Inclusione, solidarietà e conoscenza nel centro sociale Labas

Scuola d'italiano Newén e progetto Accoglienza degna: lo scambio reciproco di conoscenza che diventa inclusione

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Dal 2017 il civico 2 di Vicolo Bolognetti a Bologna ospita il centro sociale Làbas, una realtà ben nota in città, che al suo interno raccoglie diversi progetti: il doposcuola per i bambini, lo sportello lavoro, lo sportello legale, la fucina musicale, la ciclofficina, la scuola d’italiano e tanti altri. In questo articolo parleremo della Scuola d’italiano Newén e delle differenze tra questa e le altre scuole di italiano.

Làbas e Accoglienza Degna, laboratori di inclusione

Il centro sociale Làbas è nato nel 2012 dall’occupazione dell’ex caserma Masini, un grande edificio in via Orfeo, con l’obiettivo di dare vita a spazi abbandonati e restituirli alla comunità. Il centro sociale ospitava a sua volta il progetto Accoglienza Degna, una delle prime esperienze di accoglienza alternativa di migranti, all’interno del quale è nata la scuola d’italiano Newén. Negli ultimi anni sono cambiate molte cose: nel 2017 l’ex Caserma Masini è stata sgomberata e il Làbas si è trasferito in Vicolo Bolognetti. La sede è cambiata, ma non gli obiettivi del centro sociale, che è rimasto uno spazio di attivismo, discussione e riflessione, di pratica di democrazia orizzontale e inclusione. In questo orizzonte di obiettivi nasce la scuola di italiano: come strumento di autodeterminazione e partecipazione alla vita cittadina.

La scuola Newén: scambio reciproco di conoscenza

Nella scuola la classica relazione di potere che si instaura fra insegnante e studente viene abbattuta. Poiché la distinzione insegnante/studente può essere problematica, viene adottata la distinzione italofoni/non italofoni. Non si tratta di una formalità, ma di una vera e propria dichiarazione d’intenti. All’interno della classe non sono solo i non italofoni ad apprendere, ma anche gli italofoni: è uno scambio reciproco di conoscenza, cultura ed esperienza.

Classi eterogenee e approcci flessibili

La scuola è suddivisa in due classi, quella femminile e quella mista, composta sia da uomini che da donne. Molte donne non verrebbero a lezione se ci fossero degli uomini, alcune per motivi religiosi e culturali e altre per motivi personali. La separazione è quindi dovuta all’esigenza di creare un ambiente quanto più possibile accogliente, in cui le persone che frequentano la scuola si sentano libere e sicure. Questa è l’unica divisione all’interno della scuola: non vi sono divisioni per età e provenienza. Non a caso la caratteristica peculiare di questo tipo di scuole – libere e gratuite – è la flessibilità. A ogni lezione bisogna essere pronti ad accogliere studenti differenti, sia nei numeri che nelle esigenze. È importante, inoltre, non sottovalutare la parte emotiva, che a sua volta necessita di un approccio pedagogico pronto a reinventarsi a seconda dell’interlocutore.

La lingua come strumento di autodeterminazione e condivisione

I non italofoni vengono raccolti per livello di conoscenza della lingua italiana, i livelli sono 3: alfabetizzazione, base e intermedio. La metodologia utilizzata è quella della ludodidattica, che punta a stimolare la fiducia in chi apprende e a imparare la lingua tenendo sempre presente l’utilizzo pratico. Le lezioni vengono preparate e strutturate in modo da garantire un insegnamento efficace per i vari livelli, tenendo conto delle necessità pratiche di ogni studente. Dal punto di vista della socialità, sono fondamentali il momento iniziale di presentazione e il momento finale, solitamente caratterizzato da un gioco che permetta di fare un ripasso generale di quanto appreso durante la lezione.

La lezione, oltre che momento di apprendimento, dev’essere spazio di socialità. Per garantire l’orizzontalità, la distanza fra italofoni e non italofoni viene abbattuta: la conoscenza della lingua, che porta le volontarie e ricoprire il ruolo di insegnanti, non è mai strumento di subordinazione, ma strumento di condivisione e uguaglianza. Allo stesso tempo il non italofono non va mai trattato come soggetto da proteggere, per non ricadere nella prospettiva che vede il migrante come “altro” da noi.

Rimane solo una domanda: perché Newén? Newén è una parola della lingua dei Mapuche, popolo che vive a sud del Cile e dell’Argentina e che da anni rivendica l’autodeterminazione di sé e del territorio che abita. Indica l’energia propositiva che nasce da incontri, esperienze ed emozioni, e che si trasforma in forza e azione collettiva. Il nome della scuola racchiude in sé sia le modalità che l’obiettivo della scuola: l’apprendimento della lingua e lo scambio reciproco delle conoscenze diventano il mezzo fondamentale per autodeterminarsi, partecipare e incidere sul reale.

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