Fase 2, ecco la ricetta per diventare una società migliore

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Tra poche ore avrà inizio la cosiddetta fase due nell’ambito dell’emergenza sanitaria dovuta al virus denominato Covid-19, in questa fase le misure restrittive precedentemente adottate subiranno un graduale allentamento, ciò ci consentirà di rivedere gli affetti che da lungo tempo ci era precluso vedere per preservare la nostra salute e limitare il diffondersi dell’epidemia, da adesso in avanti, invece, utilizzando maggiori cautele i dispositivi di protezione individuale, ci sarà consentito incontrare le persone care, praticare attività sportive, svolgere passeggiate all’aperto anche lontano dalla nostra abitazione e soprattutto, sempre mediante l’utilizzo dei DPI e il rispetto di regole prestabilite, sarà consentita la ripresa graduale delle attività produttive ed economiche.

Fatta questa premessa, in questa nuova fase sarà un imperativo morale dare il giusto valore agli affetti e ai gesti che prima ci apparivano scontati perché questa emergenza sanitaria nella sua grande crudeltà e spietatezza ci ha fatto capire che nella nostra vita il fulcro di ogni azione che compiamo deve e dovrà sempre essere improntata all’altruismo e all’empatia perché, seppur nel distanziamento fisico, che, di fatto, ci ha fatto scoprire ed evidenziare il vero valore della socialità che prima davamo per scontato invece ora è fondamentale che lo stesso divenga imprescindibile attraverso il rispetto e la valorizzazione del prossimo.

In seconda istanza in questa nuova fase che ci attende abbiamo il dovere, come comunità umana e sociale, di favorire l’inclusione in ogni sua natura, perché questa esperienza tragica ci ha insegnato che non possiamo permetterci di considerare fragile o sacrificabile nessuno e abbiamo il supremo compito di tutelare la vita in ogni sua forma e di valorizzare le capacità e le attitudini delle persone con fragilità in particolare persone anziane e persone con disabilità che, nel corso di questa emergenza, hanno pagato un tributo troppo alto, per questo abbiamo il dovere di rendere maggiormente fattivo il concetto di inclusione e valorizzare le attitudini di queste persone che in questo frangente hanno dovuto sommare alla loro condizione di fragilità preesistente anche il fronteggiare l’emergenza sanitaria. Alla luce di ciò dobbiamo ascoltare maggiormente le parole lungimiranti pronunciate da papa Francesco, il quale spesso ci ricorda che vi sono troppe persone escluse, per questo, ognuno di noi deve impegnarsi per far si che nessuno resti escluso, per fare ciò è fondamentale che tutti diano il loro contributo attraverso una proficua sinergia tra istituzioni pubbliche e private mediante l’ausilio degli operatori pubblici e privati operanti nel terzo settore che, in questa emergenza, hanno dato prova di grande resilienza, ma in questa cosiddetta fase due dovranno impegnarsi maggiormente affinché tragedie come quella che stiamo superando non si ripetano più.

Nel perdurare di questa emergenza l’Italia ha dato prova di possedere notevoli risorse umane che, spesso in condizioni proibitive, hanno dato prova di grande slancio umano e sociale per questo, in questa nuova fase, queste forze positive dovranno dare prova di ulteriore slancio per far sì che questa difficile fase non aumenti ulteriormente le disuguaglianze economiche e sociali, a tal fine è imperativo che il nostro sistema economico e sociale, attraverso la proficua collaborazione di tutti gli attori coinvolti, divenga maggiormente inclusivo facendo propri i dettami di quella fulgida e lungimirante esperienza religiosa, sociale, economica e culturale chiamata cristianesimo sociale per fare si che le istanze di ognuno possano divenire istanze di tutta la comunità al fine di rendere fattivo nella sua accezione più elevata il concetto di altruismo, perché solo facendo nostri i bisogni e le sofferenze di ognuno diventeremo una società migliore e questa emergenza sanitaria ci ha insegnato che, solo agendo insieme e preservando le persone più fragili della nostra comunità, potremmo creare una società migliore e maggiormente inclusiva, a tal proposito mi permetto di citare indegnamente una bellissima frase pronunciata da Madre Teresa di Calcutta che a mio modo di vedere sintetizza perfettamente lo spirito che dovrà permeare ogni nostra azione nella nuova società che verrà dopo questa terribile emergenza sanitaria:Non preoccuparti dei numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a Te”.

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