Se nonna Europa tira le cuoia

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C'era una nonnina che tutti trascuravano considerandola obsoleta e ormai logora nei suoi ricordi in naftalina. La conseguenza di questo oblio era una strisciante emarginazione sociale e familiare. Improvvisamente però piombò una stagione di vacche magre, tanto che figli e nipoti furono costretti a rivalutare la proficua presenza di tanti bravi e parsimoniosi nonnini. E le pantere grigie si ritrovarono così ad essere nuovamente una risorsa per il bene comune e non più una zavorra improduttiva. Come in tutte le favole, il veleno sta nella coda. L’oculata vecchietta si accorse che la ritrovata attenzione degli smemorati parenti era tutt’altro che disinteressata cominciando a far le pulci a questo vorticoso ritorno di fiamma. E, in vista dell’imminente convocazione alle urne, ce n’è davvero per tutti, senza sconti per nessuno. Per esempio, non sarà che la sudata pensione di nonna, alla quale le cure mediche vengono sempre più addebitate a causa dei tagli al welfare, serve a pagare anche il reddito di cittadinanza alle nuove generazioni? E non sarà pure che tanta fervente devozione religiosa mira a far breccia nel cuore della terza età? E ancora, il reiterato aggrapparsi ai vincoli di bilancio, non nasconde forse la coda di paglia per il fallimento delle politiche di rigore? Oppure l’attitudine a distribuire copyright di cattolicità, non rispecchia forse la cattiva coscienza di avere abbandonato per troppi anni la formazione del laicato? Per avere risposta a questi interrogativi basterà aspettare lo spoglio dei consensi. 

Nonna Europa domenica misurerà le autentiche intenzioni dei propri figli e nipoti. Insomma, parafrasando Marx, un paradosso si aggira per l’Europa. A parole, tutti dicono che ormai la vecchina non serve più a nessuno, per poi restare inchiodati alle sue certezze geopolitiche e macroeconomiche. Solo nonna Europa può garantire stabilità e rilevanza in un mondo di giganti e di cyber-potenze. Un esempio tra i tanti: quando il governo italiano firmò, poche settimane fa, l’accordo con la Cina per l’ingresso di Roma nella Via della seta, gli altri partner europei inveirono contro la “cenerentola tricolore”; però come le sue sorellastre sono accorse invidiose e in abito da cerimonia dal principe con gli occhi a mandorla. Quindi, Bruxelles è utile se ci si confronta con Pechino o Washington mentre ridiventa scomoda e opprimente quando richiama i nipoti scavezzacollo all’etica della responsabilità. E cioè: la necessità di mettere finalmente mano ad una reale politica estera comune che faccia sentire una sola voce sulla scena mondiale, e la non più rinviabile formazione degli Stati Uniti d’Europa (difesa comune, accoglienza condivisa, regolamentazione fiscale uguale per tutti).

Lungi dall’essere orgogliosi di oltre due mila anni di storia e spiritualità, valorizzando le radici giudaico-cristiane invece di nasconderle quasi vergognandosene, i riottosi europei di inizio del terzo millennio stanno regredendo ad una mentalità da quarto mondo. Infarciscono di vittimismo autolesionistico le profezie di sventura che formulano determinando la loro retrocessione a vassalli dei nuovi imperatori. Indulgere nell’inquietante visione di un’Europa in balia della globalizzazione a trazione asiatica, agevola lo scadimento delle relazioni intra-europee. Lo ha detto anche Papa Francesco ricevendo il premio Carlo Magno: qualsiasi problema affrontato in 27 Paesi diventa risolvibile, scaricato su poche nazioni di frontiera si trasforma in un’emergenza. Lo sappiamo da generazioni: nessuno si salva da solo. Illudersi di trarre beneficio dalle difficoltà del vicino di pianerottolo determina l’implosione dell’intero condominio. In Libia, per fare un altro esempio, Francia e Italia giocano a scaricabarile in piena guerra civile alle porte, cercando solo di trarre vantaggio dalle reciproche incapacità.

In Terris ha documentato tutto questo nelle infuocate settimane di campagna elettorale. Il voto europeo stavolta, più che mai, richiede partecipazione consapevole. Altrimenti nonna Europa rischia di tirare le cuoia.

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