MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2018, 10:07, IN TERRIS


MIGRANTI

"Fake news della ong sui morti in mare"

Due giornalisti smentiscono le accuse alla Guardia costiera libica. E intanto un'altra nave vaga nel Mediterraneo

GIACOMO DE SENA
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Ong in azione
Ong in azione
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a dura accusa di Open Arms alla Guardia costiera libica è rimbalzata sui media di tutto il mondo: una donna e un bambino che si trovavano a bordo di un gommone in difficoltà sarebbero stati lasciati morire dai militari libici. L'ong spagnola ha anche pubblicato delle immagini, forti, al fine di dimostrare l'autenticità dell'accusa, a seguito della quale si è alzato un vespaio di polemiche. Indice puntato nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini (ma anche del suo predecessore al Viminale Marco Minniti), rei di aver stretto accordi con la Libia e di essere dunque complici di simili tragedie. Tra i più agguerriti, lo scrittore Roberto Saviano, autore di un post al vetriolo contro Salvini.


La smentita alla ong

Nelle ore successive, quando ormai il dibattito aveva raggiunto punte estreme, è giunta però una doppia smentita. Ci sono due testimoni, una giornalista tedesca e un cronista libico, il cui racconto contraddirebbe quello di Open Arms. "In mare non c'erano corpi", sostengono i due. La donna si trovava proprio a bordo della nave dell'organizzazione non governativa nel momento dei soccorsi alla camerunense poi recuperata. E negherebbe la ricostruzione di Oscar Camps, fondatore di Open Arms. La giornalista tedesca racconta a Il Messaggero che i libici “hanno fatto un ottimo lavoro e dimostrato tanta umanità”, ma spiega anche che “se la Marina libica avesse mezzi all’avanguardia potrebbe meglio intervenire: non hanno nemmeno i radar notturni”. A fine giugno il Consiglio dei ministri italiani, nell'ambito della cooperazione con la Libia per il contrasto all'immigrazione clandestina, ha deciso di fornire altre 12 motovedette alla marina libica. Marina libica che si difende dalle accuse dell'ong ricordando che negli anni scorsi ha salvato "80mila persone nonostante la carenza di equipaggiamenti e le condizioni difficili". E ancora: “Non è nostra abitudine lasciare vite umane in mezzo al mare, la nostra religione ce lo proibisce. Tutto ciò che è successo e succede, i disastri in mare sono causati dai trafficanti, interessati solo al guadagno, e dalla presenza di ong irresponsabili come questa”.


Altra barca di immigrati alla deriva

Lo scambio di accuse avviene mentre nel Mediterraneo la giornata si apre con un nuovo braccio di ferro tra governi Ue e ong. Secondo il portale InfoMigrants, in mare ci sarebbe una nave, la Sarost 5, con 40 migranti a bordo che da diverse ore vaga in mare in attesa di trovare un porto dove riparare e far sbarcare le persone. L'imbarcazione in questione è un cargo di rifornimento della gas Misak, società che al largo della Tunisia gestisce una piattaforma di estrazione del gas. Secondo quanto riportato da InfoMigrants, né Malta, né l'Italia e neppure la Tunisia avrebbero dato l'autorizzazione ad approdare. "Abbiamo un uomo ferito e una donna incinta di sei mesi a bordo - avrebbero fatto sapere dalla Saros 5 - Le razioni di cibo presto si esauriranno, abbiamo scorte per due giorni e 30 fardelli d'acqua da sei bottiglie". Il barcone sarebbe partito dalla Libia con a bordo persone originarie di Egitto, Mali, Nigeria e Bangladesh, avrebbe rotto il motore al largo della costa libica e sarebbe andato alla deriva verso la piattaforma Saros 5.

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