Morti sul lavoro: una piaga che non può più essere tollerata

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Il tragico binomio dalla drammaticità ciclica di crescita economica, sviluppo produttivo, e aumento grave degli infortuni mortali sul lavoro non può più essere tollerato. Le risorse economiche del PNRR, gli incentivi economici e la spinta alla ripresa sono sicuramente segnali di grande rilevanza per un Paese che, come l’Italia, ha pagato molto le conseguenze della pandemia. Prima di tutto in termini di vite umane, ma in modo non meno rilevante sul fronte delle perdite, dal punto di vista dell’occupazione, del potere di acquisto delle famiglie, della certezza del lavoro.

Ma la crescita degli accadimenti mortali sul lavoro, confermata non solo dai dati pubblicati dall’INAIL, ma dalla quotidiana triste cronaca, non può essere il prezzo da pagare per una ripartenza degna di essere considerata tale. I segnali sono già evidenti di un fenomeno che si sta consolidando e che se non interrotto andrà solo crescendo. La forte migrazione che sta avvenendo tra le occupazioni deve prevedere interventi specifici di accompagnamento nell’acquisizione delle nuove competenze. Con la flessione importante avuta in molti settori, a partire dalla ristorazione e dal turismo, molti lavoratori stanno approdando al mondo dell’edilizia, in forte crescita e ricerca di manodopera per far fronte all’ampia richiesta di interventi spinti dal bonus del 110%, così come anche i grandi lavori che si andranno a realizzare sul piano delle reti infrastrutturali della mobilità ferroviaria e dell’energia, resi possibili dai finanziamenti comunitari.

Se le modifiche normative recenti in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro hanno indubbiamente posto le premesse per una stretta di vite rilevante in termini di prevenzione e repressione, compresa la riforma che dovrà essere attuata entro fine giugno dell’intera materia della formazione, l’urgente presidio costante sulle diverse realtà lavorative, a partire proprio dall’edilizia, specie nelle piccole imprese ed ancor più quando di nuova costituzione, è fondamentale. Oltre a ciò, in materia di sicurezza, consideriamo positivo l’incontro della scorsa settimana tra le parti sociali ed i rappresentanti dei Ministeri del lavoro, della salute, dello sviluppo economico e dell’Inail sul tema della prosecuzione della validità del Protocollo salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in quanto è stata riconosciuta l’efficacia del Protocollo quale strumento operativo condiviso di contrasto al pericolo di contagio durante tutto il tempo della pandemia e si è rinnovato il valore e l’impegno che dovrà essere espresso nelle aziende, da parte dei Comitati a presenza partecipata, di aggiornarne i contenuti in funzione delle modifiche normative, dandosi un primo step di verifica generale alla fine di aprile, con lo sguardo ai mesi successivi; rispetto a questo però la Cisl ha anche riproposto il tema della mancata copertura per i lavoratori fragili che non possono svolgere la propria mansione in modalità agile, così come ha sollecitato i congedi per i genitori di adolescenti contagiati.

Il clima di totale sintonia respirato nel recente incontro con il governo ha rafforzato quanto di positivo avviato con la prima elaborazione del Protocollo del 14 marzo 2020 e ribadito quanto ancora il testo risulti uno strumento di rilevante valore da non relegare al solo tempo emergenziale. Pertanto, è auspicabile un massivo controllo da parte degli organi di vigilanza non può essere la risposta univoca, anche a fronte dell’aumento degli organici di recente realizzato. Occorre garantire la presenza delle rappresentanze, prioritariamente quelle specifiche sui temi della tutela e della prevenzione, in ogni contesto lavorativo. Su questo la Cisl negli anni si è sempre impegnata non solo nel promuovere l’aumento nei numeri degli RLS e, sul territorio, degli RLST, ma soprattutto per la loro formazione e costante aggiornamento, aggiuntivi a quanto previsto a carico delle aziende.

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