MARTEDÌ 12 NOVEMBRE 2019, 11:34, IN TERRIS

ANNIVERSARIO

Mattarella: “Nassiriya è un vincolo morale”

La telefonata del Papa a una vedova dell’attentato in Iraq

GIACOMO GALEAZZI
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I feretri dei caduti di Nassiriya. A destra, il presidente Mattarella
I feretri dei caduti di Nassiriya. A destra, il presidente Mattarella
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i familiari dei caduti esprime “la sentita riconoscenza della Repubblica e i sentimenti della mia affettuosa vicinanza". In occasione della giornata dedicata ai caduti militari e civili nelle missioni internazionali e a 16 anni dalla strage di Nassiriya, in cui morirono 28 persone (19 italiani, tra cui 12 carabinieri e cinque soldati, e 9 iracheni), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella invia un messaggio al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. L’incidente più grave nel quale siano stati coinvolti nostri soldati dalla seconda guerra mondiale.


Sfide insidiose contro l’umanità

"L'esempio dei nostri caduti rappresenta un vincolo morale per la continuità del contributo del nostro Paese nei diversi ambiti: le donne e gli uomini presenti nelle diverse aree di conflitto sanno di poter contare sul concorde sostegno del popolo italiano - evidenzia il Capo dello Stato -. I conflitti e le tensioni, spesso provocati e sostenuti da forme di terrorismo transnazionale rivolte a sovvertire i principi di convivenza, rispetto dei diritti umani, libertà, vedono impegnata l'intera comunità internazionale per affrontare sfide insidiose contro l'umanità". Inoltre “lo slancio e l'altruismo di quanti hanno donato la propria vita per il bene comune è fonte di riflessione per tutti i cittadini, che nel loro agire quotidiano sono chiamati ad un contributo egualmente prezioso per la civile convivenza e il progresso della comunità nazionale e internazionale”.  


Aree di crisi

Per la presidente del Senato, Elisabetta Casellati quello di Nassiriya "fu l'attacco più grave subito dai nostri militari impegnati nelle missioni di pace nelle aree di crisi. Un tributo di sangue pesantissimo che il nostro Paese ha dovuto pagare alla causa della pace, della libertà e della sicurezza dei popoli. I civili e i soldati che persero la vita a Nassiriya sono caduti per la patria che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare". Alla vigilia del 16esimo anniversario della strage di Nassiriya domenica si è verificato un attentato in Iraq contro militari italiani. Cinque feriti, di cui tre gravi, il bilancio. Il Sir ha intervistato Margherita Coletta, vedova di Giuseppe, brigadiere dei Carabinieri caduto a Nassiriya, ricordato, insieme ai suoi compagni e a tutti i caduti del terrorismo, dal Presidente della Repubblica.


La forza per andare avanti

Quel 12 novembre di 16 anni fa, racconta Coletta, “mi è rimasto dentro, ci accompagna sempre, me e mia figlia, in ogni istante della nostra vita: ricordo le parole che ci siamo detti al telefono nelle ultime ore prima dell’attentato; mi rimane soprattutto l’orgoglio e la fierezza per quello che Giuseppe insieme ai suoi colleghi faceva, oltre alla consapevolezza che la morte non è una fine ma è sempre un inizio”. La vedova del brigadiere racconta all’agenzia dei vescovi dove ha trovato la forza per andare avanti: “A parte la solidarietà e l’affetto di parenti, amici e di tanti italiani, la grande forza mi è venuta dalla fede in Cristo. Molti i messaggi di vicinanza anche da persone che non conosco e alle quali sono molto grata, ma poi uno rimane solo, in casa, e allora è solo Gesù che può dare forza”.


Consapevolezza dei rischi

I coniugi Coletta erano già stati duramente provati dalla perdita del figlio Paolo malato di leucemia. “Sapevo che Giuseppe correva dei rischi ma stava facendo la cosa giustaperché portare aiuto a gente che soffre e ha bisogno di noi è l’unica cosa da fare - spiega al Sir -. Non poteva essere altrimenti. In me, come dicevo, la fierezza per quello che lui e i suoi colleghi facevano prevale sul dolore, ma so che la mia forza non viene da me: è Gesù a darmela. Continuo ad essere fiera di tutti i ragazzi che anche oggi scelgono di allontanarsi da casa, spinti del desiderio di spendersi per gli altri. In fondo è l’amore di Dio che fa scattare questa molla”. Ma, aggiunge, “quando questo amore non c’è nel cuore dell’uomo, allora avvengono le cose più disumane: penso ai tre vigili del fuoco caduti nei giorni scorsi nell’esplosione della cascina nell’Alessandrino. Prima di compiere un’azione tento di chiedermi: Gesù che cosa farebbe al mio posto? Se al centro della nostra vita ci fosse Lui, quante tragedie e sofferenze verrebbero evitate”.


Nel cuore dell’uomo

Afferma Coletta: ”Non ho mai provato rabbia, né odio, né rancore. Dopo l’attentato di Nassiriya ce ne sono stati molti altri, compiuti da persone che nella loro mente seguono un’idea distorta di Dio per giustificare le loro azioni efferate. E’ nel cuore dell’uomo che deve cambiare qualcosa. Non ho mai provato odio perché ho pensato che anche gli autori di quell’attacco suicida potessero avere mamme, mogli, figli”. E come ci insegna Gesù, bisogna pregare per coloro che ci perseguitano. Per grazia di Dio ci riesco. Ma non ho alcun merito. E’ sempre la fede a darmene la forza. Nei miei momenti di sconforto e buio totale penso a Gesù in croce. Se Dio ha permesso che Suo figlio morisse così, chi siamo noi per non seguirlo? Se lo amiamo dobbiamo seguirlo”. Poi racconta. Una sera, pochi giorni dopo l’attentato, c’erano a casa nostra, allora abitavamo a San Vitaliano, alle porte di Napoli, alcuni amici di Giuseppe. Mi dissero: “Dobbiamo fare qualcosa per tenere viva la sua memoria”.


La chiamata di Francesco

Così, per accontentarli, ho accennato all’idea di creare un’associazione. Le cose sono andate in modo molto semplice, questa associazione è un segno dell’amore di Dio, nulla di pretenzioso, un modo per portare aiuti concreti con progetti a breve termine a persone in situazioni difficili: da chi ha bisogno della spesa quotidiana a bimbi che soffrono di malattie oncologiche come il nostro piccolo Paolo. Insomma quello che Dio ci ispira”. E “per Natale i ragazzi pasticcieri del carcere Due Palazzi di Padova prepareranno dei panettoni artigianali per sostenere un nostro progetto in Burkina Faso. Ma mi fa piacere ricordare anche la statuina di San Giuseppe dormiente del 2017, la prima delle quali l’abbiamo regalata al Santo Padre, particolarmente affezionato a questa immagine. Le faccio una confidenza”. Il Papa le ha telefonato per ringraziarla: “Non me l’aspettavo, ero a casa quando ha squillato il cellulare. Sentire la sua voce è stata un’emozione grandissima, ha benedetto tutti i nostri progetti. In questi anni ho ricevuto molti doni che non merito però dico a Gesù: “Me li piglio tutti””.

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