Pronti alla battaglia

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Nessuno poteva immaginare il grande interesse che il Sinodo sulla famiglia avrebbe suscitato. Papa Francesco è pastore rivoluzionario che non smette mai di sorprendere il suo popolo, a volte scandalizzando i più “integralisti di facciata” altre sorprendendo favorevolmente certi “pseudo-progressisti”. Di fatto è comprensibile che il Pontefice abbia già una sua linea di pensiero che desidera confrontare con le grandi diversità esistenti tra i Padri sinodali. Nella storia della Chiesa così come nelle altre realtà socio-religiose i temi cosiddetti sensibili hanno sempre attirato tanta attenzione e provocato discussioni. I riflettori sono accesi ancora una volta e puntati sui diversi argomenti, anche nuovi, che Bergoglio vuole affrontare.

E’ evidente che il Papa cerchi in tutti i modi di rendere la Chiesa cattolica più aperta e disponibile verso l’umanità. Accogliere i peccatori, i poveri e i più deboli è il suo continuo e instancabile insegnamento provocando da una parte l’ammirazione e il plauso del popolo, dall’altra innescando confusione, preoccupazione e un percettibile disorientamento. Non pochi prelati, di ogni ordine e grado, in camera caritatis mormorano con affanno senza nascondere il proprio reale disappunto e le tante paure dinanzi a questa rivoluzione. Gli uomini di Chiesa non erano più abituati a camminare con un passo così spedito, e anche tanti giovani preti rimangono spiazzati dall’elasticità mentale che ha il Vicario di Cristo.

Quindi intra ecclesia le chiacchiere e il malumore fanno rumore tanto che il Santo Padre sistematicamente richiama “i suoi” a non fare la volontà del diavolo, a non mormorare… “a parlare con chiarezza”. Il corpo mistico di questa grande famiglia spirituale appare umano e fragile, così tanto da richiedere un’incisiva terapia di conversione. E’ ben consapevole, il successore di Pietro, che la terribile malattia del fariseismo ha colpito non pochi credenti fino ai più praticanti, pastori compresi. Dinanzi a un mondo che tende eticamente ad autodistruggersi, coloro che hanno il compito di guidare il gregge non possono sentirsi esonerati dal giusto grido di cambiamento, a partire da quello interiore.

Le infelici resistenze e il parlare alle spalle, soltanto per il gusto di criticare, non serviranno a nessuno. Questo Sinodo quindi è una grande occasione per sperimentare un potere che viene soltanto dall’Alto e che punta a riformare sapientemente una comunità guidata non dalle logiche o dalle strategie dei sapienti bensì dallo Spirito Santo, da molti deriso e invece presente e operante.
Perché il Vangelo possa affermare la propria attualità ha bisogno di una Chiesa “semper reformanda”, e quindi contemporanea alla storia. Sbaglia chi legge in questa apertura agli erranti un segno di debolezza rispetto ai principi inalienabili della Sacra Scrittura; anzi l’azione di colui che è Custode della Chiesa, cioè Vicario di Cristo, si rivela decisa e intransigente, come abbiamo recentemente visto nella scelta di far arrestare un Arcivescovo. Come per dire “et portae inferi non praevalebunt adversus eam”.

 

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