Senza Renzi che governo giallo-rosso?

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L'esperienza del governo Conte II è molto delicata ed una sfida, considerate le distanze di partenza e la scissione di Matteo Renzi dal Partito democratico, che renderà più complicato gestire i punti del governo. La scissione da parte di Matteo Renzi a oggi è incomprensibile. La gestione della crisi di governo durante tutto il mese di agosto ha dimostrato la capacità egemonica di Renzi, indipendentemente dal fatto che egli è formalmente in minoranza all'interno del Partito democratico. Renzi, inoltre, dicendo che il Pd è irreverisibilmente un partito conservatore fa un errore di analisi che lo confina in un recinto minoritario dove non potrà affermare con forza le volontà riformatrici che aveva sinora palesato. 

Ora il governo si prepara a sfide più ampie. Luigi Di Maio caldeggia il taglio dei parlamentari fra le prime riforme del Conte II. In merito, va specificato che si tratta di un accordo, fatto in funzione della formazione del Governo, per inserire quel provvedimento in un contesto più ampio, cioè che si faccia carico delle conseguenze e che porti a rivedere i regolamenti parlamentari, la legge elettorale ed altri elementi costituzionali, come il voto dei diciottenni per eleggere al Senato e la presenza dei presidenti di regione in Senato in occasione del voto delle leggi sull'autonomia differenziata. Quindi sì al taglio di deputati e senatori, purché ci sia un contesto con tali punti: non è importante che tutte le parti di questo contesto siano votate insieme, però che il contesto sia chiaro nel momento in cui si vota la riduzione dei parlamentari.

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