il nome di Don Peppe Diana, gli scritti che ci ha lasciato e i racconti dei suoi amici sono fonte di stimolo e motivazione quotidiana per l’incedere delle nostre attività, per la nostra voglia di essere perfetti e di onorare la sua memoria, quella di tutte le altre vittime e preservare la bellezza che abita il nostro territorio. Questi sono tutti termini che appaiono negli scritti di Don Peppe Diana che ci invitava a non tacere, a rialzare la testa, a denunciare e a riprenderci il nostro orgoglio di essere casertani”.

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