C'era una volta la Leopolda

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La Leopolda, sin dal suo battesimo, è il metronomo della politica renziana. Dal palco dell’ex stazione fiorentina, invitati e protagonisti, arpeggiano sui temi cari all’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, delineando le traiettorie da seguire nei mesi a venire. Spesso centrando il tema, altre volte andando completamente fuori tempo. Com’è avvenuto in occasione dell’ultima edizione, la numero otto della serie. Una puntata, tutto sommato, interlocutoria dove lo stesso leader ha soltanto indicato il dito senza vedere la luna.

Mancano prospettiva e strategia, ragioni per le quali Renzi e il suo cerchio gigliato hanno perso il tocco. Una volta stregavano oggi sono stregati e all’orizzonte non si vede nessuna pozione magica. Nemmeno la campagna elettorale, già ampiamente iniziata, sembra avere il potere taumaturgico di rimettere in sella l’ex presidente del Consiglio, costretto anche ricercare la centralità perduta all’interno del suo stesso partito, conquistato con la mossa del cavallo, oltre alla leadership della coalizione. Insomma il momento non è certo dei migliori e il coro della Leopolda ha fatto sentire soltanto un controtempo, un suono distonico, che mal si addice alla storia renziana, fatta di velocità e slogan ad effetto.

Il fuoco d’artificio degli 80 euro è un mortaretto spento e l’intero giro di parole allestito attorno al tema delle cosiddette Fake news è apparso una cortina fumogena più che un elemento vero di dibattito. Troppo poco per voler ottenere molto. Del resto se uno degli elementi caratterizzanti di questa edizione è stato il parterre dei grandi assenti, da Giuliano Pisapia a Paolo Gentiloni in primis, significa che il metronomo renziano non viene più considerato il punto di riferimento, il faro per scrivere lo spartito. E cosi ai tavoli della Stazione fiorentina sottosegretari, ministri e parlamentari del Pd di sono dati da fare per coordinare i 44 tavoli tematici su sport, innovazione, politiche dell’immigrazione, difesa dell’Europa, lavoro, sfida ai populismo, senza però partorire nulla di eclatante.

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti, quello dello sport Luca Lotti, il viceministro degli esteri Mario Giro, e quello alla giustizia Gennaro Migliore hanno provato a fare del loro meglio, ma non hanno mai superato l’asticella. Non si può chiedere ad un lanciatore del peso di fare il record nel salto in alto.

In questo senso Silvio Berlusconi, sì ancora lui, il Cavaliere, nel gioco della contrapposizione ha dimostrato di avere una nota in più, inserendo nello spartito azzurro il nome del Generale Gallitelli. Vero o falso che sia l’ex premier si è preso la scena, oscurando la Leopolda e gli 80 euro a tutti. Del resto, quale sommo contrasto con la velocità renziana, gli interventi più seguiti della Leopolda numero 8 sono stati quelli del ministro dell’interno Marco Minniti, del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini e dell’avvocatessa pesarese Lucia Annibali, al fianco della Ministra Maria Elena Boschi. Al netto dei personaggi significa che nell’immaginario collettivo sicurezza, cultura e diritti sociali sono i temi che toccano la gente e per i quali serve trovare una giusta orchestra. Per ora, a sinistra, si recita a soggetto.

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