Verso una nuova economia: Gesù capovolge la logica umana del profitto

Uno dei grandi filosofi moderni, facendo un riferimento al Vangelo, ha proposto una nuova economia detta della "generosità abbondante"

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Uno dei grandi filosofi moderni, facendo un riferimento al Vangelo, ha proposto una nuova economia detta della “generosità abbondante”, senza guardare al ritorno e al proprio profitto. Uno dei suoi colleghi più giovani in un certo senso è andato più avanti proponendo invece la filosofia del dono.

Sembra ovvio che il rapporto tra noi, creature finite e Dio, creatore infinito, non può essere misurato con alcun calcolo. Ma lo dimentichiamo spesso. La nostra coscienza e sensibilità morale spesso utilizzano le categorie della contabilità. Lo dobbiamo anche parzialmente ad alcune teorie teologiche del peccato. E non c’è da stupirsi: preferiamo agire sulla materia controllabile e misurabile. Con Dio tuttavia, si deve andare necessariamente oltre un tale approccio.

La logica di Gesù

Tuttavia Gesù, con tanta pazienza e intelligenza, cerca di aprirci ad una visione diversa – quella della generosità divina dalla quale scaturisce la misericordia.

Siamo tutti chiamati ad essa – ed ancora di più nei nostri tempi, quando quasi tutti i nostri rapporti con gli altri sono condizionati dal profitto che si può ottenere.

Si, relazionandoci con gli altri sopratutto facciamo di conto. Dopo questi conti decidiamo di investire il nostro tempo, attenzione, energia, coinvolgimento. Sembra giusto, però solo fino ad un certo punto.

Nella risposta data a Pietro, Gesù capovolge questa logica umana che risuona nella domanda sul numero delle volte cioè fino a quando si deve perdonare. Come spiegano gli esegeti settanta volte sette significa semplicemente sempre.

Se il perdono è un rischio e uno sforzo, secondo la spiegazione di Gesù deve essere dato senza sosta. Naturalmente lo rifiutiamo: ci vuole una simmetria, una protezione, non possiamo esporci così, senza nessuna assicurazione – il rischio è quello di essere abusati.

Perdono

Il tema del perdono, delle sue condizioni è molto ampio ma allo stesso tempo molto attuale. E proprio questo tema, centrale per il mistero della misericordia, sembra essere disarmato dai nostri calcoli e conti che solamente testimoniano le nostre paure e bisogno di protezione. Se io solo perdono settanta volte sette, la persona alla quale si rivolge il mio perdono può non apprezzare il mio sforzo, non notarlo, dandolo per scontato. In effetti possiamo arrivare ad un’altra situazione del vangelo: possiamo scoprire che, semplicemente, gettiamo le perle ai porci. Tutti davvero sono pronti per accogliere il mio perdono? Forse non sono consapevoli del danno causato e non aspettano nessun perdono?

Oggi il senso della colpa e del perdono sono molto sfocati. I comportamenti che ci uccidono non sembrano tali dalla prospettiva di chi li perpetra. Come fare i conti con qualcuno che non lo trova necessario – o prende gratuitamente le cose che per noi hanno un valore supremo?

Tuttavia, Gesù parla dei conti anche introducendo l’economia della misericordia. L’analogia che disegna nella parabola sul servo non misericordioso è univoca e, nello stesso tempo, spiega la natura dei conti divini: la misura nei nostri rapporti deve essere quella divina, infinita, generosa, mai pienamente calcolabile. Come ha osservato il filosofo sopra citato, questa è “una misura buona, pigiata, scossa e traboccante” dal vangelo di Luca (Lc 6, 38). È una misura più che rischiosa: una esposizione totale, un atto vulnerabilissimo.

Un atto impossibile?

Sembra una sfida impossibile: un invito ad andare controcorrente, mentre tutti con tanta insistenza, sicurezza ed arroganza vanno in un’altra direzione. Ma se vogliamo che il mondo cambi e diventi migliore, dobbiamo provare. Solo grandi esperti sanno come gestire questa economia. Ma chi decide di seguire questa strada, scopre le sue prospettive bellissime ed infinite e, lui stesso, diventerà pian piano un gran esperto – come S.Bernardo che ha imparato che “la misura dell’amore è amare senza misura”.

Interessante che alla fine di questa parabola Gesù rivela che Dio è vincolato proprio da questa economia della misericordia: Lui ci ripagherà quando non mostreremo la misericordia agli altri. Allora non abbiamo nessuna altra scelta: dobbiamo gettarci in questa avventura della misericordia – senza nessun altra assicurazione che quella che lui ci farà parte della sua prospettiva ed efficenza divina.

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