La verità è che nessuno sa chi sia davvero Alexei Navalny

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FILE - In this Jan. 28, 2018, file photo, Russian opposition leader Alexei Navalny, centre, attends a rally in Moscow, Russia. Navalny is an anti-corruption campaigner and the Kremlin’s fiercest critic. He has outlasted many opposition figures and is undeterred by incessant attempts to stop his work. (AP Photo/Evgeny Feldman, File)

Solo una cosa ancora poteva fare, Vladimir Putin, dopo aver tentato di uccidere Alexei Navalny: metterlo in quello che una volta sarebbe stato chiamato gulag, perché è lì che il principale oppositore del governo russo passa adesso le sue giornate da Ivan Denisovic. Difficile immaginare che Navalny non l’avesse messo nel conto, perché in fondo questo duello che un po’ affascina, un po’ confonde e un po’ preoccupa noi occidentali ha da tempo svelato i suoi tempi e le sue mosse. E sono – questi e quelli – tipici di ogni lotta per il potere che si svolge, sempre diversa e sempre uguale, nei cortili e nelle stanze del Cremlino.

Con il suo ritorno in patria, dopo essere stato salvato dal caso e dai medici tedeschi che lo hanno ripreso per i capelli a dispetto dei sicari, Navalny ha infatti scelto di seguire la strada dei grandi rivoluzionari mistici del suo paese. Ci vengono in mente due esempi. Il primo è quello di Vladimir Ilic Ulianov, che fu messo sempre dai tedeschi su un vagone piombato, a fare la Rivoluzione d’Ottobre con il nome di Lenin. L’altro, ancor più affascinante, è Aleksandr Solgenitsin, il Nobel per la letteratura esiliato dall’Urss e che in Russia tornò dal suo romitaggio nel Vermont. Il suo non fu un ritorno, ma un’epica avanzata per le province russe di un uomo che, ieratico come un’icona, aveva deciso di incarnare l’anima profonda della Santa Madre.
Di precedenti ce ne sarebbe anche un terzo, e lo citiamo non tanto per statistica quanto perché secondo noi era quello che Navalny aveva in mente, salendo sul volo da Berlino che, come un treno piombato, lo avrebbe lasciato uscire solo una volta a destinazione. Si tratta della cavalcata verso Mosca di Demetrio il falso figlio di Ivan il Terribile, pronto a reclamare il trono contro Boris Godunov. Ma Putin, di fare la fine di Godunov, non ha alcuna voglia. Ma anche questo Navalny lo sapeva.
La verità è che, in fondo, nessuno sa chi sia davvero Alexei Navalny. Perché di lui si sa tutto, quindi troppo. Succede quasi sempre, con chi ha tanti follower su un account. La sua biografia ci parla di un liberale divenuto nazionalista, per poi pentirsi ed avviare una campagna contro la corruzione combattuta sui social. Il suo movimento, Narod, ha un nome traducibile come “gente” ma anche come “popolo” (inteso come il Volk tedesco). Ha iniziato, parrebbe di poter dire, leggendo i manuali su cui si è formato Beppe Grillo, comprando cioè le azioni delle compagnie pubbliche per intervenire alle assemblee degli azionisti. Il suo obiettivo dichiarato è la casta, anche questo un tema caro al populismo italiano.
Del suo programma politico si sa altrettanto poco, perché i social non favoriscono certo il ragionamento e l’uso delle subordinate nell’enunciazione del pensiero. Promuove una sorta di devoluzione dei poteri alle autorità locali e alle grandi città (qualcosa di simile avvenne immediatamente dopo il 1992), ma lascia aperto il dibattito su come realizzarla. Si dice deluso dal capitalismo (e chi non lo sarebbe, tra chi lo ha conosciuto in Russia tra il ’92 ed il 2020?) ma non suggerisce un modello alternativo di sviluppo. Non pare avere sostenere in modo particolare la democrazia parlamentare, né la sua esperienza delle carceri e dei tribunali nazionali parre averne fatto un sostenitore della separazione dei poteri. Insomma, in lui prevalgono gli elementi di confusione.
Chi ha di fronte lo si sa benissimo. Non c’è bisogno di molte spiegazioni. L’autocrazia russa trova in Putin il suo momento di sintesi, e nel nazionalismo imperiale la sua ideologia. Del resto anche la stessa Urss, una volta dimostrato il fallimento del marxismo-leninismo, alla propria potenza imperiale dovette aggrapparsi per sopravvivere.
Il duello tra i due è qualcosa di facile da raccontare, persino di entusiasmante perché Navalny ha la sfrontatezza di un Maccabeo e la capacità di sacrificio di un Maroncelli. Basta, tutto questo per pensare che al Cremlino un giorno potrà sedere un leader democratico?
Il presente non è per nulla piacevole, il futuro è un’incognita. Povera Santa Madre Russia.

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