“Metterci la faccia” per sconfiggere la fame nel mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:52

Come ogni anno, sabato e domenica, oggi e domani, vivremo un’esperienza molto importante. Saremo nuovamente in mille piazze e sui sagrati delle chiese italiane per dar vita alla campagna “Un pasto al giorno”. Per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII si tratta di un momento di annuncio per ribadire che la fame nel mondo si può sconfiggere attraverso la condivisione dei beni.

E’ un occasione anche per denunciare tutte quelle nazioni che traggono profitto dalla vendita delle armi in Paesi poveri, alimentando così guerre che causano carestie, devastazione e morte. I conflitti sono una delle principali cause delle migrazioni. Ma le carestie e la fame sono anche il frutto dei nostri stili di vita sbagliati che portano all’aumento dell’inquinamento e ai cambiamenti climatici, in parte causa scatenante delle sempre più frequenti calamità naturali. L’insieme di questi elementi fa sì che in alcune parti del mondo le persone non abbiamo neanche un pugno di riso da mettere in tavola e che molti bambini ancora muoiano di malattie smantellate invece nelle nostre città.

Con la campagna “Un pasto al giorno” la nostra associazione vuole denunciare tutte queste ingiustizie e spingere le persone a prendere più consapevolezza di quello che accade nel resto del mondo. Quest’anno l’evento si chiamerà #Iosprecozero. Nelle piazze i volontari distribuiranno un libricino che vuole essere un piccolo primo passo verso l’eliminazione della cultura dello spreco. Si tratta anche di un’occasione per far conoscere a sempre più persone l’Apg23, fondata da don Oreste Benzi, che è presente in quaranta Paesi dove aiutiamo le popolazioni direttamente nelle loro case. Non solo. La nostra associazione si impegna a dare da mangiare anche a quanti scappano dal loro Paese e arrivano in Italia perché il cibo è uno dei diritti primari.

Alla campagna nelle piazze parteciperanno centinaia di giovani che già condividono la loro vita nelle nostre case famiglia, comunità terapeutiche e famiglie aperte. Questi giovani hanno deciso di partecipare in prima persona e di “metterci la faccia” per ribadire ancora una volta che sì, è possibile sconfiggere la piaga della fame nel mondo attraverso la condivisione dei beni.

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