Crisi politica e sociale in Libano: il monito degli esponenti cristiani e mussulmani

Il Paese dei Cedri è in forte crisi sia a causa delle esplosioni al porto di Beirut sia a causa della pandemia da Covid-19

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vescovi

La Repubblica Libanese dal marzo 2019 è in stato di forte crisi politica ed economica a causa della bancarotta la quale è stata acuita dalle esplosioni al porto di Beirut – causate dalla detonazione di oltre 2700 tonnellate di nitrato di ammonio ivi sottoposte a sequestro dal governo libanese e giacenti in stato di assoluto abbandono – le quali hanno provocato la morte di 200 persone, il ferimento di 7000 Mila e la contestuale distruzione di oltre 300 mila edifici ad uso civile industriale ed abitativo.

Purtroppo, allo stato attuale, la grave situazione precedentemente esemplificata è aggravata dalla pandemia da Covid-19 che, da febbraio 2020 ad oggi, ha causato nel Paese dei Cedri oltre 2500 vittime e 285 mila contagi ed in correlazione a ciò il lockdown e il contestuale crollo del potere di acquisto della moneta locale hanno notevolmente inasprito le difficoltà e le tensioni sociali che sono emerse attraverso svariate manifestazioni di piazza in tutto le maggiori città del Libano.

In questo contesto di grave difficoltà assume un rilievo incommensurabile il monito lanciato alla leadership politica libanese dai più eminenti esponenti delle comunità cristiane e mussulmane di cui, a titolo esemplificativo si citano: il metropolita greco ortodosso di Beirut, il Patriarca maronita, il Capo del Consiglio Supremo Sciita e il Mufti della Repubblica Libanese che con grande lungimiranza hanno chiesto a tutti i rappresentanti delle istituzioni di mettere da parte i reciproci veti al fine di risparmiare la popolazione civile da ulteriori sofferenze e nel contempo evitare il collasso del paese attraverso la formazione di un esecutivo di salvezza nazionale.

In ultima istanza, alla luce di quanto espresso precedentemente, è fondamentale e imprescindibile che la comunità internazionale fornisca supporto al Libano attraverso l’invio di aiuti umanitari con l’obiettivo di preservare l’incolumità della popolazione e nel contempo porre rimedio a quella che gli esponenti delle principali confessioni religiose del Libano definiscono emergenza di natura politica le cui radici affondano però in una crisi morale ricordando sempre il luminoso pensiero del compianto cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận,: Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo. Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità. Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse. Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente. Beato il politico che realizza l’unità. Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale. Beato il politico che sa ascoltare. Beato il politico che non ha paura”.

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