Scuola: l’irrisolta questione dei precari

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Il mondo della scuola non ha pace: ogni anno alcuni mesi hanno i loro “santi dedicati”. I mesi da luglio a settembre sono dedicati all’irrisolta vicenda dei precari, che rischia di incancrenirsi; a giugno i riflettori sono puntati sull’Esame di Stato Conclusivo e sul curriculum degli studenti con le fazioni contrapposte che sfoderano il “classismo” delle scuole di eccellenza, che anche i poveri potrebbero frequentare se fosse garantita la libertà di scelta educativa; i mesi di dicembre e gennaio sono dedicati ai compiti delle vacanze di Natale: etici o non etici?

In realtà un profondo malessere tocca tutti i gangli vitali della Scuola pubblica, paritaria e statale, come indicato seguito.

I giovani docenti delle scuole paritarie si percepiscono “di serie B” riguardo all’accesso ai titoli abilitanti; molti altri, per contro, vincitori di concorso pubblico, hanno rinunciato alla cattedra statale per restare con soddisfazione nelle paritarie serie e di eccellenza; accanto a queste ultime, una minoranza di paritarie (ma anche una sola sarebbe troppo), prive del dovuto controllo dello Stato, delinquono attraverso il rilascio di titoli fraudolentiI gestori delle scuole paritarie, consapevoli di lavorare duramente e di dare un servizio alla società pagato doppiamente dalle famiglie, cedono alla tentazione di chiudere.

Sul fronte delle statali, dirigenti e docenti lamentano, i primi, la carenza di organico e di fondi e, i secondi, anni di precariato a tempo determinato, con il licenziamento a giugno e la riassunzione a settembre, quando va bene. E’ reale, rispetto alla mancanza di fondi, il costo di 8.500/10Mila euro annui di un allievo della scuola statale, senza calcolare le “offerte obbligatorie” di diverse centinaia di euro richieste ai genitori delle stesse pubbliche statali, forse sempre meno disposti ad accettare carenze abissali nella qualità delle strutture e – peggio – dell’insegnamento, evenienza aggravata dalla DAD.

E’ evidente che, fra le questioni aperte, quella del lavoro è di primaria importanza, ma ad impossibilia nemo tenetur: dare a tutti i precari il posto di lavoro, per la cattedra desiderata e vicino a casa. Chi lo promette, inganna e mente. Non solo: i problemi vanno affrontati con uno sguardo onesto e intelligente, che tenga presenti più variabili. Sostenere i docenti di religione che rivendicano da anni di precariato il posto fisso (non possono neanche stipulare un mutuo) non si concilia con la presenza di Istituti di Scienze Religiose che continuano sfornare docenti di religione. Capita che per un cavillo burocratico questi si vedano assegnare il posto che i primi vanterebbero come un diritto. Qual è il senso di immettere nuovi docenti, per scavalcare chi è in attesa di stabilizzazione?

La verità è che il disagio, la sofferenza e la precarietà creano un bacino elettorale, politico e sindacale fidelizzato, i cui “gestori” scaricano le responsabilità dei problemi sulla politica e sulla burocrazia che si nutre dello spreco: c’è chi ha promesso ai precari di seconda fascia delle paritarie il posto nella statale, per poi pentirsene amaramente: “Se apriamo il concorso abilitante anche a quelli delle paritarie con un solo anno di insegnamento, otteniamo che questi si abilitano… ma poi scontentiamo il nostro elettorato che si vedrebbe forse privato del posto di chi dalla paritaria passa alla statale”.

Nel corso degli ultimi 12 anni è stato detto che per tutti i docenti titolati era possibile avere un ruolo, una cattedra secondo la propria classe di concorso e pure nelle vicinanze della propria abitazione. Su questa narrazione poco realistica sono state fondate campagne elettorali e tesseramenti sindacali. Intanto la realtà restituisce questa immagine:

  • mancano più di 150.000 docenti e il 90% dei disabili (285mila allievi) è senza docente di sostegno assegnato;
  • complessivamente il 15,7% dei docenti in servizio è precario: come dire che c’è un precario ogni 6-7 insegnanti in servizio. Da qui l’insicurezza e l’instabilità per un enorme numero di persone e la provvisorietà e la discontinuità didattica per tanti studenti.
  • è stata promessa agli esiliati la mobilità, tralasciando il particolare non proprio secondario che la punta di maggior precariato è al Nord Est mentre le al Sud c’è “soltanto” il 10,7% di precariato (un precario ogni 10 insegnanti), con la punta minima della scuola primaria ferma al 4,5%. La Campania risultava la regione con meno precari, con il 9,3% (la scuola primaria al 3,4%). Un altro dato non messo in evidenza è che, degli 8Mln di studenti, più di 1 milione e 400mila allievi sono in Lombardia, su 7.770 scuole, mentre 285 mila allievi sono in Calabria su 2.700 scuole

E’ evidente che, per oltre un decennio, si è promesso l’impossibile ai docenti, ignari di questo scenario. Ora è il tempo delle scelte scomode:

  • raccontare questa verità, così come è, ai cittadini italiani;
  • fare un censimento che renda chiaro quanti docenti ci sono in Italia, per classe di concorso e per residenza; specularmente si scriva quante scuole esistono, quante classi libere da qui a 10 anni e dove sono collocate geograficamente.

Si verificherà che la domanda della scuola non incontra l’offerta dei docenti per cattedra. Servono docenti di matematica e di lingue, e servono a Milano, mentre esistono docenti abbondanti di lettere a Catania, dove non avranno mai la possibilità di acquisire la cattedra. Da qui le soluzioni scomode. Ma senza questa operazione verità avremo, per esempio, un sindacato che non intercetta la realtà, il vero bisogno della Scuola italiana; purtroppo in questo malessere si rischia di mettere i diritti allo scontro, ci si sentirà meno rappresentati e i rappresentanti saranno meno significativi.

Serve dunque introdurre il censimento dei docenti e delle cattedre per incrociare davvero domanda e offerta. Il Covid ce lo impone. E’ urgente che siano avviati percorsi di abilitazione per i docenti che insegnano sia nelle scuole paritarie sia nelle statali e che si vedono trattati come docenti di serie B, “precari a tempo indefinito”, esseri umani che non mangiano a luglio e ad agosto… Il reclutamento e la valorizzazione del personale scolastico ponga le basi per costruire un nuovo modello di Scuola. Tutto ciò deve trovare forme concrete di realizzazione nei percorsi di formazione degli insegnanti, dalla formazione iniziale a quella in servizio, rendendo coerenti i diversi modelli formativi. Molto importante è il tema del reclutamento: secondo le linee programmatiche presentate dal Ministro, “saranno ridisegnate le procedure concorsuali per l’immissione in ruolo del personale scolastico, prevedendo una periodica continuità delle prove e stabilità delle cattedre, anche rafforzando, secondo modalità innovative, la formazione”. In particolare si legge che “La riforma persegue l’obiettivo strategico di innalzare la qualità del sistema di istruzione del nostro Paese, attraverso il reclutamento di personale docente adeguato a formare giovani preparati ad affrontare le sfide del lavoro del prossimo futuro”.

Direbbe don Abbondio: “Ne va…ne va la vita!”

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