A messa nel campetto dell’oratorio

Intervista a Interris.it di don Maurizio Mirilli, parroco del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi nel popolare quartiere romano Prenestino-Labicano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:03
“Nel campetto dell’oratorio si entra da un ingresso e si esce da un altro per evitare assembramenti- spiega a Interris.it don Maurizio Mirilli, parroco del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi nel popolare quartiere romano Prenestino-Labicano-. Durante la messa i segni a terra indicano alla gente la posizione da rispettare per mantenere la distanza di sicurezza. Ai volontari che regolano e sorvegliano la partecipazione fornisco delle pettorine con la scritta “staff” per essere facilmente riconoscibili”. E aggiunge il sacerdote: “Sono le stesse pettorine che abitualmente vengono utilizzate per il servizio d’ordine nelle feste parrocchiali”.
Il Papa ha raccomandato creatività pastorale per riuscire a superare questo momento difficile. Come nasce l’idea di celebrare nel campo dell’oratorio parrocchiale?
“Avevo già celebrato nel campetto dell’oratorio il giorno prima del lockdown per garantire maggior sicurezza. Nel campetto posso accogliere 350 fedeli nel rispetto della distanza prevista e senza problemi di afflusso e deflusso. E poi così anche gli ammalati che abitano intorno alla parrocchia possono partecipare dalle loro finestre”.
Come vengono garantite le misure anti-contagio durante le Messe all’aperto nella sua parrocchia?
“I volontari controllano che tutti indossino bene le mascherine, che entrino ed escano uno alla volta e che si posizionino nei posti segnati a terra, distanziati tra loro ad un metro e mezzo. Prima della distribuzione dell’eucarestia sia il sacerdote che i fedeli si sanificano le mani. Si sta in piedi e chi ne ha bisogno si porta la sua seggiola da casa”.
Come si era organizzato per dire messa dal campanile durante il lockdown?
“Avevo portato tre casse in cima al campanile e sistemato un tavolino sotto una campana per celebrare. Durante l’omelia mi spostavo sui quattro lati per farmi vedere da tutti coloro che seguivano dai balconi”.
Come ha accolto la popolazione della sua parrocchia il ritorno alla messa con i fedeli e la novità delle celebrazioni nel campetto?
“La gente è molto contenta, ha apprezzato l’idea e all’aperto si sente al sicuro. In queste prime Messe sono venute il doppio delle persone che normalmente partecipavano alle celebrazioni”.
Chi la aiuta per mettere in sicurezza le cerimonie? Quali sono le difficoltà delle messe all’interno?
“Mi aiutano a turno le persone che frequentano i gruppi parrocchiali. All’interno posso accogliere solo 100 persone per ogni Messa. Sarei costretto a moltiplicare le celebrazioni senza garantire l’accesso a tutti. Sarebbe poi molto complesso gestire in sicurezza l’entrata e l’uscita dei fedeli e sanificare tutta la chiesa dopo ogni Messa. All’interno non posso, per il momento, garantire un ambiente sicuro e sanificato. Anche se su seicento posti ne faccio occupare 100 per ogni messa, dopo ciascuna delle 5 messe domenicali bisognerebbe far lavare 700 metri quadri di  pavimenti e pulire ciascun banco. Oltre al costo, come faccio a fornire gli igienizzanti? All’aperto, invece, non essendoci né panche né sedie, non è necessario sanificare tutto dopo ogni messa. I  fedeli stanno in piedi o si portano da casa uno sgabello che è un oggetto personale”.
E per le confessioni?
“Confesso per appuntamento e mai durante le messe. Le confessioni avvengono in una stanza grande al di fuori dell’orario delle celebrazioni. Si sta seduti su un banco a distanza”.

E se piove?
“Allestirò un gazebo per mettere al riparo l’altare. I fedeli si proteggeranno dalla pioggia con gli ombrelli. Quando il maltempo sarà particolarmente intenso, non si celebrerà la messa”.

Come fa per distribuire la comunione?
“Mi disinfetto le mani con un gel e metto guanti monouso prima di distribuire la comunione nelle mani dei fedeli che devono a loro volta igienizzarsi prima di riceverla. Il parroco è il legale rappresentante e ha la responsabilità di ciò che avviene durante la celebrazione. Sono molto prudente. Serve buon senso da parte di tutti. E appunto se piove a dirotto e per le intemperie del clima non posso celebrare nel campetto dell’oratorio, la situazione diventa ingestibile e la messa non può svolgersi”.

Come si prepara alla celebrazione?
“E’ richiesta un’organizzazione complessa. Ci sono da portare all’esterno le casse per l’acustica, i vasi liturgici e i libri sacri, i microfoni portatili per me e per chi fa le letture che poi vanno sanificati al termine della funzione. E serovono volontari per regolamentare l’ingresso e l’uscita”.

Durante la settimana qual è la programmazione delle funzioni?
“Dal 18 maggio ho ritenuto di partire inizialmente con quattro messe a festività (una il sabato,due la domenica mattina, una la domenica sera) e due messe al giorno durante la settimana. Prima della pandemia nella mia parrocchia venivano in media 1500 persone ogni domenica. Nel campetto dell’oratoria ne posso far entrare in sicurezza al massimo 350 per ogni messa. E’ indispensabile per me essere molto cauto e rigoroso. Le persone senza mascherine non possono partecipare, finora non ci sono stati problemi. Se qualcuno si impunta dovrò chiamare la polizia come mi è capitato durante il lockdown”.

In quali occasioni?
“In due funerali ho dovuto chiamare la polizia perché volevano partecipare più delle 15 persone previste dal decreto”.

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