Il tranello farisaico che non scalfì Gesù

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L’attacco a Gesù è pensato, i farisei si sono ritirati, hanno tenuto consiglio hanno un obbiettivo che è quello di far sbagliare Gesù, coglierlo in fallo. Dopo aver ragionato e concordato l’azione mandano i loro discepoli in un’alleanza politica con gli erodiani. Vassalli di Erode, un re asservito a Roma. Un re fantoccio che non ha altro obiettivo che salvaguardare il suo trono.

Si prepara un dibattito, di tipo televisivo da farsi in campagna elettorale. La questione è il potere. Anche l’introduzione alla domanda è un raggiro tipico di chi con l’ira nel cuore elogia l’avversario per poi farlo cadere sappiamo che sei dalla parte della verità e che insegni la via di Dio secondo verità e soprattutto sei così autorevole che non hai soggezione di nessuno e non guardi in faccia ad alcuno.

Sembra di assistere alla vecchia retorica dei predicatori o dei filosofi (di Baconiana memoria) che iniziavano il loro discorso con la pars destruens e passavano alla pars construens. Questa alleanza tutta ebraica di stampo politici religioso inverte le parti dalla pars, falsamente, construens si vuol passare alla pars destruens. D’altro canto Gesù l’aveva detto che il discepolo si deve ben guardare dal lievito dei farisei che è l’ipocrisia (Lc ).

Da questo bel pacchetto di arroganza politico religiosa, dalla veste adulatoria, scaturisce la domanda trabocchetto se sia lecito o meno pagare le tasse a Cesare. La domanda è anche riferita a fatti di natura politica realmente accaduti perché i giudei non accettavano di pagare le tasse a Erode che poi venivano versate ai Romani, c’erano scontri e il popolo si solleva spesso contro questa legge. In particolare negli Atti degli Apostoli (5,34-39) nel discorso di Gamaliele si parla di Teuda e di Giuda il Galileo che si erano opposti al censimento allo scopo di far pagare le tasse, ma che erano stati distrutti. Giuda il Galileo aveva dato vita al movimento degli zeloti che erano sopravvissuti alle persecuzioni fino al tempo di Gesù. Quindi la domanda e l’argomento posto a Gesù era molto scottante. Ipotizzo che se Gesù avesse affermato che non fosse stato lecito avrebbe offerto il fianco ad una facile condanna come ribelle da parte dei farisei e di Erode. Se al contrario avesse detto si sarebbe andato contro la legge ebraica per la quale l’unico signore è Dio. Qualunque fosse stata la sua risposta sarebbe stata sbagliata.

Gesù, non cade nel tranello perché aveva ben individuato la loro malizia e la loro ipocrisia e, nei canoni della diatriba li spiazza, prima di rispondere chiede di vedere un denaro. Il denaro porta l’effige di Cesare e quindi Gesù chiede di chi sia l’immagine e gli rispondono di Cesare quindi Gesù risponde: “rendete” cambia il termine pagare con rendere. Rendere a Cesare quello che gli appartiene e a Dio quello che gli appartiene.

Il termine ci apre un mondo quello della capacità dell’uomo di scoprire che nulla è nostro ma tutto è un dono anche la ricchezza e il potere di Cesare. Il concetto di restituire ci mette di fronte ad un atteggiamento di chi riconosce che tutto quello che ha e gli è messo a disposizione non è suo. Nella Genesi l’uomo ha l’incarico di custodire il creato. Il problema l’aveva già posto Gesù in Matteo 27,25 sul fatto che i “figli non pagano le tasse” e nonostante ciò invita Pietro a prendere la moneta dalla bocca del pesce per pagare la tassa del tempio. Gesù pur avendo un’idea diversa dai sacerdoti che erano andati a riscuotere le tasse la paga per dare l’esempio. La moneta d’argento è presa dalla bocca del pesce per indicare che tutto viene da Dio. La natura nella sua immensa generosità è segno della benevolenza di Dio. Scrive Ermes Ronchi in calce al commento di questo brano: Nessuno può aver potere sull’uomo, è solo di Dio.

Ma in questo contesto credo che si voglia definire bene che il potere civile in alcun caso dover interferire con la fede e la religione. Scrive Kierkegaard: “O infinita indifferenza! Che Cesare si chiami Erode o Salmanassar, che sia romano o giapponese, è cosa che a Gesù non importa minimamente. Ma, d’altra parte, quale abisso d’infinita differenza egli stabilì tra Dio e Cesare”.

In questo gioco dell’indifferenza e della infinita differenza si legge una distinzione netta, un Aut Aut, affinché non si confondano mai i due campi. Tengo molto a precisare questo perché dall’editto di Costantino e via via nei secoli della storia del cristianesimo si è spesso confuso un potere con l’altro e si sono confuse le conseguenti linee comportamentali creando grossi disastri e confusioni nei cuori dei più semplici o a sfavore dei più poveri, dei più deboli e degli emarginati di turno.

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