La crisi di governo che gli italiani non hanno capito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:56
Crisi

Ai notisti politici di vecchio e nuovo corso, tutti appassionatamente dediti ad un affastellamento degno di questo tempo stonato, quanto sta andando in scena sembra quasi piacere. Il ritorno della vecchia politica, l’intrigo di palazzo come regola del giorno, il tradimento del mandato elettorale consumato alla luce del sole, la crisi di governo, le faide fra leader e leaderini, le crisi personali, hanno rimesso al centro i commentatori a gettone, mandano momentaneamente in panchina virologi e esperti di virus.

Tocca a loro, ora, invadere di nuovo i talk show televisivi, riempiendoli di nulla. Possiamo dirlo? Che Tristezza. Al pari di quello che sta offrendo la politica, tutta, nessuna esclusa. Un dato, su tutti, rende bene l’idea. La stragrande maggioranza degli italiani, il 70%, non sembra aver compreso le ragioni per cui si è aperta la crisi di governo. Il dato emerge dall’indagine realizzata nelle ultime 24 ore, per Otto e Mezzo, dall’Istituto Demopolis. L’opinione pubblica appare piuttosto disorientata: in un frangente delicato come quello attuale, caratterizzato da un aggravamento dell’emergenza sanitaria ed economica, la scelta di Matteo Renzi – con le dimissioni delle ministre di Italia Viva – è ritenuta inopportuna da 2 cittadini su 3.

Nelle ore della crisi l’Istituto diretto da Pietro Vento ha misurato la fiducia negli italiani nei principali leader politici: nonostante un calo negli ultimi mesi, in testa alla graduatoria si conferma, con il 45%, il Premier Giuseppe Conte; sul podio troviamo anche il governatore del Veneto Luca Zaia con il 38% e la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni al 37%. Al quarto posto e al quinto posto il ministro della Salute Roberto Speranza e il segretario della Lega Matteo Salvini.

In classifica, con una fiducia tra il 28 ed il 23%, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini e l’ex Premier Silvio Berlusconi. La graduatoria è chiusa da Matteo Renzi, staccato al 12%. Il sondaggio dice anche altro. Per esempio: Quale soluzione sarebbe preferibile per superare la crisi di Governo? Il 36% degli italiani opterebbe per un nuovo Governo Conte, con un rafforzamento della squadra di ministri. Il 33% preferirebbe invece un rapido ritorno al voto. Uno su 10 propenderebbe per un Esecutivo a guida tecnica, appoggiato da diversi partiti; il 14% auspica generiche soluzioni alternative per evitare le urne.

Nell’attuale contesto, la voglia di elezioni resta nel Paese resta minoritaria, ma si differenzia in modo significativo in base alla collocazione politica dei cittadini. Secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis, a volere le Elezioni Politiche subito è il 75% di chi vota Fratelli d’Italia e poco più di 2/3 degli elettori della Lega. Decisamente più perplessi i simpatizzanti di Forza Italia: vorrebbe il voto adesso appena il 34%. Marginale si rivela la preferenza per un ritorno alle urne tra gli elettori dei partiti di maggioranza: vorrebbe andare al voto il 9% di chi vota il Movimento 5 Stelle e il 7% degli elettori del PD.

Minoritaria si rivela la scelta delle elezioni, in un frangente di crisi sanitaria come quello attuale, anche in seno a quel segmento di cittadini che si dichiara politicamente non collocato. Ecco, quelli sopra elencati sono numeri importanti, fotografano un Paese disorientato e impaurito, arroccato sulle proprie posizioni, incapace di guardare oltre la siepe. Ed è di questo che si fa forte la politica, soprattutto quella a cui interessa tirare a campare, senza decidere. Del resto il tema sul tavolo è questo. Rimanere al governo senza Matteo Renzi, prendendosi la soddisfazione di far fallire il suo piano, o andare via ma dicendo ‘la verità’ nelle aule del Parlamento. Perché tutti, è il ragionamento di Giuseppe Conte, devono sapere …

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