L’unico modo per impedire la circolazione del Coronavirus

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L’arrivo del vaccino è stato accolto con entusiasmo proprio perché l’unico antidoto in grado di sconfiggere il Covid. In un primo momento davanti a quantità limitate di siero a disposizione, la scelta di somministrarlo ai più fragili, agli anziani e a limitate categorie di lavoratori come gli insegnanti per consentire il ritorno delle attività in presenza, aveva trovato molte voci critiche. Scelta, ritenuta da molti, come un ingiusto privilegio. L’ulteriore fase caratterizzata da un aumento massiccio di disponibilità del siero ha consentito di procedere speditamente verso la realizzazione della c.d. immunizzazione di massa.

Ma proprio quando il vaccino diviene effettivamente un diritto senza alcuna limitazione, almeno per i cittadini appartenenti ai Paesi ricchi, insorge il movimento sintetizzato con l’espressione “no vax”. I contrari al siero oppongono un fermo rifiuto all’inoculazione. Una netta presa di posizione fondata sulla falsa credenza, diffusa soprattutto dai social, che i vaccini nuocciono gravemente alla salute. Così, mentre i contestatori del green pass si organizzano con toni preoccupanti, il Governo approva l’obbligatorietà del Certificato verde. Per evitare il propagarsi di una nuova variante molto più contagiosa della versione originaria del Coronavirus molti Paesi tra cui la Francia e l’Italia ricorrono al Green pass che interessa, in primo luogo, tutti coloro che operano dentro gli istituti scolastici ed universitari e serve per entrare in cinema e teatri e per praticare sport. Si giunge alla necessità del Green pass pure per svolgere attività lavorativa nel settore privato. Il passaporto verde diventa obbligatorio per milioni di lavoratori.

Non si tratta di introdurre la vaccinazione obbligatoria ma di consentire un ritorno alla normalità, evitando una nuova ondata di contagi. Insomma, una spinta “gentile” verso la completa immunizzazione. Un ulteriore passo per giungere alla immunità sociale. Se non bastasse il Governo non escluderebbe del tutto l’idea dell’obbligo vaccinale. Giustamente il Green pass è richiesto anche per l’ingresso nei palazzi istituzionali, deputati e senatori sono tenuti ad esibirlo per entrare in Parlamento. La massima sede della rappresentanza politica deve rappresentare un esempio nell’impegno contro il Coronavirus. In tale direzione va il decreto del Governo con cui si precisa che “gli organi costituzionali, ciascuno nell’ambito della propria autonomia, adeguano il proprio ordinamento all’obbligatorietà del certificato verde entro il 15 ottobre”.

Ad ogni modo, la Costituzione consente il ricorso all’obbligo di vaccino, con l’unico limite che sia una legge a stabilirlo. Infatti, il principio di libertà di cura e il correlativo divieto di trattamenti sanitari obbligatori trovano un sicuro limite dinanzi a straordinarie esigenze di tutela dell’incolumità e della salute pubblica.

Del resto, l’orientamento costituzionale è confermato da una recente decisione (n.116 del 2021) della Corte di Strasburgo, chiamata ad esprimersi sul ricorso dei genitori contro una legge della Repubblica Ceca che preclude l’iscrizione alla scuola primaria dei bambini non vaccinati.

La sentenza ha affermato che la limitazione alla libertà di autodeterminazione causata da una norma che impone l’obbligo vaccinale è consentita. Purché trovi fondamento in una legge che sia scritta con sufficiente precisione rispetto agli effetti che la vaccinazione può comportare. Il principio di necessità in una società democratica risponde a un “urgente bisogno sociale” in vista della tutela, soprattutto dei fragili, si può chiedere al resto della popolazione di assumere un rischio minimo in forma di vaccinazione.

Al di là delle singole opzioni a tendenza promozionale o impositiva gli Stati hanno il compito di proteggere la salute pubblica che richiede misure di prevenzione e contrasto delle epidemie.

Mentre l’Italia è alle prese con il dibattito, quasi surreale, di dover giustificare la vaccinazione contro il Covid, nel contesto internazionale la vera sfida è garantire la c.d. terza dose per i più esposti e il diritto all’immunizzazione per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Ne sono consapevoli i leader della terra e il tema della vaccinazione generalizzata al centro del G20 che si terrà a Roma a fine ottobre. Per uscire definitivamente dalla pandemia occorre garantire un’ampia distribuzione dei vaccini nei Paesi poveri. Uno sguardo sulla campagna vaccinale su scala mondiale evidenzia fortissime diseguaglianze. Secondo i dati riportati dall’Oms, nel continente africano soltanto il 2% della popolazione adulta ha avuto la somministrazione della doppia dose.

Il progetto Covax si prefigge l’obiettivo di superare le diseguaglianze che riguardano l’immunizzazione nelle diverse aree del mondo. Solo così sarà possibile impedire la circolazione del virus. Il Premier Draghi ha assicurato l’impegno dell’Italia per sostenere la campagna di vaccinazione universale, in ogni segmento del pianeta, dall’Africa all’America Latina. In un mondo interconnesso sarebbe illusorio pensare di contrastare le crisi planetarie rinchiusi nel nostro piccolo orticello.

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