La mamma: donna che ascolta e accoglie la vita

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La festa della mamma assume quest’anno un sapore particolare, intenso, inatteso. L’immagine che mi rimanda la ricorrenza di quest’anno è quella della madre che sopporta i dolori del parto, avendo la speranza di vivere l’esperienza di madre nella gioia.

Si, perché in questo tempo del dolore, le madri hanno assunto un ruolo determinante, hanno simboleggiato il coraggio e la speranza. Hanno accompagnato, figli, mariti, padri in silenzio, con pazienza e sguardo basso. Cosi come altrettanto i figli, mariti, padri, hanno accompagnato le madri, mogli, figlie verso un futuro ignoto.

Ci sono immagini toccanti, quelle che ci rimanda la pandemia, quelle che ci rimanda la guerra, quelle che ci rimanda la malattia, quelle che ci rimanda la fuga dal proprio paese in miseria. Si percepisce un sottofondo di dolore che solo una madre può trasformare in speranza. 

Quando guardo mia madre, curva ed invecchiata, penso a quanti pesi ha dovuto portare e sopportare e con quale e quanta dignità e semplicità lo abbia fatto…vorrei che fosse eterna, nel mio cuore la rendo eterna. Già adesso percepisco il dolore di quando lei non ci sarà più, anche se ormai appare sfiorita, non vorrei mai che arrivasse quel momento in cui la mia genitrice scompare ai miei occhi.

Non so perché, ma mi è tornata in mente la poesia di Giuseppe Ungaretti alla madre, in cui esprime il proprio dolore per la morte della madre e immagina di ricongiungersi con lei, che intercederà presso Dio per il perdono del figlio, quando anche per lui arriverà il momento della morte. Si, perché ho sperimentato la forza di intercessione della madre e difficilmente potrò equilibrare il sostegno che lei mi ha offerto in tutta la sua vita, una vita offerta per me.

“E il cuore quando d’un ultimo battito, Avrà fatto cadere il muro d’ombra Per condurmi, Madre, sino al Signore, Come una volta mi darai la mano. In ginocchio, decisa, Sarai una statua davanti all’eterno, Come già ti vedeva Quando eri ancora in vita. Alzerai tremante le vecchie braccia, Come quando spirasti Dicendo: Mio Dio, eccomi. E solo quando m’avrà perdonato, Ti verrà desiderio di guardarmi. Ricorderai d’avermi atteso tanto, E avrai negli occhi un rapido sospiro”.

Sono espressioni intense che ritrovo nelle parole di Papa Francesco rivolte alla mamma Maria, madre di speranza, che ci insegna a guardare avanti anche laddove regna il buio più fitto, e anche quando tutto appare svuotato di senso. “Non siamo orfani: abbiamo una Madre in cielo che ci insegna la virtù dell’attesa anche quando tutto appare privo di senso: lei è sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male che imperversa nel mondo. Nei momenti più difficili Maria possa sostenere i nostri passi, possa sempre dire al nostro cuore di alzarsi e guardare avanti, perché Lei e solo Lei è madre di speranza”.

Come Maria ogni mamma è una donna che ascolta e che accoglie la vita così come viene, non con rassegnazione, ma con fiducia che ogni accadimento è un dono. Credo che ogni madre si possa celebrare con le parole pronunciate dal grande franco Battiato “Padre mio, io mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me ti ringrazio. Sono pronta a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature: non desidero nient’altro, mio Dio! Rimetto l’anima mia nelle tue mani, te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo. E’ per me un’esigenza d’amore, il donarmi a Te, l’affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre!”.

Nella remissione di una madre, c’è tutta la sua forza e la sua forza è la forza che tiene in equilibrio la creazione. La madre è fonte della vita e ancora di salvezza, ispiratrice di giustizia e focolare della Pace. La madre è in grado di attraversare la vita, di donare la vita, di sostenere la vita, di aggrapparsi alla vita, di scegliere ogni giorno la vita.

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