Un cane guida per amico: ecco come aiutare a mantenere il distanziamento

L'emozione del donare nuova vita quando grazie ad un cane guida si riesce a fare luce in quel buio immenso che avvolge la vita di un non vedente. Giovanni Fossati ad Interris.it racconta il percorso di addestramento dei cuccioli e l'incontro con il Papa

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25mila metri quadrati con 38 box con un giardinetto esterno coperto e una zona interna che possono ospitare due cani ciascuno; due campi di addestramento; quattro paddock per le attività ludiche e di svago. Una nursery con cinque sale parto, un’infermeria; una casa accoglienza con quattro alloggi per il soggiorno dei ciechi e degli accompagnatori nella fase di istruzione; un auditorium e gli uffici. Parliamo del Centro cani guida di Limbiate (Mi), un’eccellenza europea pensata, studiata e realizzata per offrire alla persona non vedente un cane preparato per essere occhi e guida a chi gli occhi non li può utilizzare.

Secondo i dati Inps la popolazione italiana è di 60.589.445 di abitanti di cui 116.932 ciechi invalidi. Questi, a loro volta, si dividono in ciechi assoluti ovvero con residuo visivo pari a zero in entrambi gli occhi e ciechi parziali con residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi. Per capire quale sia il loro mondo e come poterli aiutare soprattutto durante l’emergenza Covid-19 Interris.it ha incontrato Giovanni Fossati, presidente del Centro Cani guida di Liambiate.

“Il servizio cani guida dei Lions è nato ed è operativo dal 1959. Nacque per volere di Maurizio Galimberti, nostro fondatore. Fu un aviatore che durante la fine della seconda guerra mondiale ebbe un incidente aereo che lo portò alla cecità. Galimberti andò in Germania, dove c’era una centro cani guida per non vedenti per acquistare un cane guida e lo portò in Italia. Giorno dopo giorno cominciò ad apprezzare quanto la sua vita stesse cambiando grazie al sostegno del cane guida, così da socio del Lions Club Milano Host fece domanda affinché anche noi in quanto associazione avessimo un centro di addestramento. Da lì è partita la grande avventura. Fu portato in Italia l’addestratore tedesco e si cominciò con pochi cani da addestrare prima a Milano, poi siamo arrivati a Limbiate ed oggi siamo diventati uno dei principali centri in Europa”.

Come è gestito oggi il centro?
“Al Centro lavorano quindici persone, tra cui otto addestratori ma vi accedono anche volontari che aiutano i cani e le persone. Il cane è naturalmente il protagonista del nostro lavoro e ogni cosa è pensata per il suo stare bene e la sua educazione. Dalla musica nei box ai gatti negli spazi liberi, dai tornelli di ultima generazione al rumore di un’aspirapolvere, per farli vivere in un habitat più accogliente possibile e abituarli a ogni imprevisto. Grazie a tutto questo il Servizio Cani Guida dei Lions è stato riconosciuto nel 1986 come Ente Morale con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana. I risultati raggiunti sono davvero tanti. Ad oggi sono circa 2221 i cani guida addestrati e consegnati. Ma c’è ancora tantissimo da fare. In Italia ci sono ancora tante persona in attesa di un cane guida”.

Come avviene l’addestramento dei cani?
“Ogni anno addestriamo 50 cani guida che diamo gratuitamente su tutto il territorio italiano, qualcuno anche all’estero. Al nostro interno abbiamo un allevamento con cinque sale parto dove nascono i nostri cuccioli e dove vengono tenuti fino a tre mesi quando viene effettuata la prima vaccinazione. Dopo quel periodo vengono dati a delle famiglie che con il nostro aiuto economico crescono i cagnolini fino ad un anno di età. Dopo un anno le famiglie portano il cane al centro e lì inizia una diagnostica completa per poi, in caso di idonietà, cominciare l’addestramento con un percorso che in totale costa 25.000 euro. Quando il cane è pronto viene chiamato il non vedente in lista d’attesa e rimane da noi in una casa dell’accoglienza, dove vivono con un addestratore per un po’ di tempo. Questo periodo serve per imparare quei comandi che servono per poi avere il cane da portare nella loro abitazione e iniziare una nuova vita”.

Quali sono i principali bisogni che riguardano i non vedenti in questo periodo di emergenza sanitaria?
“Inutile ricordare le regole base per non contagiarsi, la prima fondamentale è il distanziamento, ma come fa un non vedente? Per lui è quasi impossibile riuscire a capire dove collocarsi in un mezzo pubblico o per strada senza avvicinarsi troppo alle persone. Allo stesso tempo sarebbe troppo poco il tempo per insegnare ai cani come comportarsi quando si incontrano questi nuovi ostacoli. Sta quindi a noi mantenere i distanziamento quando si incontrano persone con il bastone bianco o con un cane guida. Porprio per questo il servizio cani guida ha distribuito degli adesivi che servono proprio per ricordare di mantenere alta l’attenzione e sensibilizzare quante pià persone possibili nei confronti di questa determinata esigenza”.

Nel 2016 con alcuni rappresentanti del centro è riuscito ad incontrare il Santo Padre ed avete consegnato a lui un cane, che ricordo ha di quel momento?
“Rimarrà per sempre un momento storico. Lo abbiamo incontrato due volte, ricordo ancora la forte emozioni nel potergli parlare da vicino. Gli regalammo un cane, che chiamammo Francesco ed il Santo Padre fu felicissimo di quel gesto. “Voi vedete cose che noi non possiamo vedere…” disse Papa Francesco ad una non vedente che gli raccontò la sua storia sottolineando la libertà che le aveva regalato il cane guida: “Noi siamo né diversi né uguali – sottolineò -, ma liberi”. É stata un’esperienza memorabile e che mi ha lasciato una profonda serenità e conferma del grande carisma e umanità che il Santo Padre trasmette attraverso anche i suoi messaggi quotidiani. Un incontro che ci ha lasciato una carica talmente forte che oggi solo a ripensarci ritroviamo nelle parole del Papa la forza per continuare e proseguire nella nostra missione”.

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