Quelle previsioni economiche che rincuorano l’Ue

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Il mondo è ormai fiaccato da questo virus che sembra avere mille vite, in quanto è in grado di mutare rapidamente per sopravvivere agli sforzi che l’umanità sta mettendo in campo per arginarlo. Ma la vita continua, come la storia ha dimostrato nelle migliaia di pandemie che si sono succedute nei precedenti millenni.

L’Italia è al momento uno fra i paesi più resilienti del mondo, come è stato riconosciuto anche dall’Economist, una rivista inglese che non era mai stata tenera con il nostro paese. Tale resilienza è dovuta senz’altro al lavoro e all’intraprendenza del popolo italiano, ma non sarebbe stata possibile senza l’appartenenza del nostro paese a quell’Unione Europea che ha deciso di vaccinare a marce forzate, di sostenere fortemente i redditi dei suoi cittadini e di rilanciare l’economia con un piano di investimenti di grandi proporzioni attraverso il NGEU.

Dopo la caduta delle attività economiche nel 2020 di oltre il 6%, nel presente anno la ripresa generale è pari al 5%, con alcuni paesi che hanno fatto meglio, come l’Irlanda (15%), la Grecia (7,1), l’Italia e la Francia (tra 6,2 e 6,5), mentre la Germania è al 2,7, l’Olanda e la Svezia al 4 e la Spagna al 4,6. La previsione per il 2022 è di una crescita media della UE al 4,3% e per il 2023 al 2,5%. Nella prima metà del 2022 tutta la UE dovrebbe ritornare ai livelli di reddito pre-pandemia, per riprendere poi un trend crescente a tassi moderati.

Queste stime, che descrivono un’evoluzione molto positiva della situazione economica europea, non tengono però conto degli effetti moltiplicativi che si possono creare dall’innesco di spesa pubblica sugli investimenti privati, soprattutto nella direzione della lotta al cambiamento climatico e della diffusione delle tecnologie digitali, oltre che degli investimenti nel campo della salute. Ci si potrebbe dunque aspettare uno scenario ancora migliore di quello sopra rappresentato, se non assistessimo in questi giorni ad un rialzo molto improvviso dei contagi da Covid e questo è un rischio davvero serio e imprevisto, che non siamo ancora in grado di quantificare.

In ogni caso, qualsiasi sia il trend che prevarrà, la principale condizione per realizzare quanto è realizzabile è che ciascuno sia disposto a dare il proprio contributo, senza lasciarsi prendere dallo sconforto. Quanto peggiori erano le pandemie del passato in termini di perdita di vite umane e di disorganizzazione dell’economia! Eppure i nostri antenati non si erano persi d’animo. Vogliamo noi oggi dimostrarci meno capaci di resistere alle avversità? Le “mollezze” a cui eravamo abituati ci hanno sfibrato a tal punto?

È necessaria una forte ripresa di coraggio e responsabilità. Occorre anche provvedere a correggere gli errori che si erano fatti in precedenza con l’eccessivo sfruttamento della natura e del lavoro e con una legislazione che permette ad alcuni limitati gruppi di diventare straricchi. Come sempre, il vero progresso non è solo legato all’aumento del PIL, ma anche ad una sua più equa distribuzione e a condizioni di lavoro dignitose e capaci di permettere un’armonia tra lavoro e vita di relazione. Infine, dobbiamo ricordarci che la capacità di limitare fortemente il virus passa dalla vaccinazione dell’intera umanità, un obiettivo cruciale ancora scarsamente compreso.

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