Ecco come si finanziano i terroristi

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Il narcotraffico è ormai un business di portata globale. Le stime offerte dalle Nazioni Unite sono eloquenti: oltre 200milioni di persone (circa il 5% della popolazione mondiale) risultano essere consumatori abituali di eroina, cocaina e/o droghe sintetiche. Negli ultimi anni – spiega l’Unod (Organizzazione mondiale contro il traffico e consumo di droghe) – è raddoppiato il numero di quanti fanno abitualmente uso di droga.

Secondo stime ufficiose, il giro d’affari si aggira intorno ai quattrocentomilamilioni di dollari e riguarda i mercati del Centro e Sud America, del Sahel, dell’Afghanistan e dell’Asia Centrale. Le destinazioni privilegiate sono Europa, Stati Uniti, Russia e Cina.

Si tratta di un colossale giro d’affari a cui partecipano gruppi di terroristi e guerriglieri, come evidenziava già nel dicembre 2014 il rapporto della DEA Combattendo il crimine organizzato transnazionaleAl mercato delle sostanze stupefacenti, al di là dei precetti religiosi, ha allestito un proprio banco il terrorismo islamico. Il documento dell’Agenzia federale Usa rileva che il jihad internazionale viene finanziato anche con gli introiti della vendita di droga.

Al Qaeda, in particolare, fa parte delle venti organizzazioni terroristiche (su cinquantuno considerate tali dal Dipartimento di Stato) che hanno stretto vincoli di affari con i cartelli del narcotraffico colombiani e messicani. La formazione di cui faceva parte Osama bin Laden controllerebbe lo spaccio nella regione del Sahel nell’Africa Occidentale.

Sull’intreccio d’affari relativi al narcotraffico che intercorre tra criminalità e gruppi della galassia del terrore, eloquenti sono anche i dati forniti dal Citco (Centro de Inteligencia contra el Terrorismo y el Crimen Organizado), struttura del governo di Madrid, dai quali emerge che “almeno il 20% dei terroristi in carcere hanno precedenti penali legati al narcotraffico e contraffazione di documenti. Molti di loro operavano tra Ceuta e Melilla, porta d’ingresso dal Nord Africa in Europa”.

Dai rapporti del Citco emergeva, ben prima dell’attentato di Barcellona, che nella zona in questione “sono attivi gruppi di fondamentalisti che stanno finanziando lo Stato Islamico attraverso il narcotraffico, il contrabbando di armi e il traffico di uomini”. Tali nuove alleanze avrebbero oltremodo favorito i traffici di cocaina, eroina, e marijuana lungo il confine producendo altresì un netto aumento di interscambi negli ultimi periodi.

Che la vendita di droga sia un efficace mezzo di sostentamento per i seguaci del Califfato lo conferma anche l’Agenzia federale russa per il controllo sul traffico di droga (FSKN), secondo la quale “il traffico di droga, oltre al petrolio, è la più grande fonte di guadagno dello Stato islamico. In particolare la vendita di eroina, derivata dall’oppio prodotto in Afghanistan, porta annualmente nelle casse dell’Isis fino a un miliardo all’anno”. Stando sempre ai dati forniti dai russi, emerge come oltre la metà del business dell’eroina smerciata in Europa abbia ormai matrice jihadista, dato riscontrabile anche dalla continua crescita delle piantagioni afghane.

Da notare che la droga prodotta in Asia centrale, da cui parte per raggiungere il mercato europeo, ha sperimentato un’altra importante rotta che passa indisturbata sui territori controllati dagli jihadisti, quindi l’Iraq, marginalizzando quella balcanicaLa pratica del narcotraffico non è tuttavia nuova ai gruppi appartenenti alla galassia dell’Islam radicale. A tal proposito basti pensare che nella zona tra il Golfo di Guinea e il Maghreb, il narcotraffico diretto all’Europa è sempre stato appannaggio di Al Qaeda del Maghreb islamico (Aqmi). Il terrore non conosce etica né precetti religiosi.

Filippo Romeo – Analista di scenari geopolitici

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