Ecco qual è l’impatto del Covid-19 sulla tratta di esseri umani

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Si celebra la 14° Giornata europea contro la tratta di esseri umani, istituita dalla Commissione Europea nel 2007 per sensibilizzare sul fenomeno del traffico e grave sfruttamento di adulti e minori.

Il tema di quest’anno, #liberailtuosogno fa riferimento alla liberazione simbolica del sogno di migliaia e migliaia di bambini, donne e uomini del pianeta che ogni giorno vengono portati con l’inganno dal loro Paese di origine in un altro allo scopo di essere sfruttati negli ambiti della prostituzione, dello sfruttamento lavorativo, delle economie illegali, dell’accattonaggio forzato o del traffico di organi.

La tratta di esseri umani ha, infatti, quale caratteristica fondamentale quella di essere un fenomeno transnazionale che coinvolge due o più Stati, tra i quali i Paesi di transito e sta assumendo forme sempre diverse e sempre più subdole e complesse.

Questa è ormai un’emergenza planetaria, che si rende evidente nel mondo occidentale, ma che nasce da fenomeni di ingiustizia sociale ed economica nei paesi più poveri della terra.

La tratta di esseri umani non va confusa con il traffico di migranti, ovvero il crimine che consiste nello spostamento illegale di una o più persone da uno Stato ad un altro con il consenso della persona trafficata e senza finalità di sfruttamento. La differenza principale tra le due nozioni risiede nel fatto che mentre il migrante ha un ruolo attivo nel contattare l’organizzazione ed esiste dunque un “accordo” tra le parti, in caso di tratta si riscontra l’uso di mezzi violenti, coercitivi o quanto meno ingannevoli. Inoltre, nel traffico di migranti il rapporto tra il migrante e il trafficante termina una volta raggiunta la destinazione, mentre nella tratta l’arrivo nel Paese di destinazione coincide con l’inizio dello sfruttamento.

In realtà, spesso i due fenomeni si sovrappongono e si confondono: può accadere che una persona diventi vittima di tratta solo in un secondo momento del viaggio che aveva deciso di compiere spontaneamente, a causa del debito che viene contratto o dell’inganno da parte del trafficante.

Lo scopo della tratta di esseri umani è lo sfruttamento della vittima in vari ambiti. L’ambito di sfruttamento maggiore è quello nel mercato del sesso a pagamento, ma stanno sempre più prendendo piede fenomeni di sfruttamento in ambito lavorativo e nell’accattonaggio forzatoAltri settori di sfruttamento più recenti e minoritari sono le economie illegali, le adozioni illegali, i matrimoni forzati e il traffico di organi.

Nonostante l’attenzione degli organismi internazionali e degli Stati, i fenomeni di sfruttamento non accennano a diminuire ed, anzi, sono stati aggravati nella fase pandemica causata dal Covid19.

La tratta di esseri umani a scopi di prostituzione è stata paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. È un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali.

Nella Convenzione di Istanbul art. 3 – Trattato contro la violenza di genere del Consiglio d’Europa, 2013 si legge: «Con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata».

Il Rappresentante speciale dell’OSCE e Coordinatore per la lotta alla tratta di esseri umani, Valiant Richey ha recentemente affermato che «L’impatto della crisi COVID-19 sulla tratta di esseri umani è profondamente preoccupante. Le nostre raccomandazioni mirano a sostenere gli Stati partecipanti all’OSCE nella lotta alla tratta di esseri umani durante e dopo l’attuale crisi, poiché le vulnerabilità si aggraveranno nelle settimane e nei mesi a venire».

Prevenire e combattere la tratta di esseri umani è ancora più importante oggi, soprattutto nei contesti dove la pandemia del COVID-19 aumenta la fragilità economica e sociale, esponendo i più deboli a pericolose occasioni di violenza e violazione dei diritti.

Tante sono le Organizzazioni che si battono contro la tratta di esseri umani e certamente un buon esempio di rete efficace si trova all’interno del progetto europeo Right Way – Building integration pathways with victims of human trafficking, un filo che unisce il tema sociale della tratta umana, con particolare attenzione alle donne nigeriane, e tesse legami di competenza ed esperienze in diversi territori italiani ed europei.

Il progetto, coordinato da Comunità Papa Giovanni XXIII, include i seguenti partners: Associazione Farsi Prossimo (Faenza), Associazione Diakonia onlus (Vicenza), Comunità Progetto sud onlus (Lamezia Terme), Fondazione Caritas onlus dell’Arcidiocesi di Pescara – Penne, Fondazione Caritas di Senigallia onlus, Fondazione diocesana Caritas di Trieste onlus, ICMC Europe (Belgio) ed in occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umane propone la lettura del manuale ” OPPORTUNITA’ E SFIDE: Linee guida sull’ integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità̀ nigeriana. Dal recupero all’ autonomia”, che partendo dal punto di vista delle beneficiarie propone buone prassi operative di integrazione e inserimento lavorativo.

Si può dire che Don Oreste Benzi sia stato un pioniere nel contrasto allo sfruttamento delle donne per fini sessuali, dando inizio fin dai primi anni ‘90 all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di contatto che incontrano le donne costrette a prostituirsi in strada per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria.

Molto forte anche il richiamo attuale di Papa Francesco, che definisce la tratta “Un flagello che ferisce la dignità dei fratelli e delle sorelle più deboli” in occasione della Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, celebrata lo scorso 30 luglio. “L’epoca contemporanea – si legge nel messaggio pontificio – è tristemente marcata da una prospettiva utilitaristica che guarda al prossimo secondo i criteri di convenienza e di tornaconto personale, troncando così il cammino verso la realizzazione dell’umanità di ciascuno, in conformità con la sua unicità e il suo essere irripetibile”.

Dobbiamo essere consapevoli della drammatica verità di queste parole ed iniziare a guardare a queste realtà con spirito critico e attento, scegliendo di stare al fianco delle donne e degli uomini che subiscono soprusi e torture e sono privati della libertà.

È necessario superare la patina di indifferenza che ci rende quasi normale assistere al traffico di persone, spesso bambine e bambini, per soddisfare un sistema economico e sociale che genera scarti, povertà, violenza, fame, morte.

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