Il judo per i bambini profughi: quando lo sport aiuta a dimenticare la guerra

La società Centro Studi Judo Fabriano ha accolto nelle sue fila due bambini ucraini in fuga dalla guerra. Questa è la loro storia

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Un bellissimo esempio di solidarietà e inclusione arriva da Fabriano, la “Città della carta” in provincia di Ancona duramente colpita dalla crisi economica del 2008 e dal terremoto del 2016.

Fabriano e il suo comprensorio si sono mobilitati per l’accoglienza e la solidarietà nei confronti del popolo ucraino. Nonostante le difficoltà, i fabrianesi non si sono tirati indietro dinanzi alle sfide contemporanee aprendo le proprie case, le scuole e i luoghi ricreativi a decine di mamme ucraine con bambini al seguito. Famiglie “spezzate” che sono scappate dagli orrori della guerra lasciando indietro i mariti – che sono al fronte – ma anche i genitori (troppo anziani o malati per muoversi) e le proprie case. In cerca di un presente di pace per i propri figli.

Parola d’ordine: solidarietà

“Stiamo accogliendo le famiglie fuggite dalla guerra. Inseriamo i bambini a scuola e sosteniamo la loro integrazione nella nostra comunità”, dice a Radio Gold monsignor Francesco Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica. Il vescovo segue l’evolversi della situazione tramite la Caritas e l’ufficio Migranti coordinato da don Aldo Buonaiuto, parroco della parrocchia fabrianese di San Nicolò. A Fabriano, inoltre, il Cisom dell’Ordine di Malta ha un punto raccolta solidale di prima necessità. “Aprire il nostro cuore a queste sorelle e questi fratelli è la risposta evangelica al dramma umanitario che stanno vivendo”, commenta il vescovo Massara.

“Ad oggi sono più di 70 le persone accolte, una trentina tramite la Diocesi. I bambini vanno già a scuola, gli adulti frequentano i corsi di italiano. Hanno iniziato un percorso di inclusione. Perché la vita vince sempre. Come insegna la mattina di Pasqua”, commenta don Aldo Buonaiuto, che nella notte del Venerdì Santo ha organizzato una Via Crucis vivente intitolata “Cristo trafitto dalle bombe” con, alle stazioni, le testimonianze delle mamme ucraine scappate dalla guerra.

La società Centro Studi Judo Fabriano

Non solo scuola e lingua italiana, ma anche sport e nuovi amici. Perché i bambini hanno bisogno di ricostruire un tessuto fatto di relazioni normali. E qui entra in gioco – è proprio il caso di dirlo – la società Centro Studi Judo Fabriano, associazione sportiva dilettantistica affiliata alla UISP.

L’associazione, guidata dal direttore tecnico Andrea Maestrelli è nata con l’intento di promuovere le arti marziali organizzando corsi per bambini, ragazzi e adulti. “Un ambiente serio e sano nel quale i ragazzi trovano uno sfogo, uno svago e tanti nuovi amici”, commenta il maestro Andrea.

La storia di Alex e Yuri

Nei giorni scorsi, oltre ai tanti bambini che seguono i corsi da inizio anno, si sono aggiunti due nuovi ragazzi, Alex e Yuri, di 10 e 12 anni. Entrambi sono scappati in fretta e furia da Kiev con la loro mamma Irina, un’avvocata penalista, dopo l’invasione russa in Ucraina. Dopo giorni di viaggio, la Prefettura li ha indirizzati a Fabriano. InTerris.it ha intervistato questa mamma per farci raccontare la loro storia.

Irina, da dove vieni e dove vivi ora?
“Noi veniamo da un paese vicino Kiev, non lontano dalle zone bombardate in queste settimane. Poco dopo l’invasione russa, io e mio marito abbiamo deciso di dividerci: lui è stato chiamato al fronte a combattere, io e i nostri due bambini abbiamo deciso di scappare per salvare le loro vite. Dopo molti giorni nei centri di smistamento al confine con l’Ucraina, io e i bambini siamo arrivati in Italia. Io ero già stata in Italia negli anni scorsi per motivi di lavoro perciò speravo di tornare qui, dove sapevo che c’erano persone molto accoglienti ed amichevoli. La prefettura ci ha indirizzati, insieme ad altre mamme con i figli, qui a Fabriano, città che non conoscevo, in una struttura della diocesi”.

La società Centro Studi Judo Fabriano con i due bambini ucraini appena arrivati

Come vi siete trovati a Fabriano?
“Benissimo! L’accoglienza è stata super calorosa. Il primo giorno di scuola i nuovi compagni di classe dei miei figli li hanno accolti con un lungo applauso e uno striscione che diceva ‘benvenuti’ e ‘pace’. Loro sono stati felicissimi. Ho inoltre da ringraziare la prefettura, il vescovo Massara, tutti i volontari e don Aldo. Dal primo momento in Italia hanno pensato a tutto loro: la casa, i vestiti, il cibo, gli spostamenti, le visite mediche, la scuola per me e per i bambini, i giochi, i libri. Ora anche lo sport: due volte a settimana i miei figli – che già facevano arti marziali in Ucraina – possono fare judo con gli altri bambini”.

Come hanno vissuto queste prime lezioni di judo?
“Non vedevano l’ora di cominciare. Per loro fare sport significa tornare quanto più possibile alla normalità. Mio figlio minore non ha parlato per giorni, una volta scappati dall’Ucraina. Tutti i loro compagni di classe sono scappati e ora si trovano chi in Romania, chi in Polonia, chi in Moldavia. Ai miei figli gli amici mancano molto. Sono inoltre molto preoccupati per il loro padre, per i nonni e per lo zio e i cuginetti che sono rimasti a Dnipro, città sotto bombardamenti costanti da giorni. Per loro fare sport significa poter esprimere in modo corretto e controllato anche la rabbia che questa guerra ha generato in loro. Che avevano tutto il diritto di vivere nelle proprie case in pace senza dover scappare in un Paese straniero”.

Cosa speri per te e per voi?
“Che la guerra finisca il prima possibile e si possa tornare alla normalità. Ma ormai la normalità non esiste più e la guerra sembra non voler finire a breve. Spero di trovare un lavoro qui in Italia – sono un avvocato – il prima possibile. E per i miei figli spero che questa diventi un’opportunità di crescita: non solo nell’imparare una nuova lingua, ma anche e soprattutto per confrontarsi e crescere insieme ad altri bambini diversi da quelli che conoscevano. E fare judo serve proprio a questo: a crearsi nuovi amici. A non mollare o abbattersi, ma a continuare a sperare in un mondo diverso da quello visto fino ad oggi, senza carri armati o bombe, ma fatto di rispetto, fraternità e pace tra tutti i popoli”.

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