La pena sia sempre educativa: la proposta dell’Apg23

Suicidi in carcere
Foto di Ye Jinghan su Unsplash

Nascere e crescere in carcere – o negli istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam) – può avere delle serie ripercussioni nella vita futura di un bambino. C’è una letteratura che spiega come la presenza delle sbarre, il dover chiedere a qualcun altro prima di poter fare qualcosa da parte della mamma, possono creare dei problemi psicologici nei minori. Le prigioni e gli Icam non sono realtà adatte alla crescita di un bambino, dobbiamo trovare altre soluzioni.

Come prima cosa dobbiamo cambiare la nostra mentalità: non si può pensare che la soluzione ad alcuni problemi sociali sia il carcere. Sul territorio nazionale sono già presenti delle alternative, alcune offerte da noi, quindi dalla Comunità Papa Giovanni XXIII fondata dal Servo di Dio, don Oreste Benzi, ma anche da altre associazioni: ci sono strutture disponibili ad accogliere mamme in stato di gravidanza o con bambini che hanno commesso dei reati.

Come Apg23 proponiamo le case famiglie protette, vere famiglie dove un papà e una mamma con i loro figli possono accogliere persone che sono in difficoltà. Poi ci sono i Cec, ossia le Comunità educanti con i carcerati. Ultimamente abbiamo aperto una bella realtà per le donne incinta o con figli. Bisogna evitare il più possibile di separare la mamma dal bambino: la loro accoglienza deve essre fatto all’interno di un circuito comunitario.

La Costituzione dice chiaramente che le pene devono essere sempre educative. Queste realtà non sono un bonus che viene elargito alle persone che delinquono, bisogna imparare a guardarl con occhi diversi, come un luogo dove espiare la pena in maniera intelligente, tanto che la recidiva si abbassa notevolmente, fino al 12-15%. Questo perché i luoghi comunitari sono molto più adatti per svolgere i percorsi educativi necessari per eliminare alla radice sia la macro sia la micro criminalità.

L’omicidio di Giulia Cecchettin ha acceso di nuovo un faro sul tema dei femminicidi. Dal 1 gennaio ad oggi, nel nostro Paese, sono state uccise 102 donne. Non serve inasprire le pene, per eradicare il problema sono necessari percorsi di consapevolezza, la persona deve capire perché agisce in un certo modo, perché si lega a una donna in maniera morbosa e non sana, perché parla di amore ma in realtà lo confonde con il possesso. Bisogna entrare in questa dinamica ed eradicarla, ma non è il carcere che riesce a portare a compimento questo tipo di percorsi. C’è una società pronta ad aprirsi all’accoglienza di persone che hanno commesso reati e sono una grande risorsa. E’ questo ciò che un buon legislatore dovrebbe essere in grado di vedere.