Manovra, serve programmazione non assistenzialismo

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Dovendo ragionare sulla Legge di Bilancio, la Manovra approvata rispetta una tradizione non del tutto positiva, ossia la distribuzione frammentata di risorse che spesso c’è stata annualmente con le Leggi di Bilancio o le finanziarie. Quest’anno abbiamo assistito a distribuzioni di risorse a volte necessarie per far fronte a fortissime condizioni di disagio e difficoltà. Ma non positive se non hanno un’idea di fondo, orientate a creare lavoro ma solamente assistenza che non risponde a un’esigenza di sviluppo.

C’è da sperare che nell’utilizzazione dei fondi non si segua non tanto la stessa strada impossibile della distribuzione in piccole risorse ma della frammentazione. Occorre superare la difficoltà che il Paese ha e con interventi rispondenti a un disegno complessivo. Ad esempio nell’ambito della sanità avremmo potuto fare molto di più per attrezzarci di fronte alla situazione che si andava prospettando, utilizzando anche fondi europei. E come pure la esigenza di riforme dell’amministrazione, infrastrutture materiali e immateriali, formazione… richiedono risorse secondo un disegno complessivo.

E qui davvero lo sforzo dev’essere non solamente del governo ma dell’intera società. L’esecutivo deve dare però un’indicazione di linea, scelte di fondo coinvolgendo nel dibattito non solamente il Parlamento ma anche le forze sociali. Anche qui in una logica di concentrazione degli interventi di spesa e di scelta di quelli che possono assicurare maggiore sviluppo. Altrimenti il Paese si avvia a un declino accentuato dal debito pubblico che si è andato accumulando e accrescendo anche nel contesto attuale.

Per quanto riguarda la politica di Bonus e incentivi, mi sembra si tratti di misure minimali a volte e, anche queste, dispersive. Segnalo la sostituzione dei rubinetti. Il problema dell’acqua è gravissimo, il recupero dell’acque, la messa a regime, sono piccoli interventi che danno ristoro a piccole porzioni di produzione.

Il problema dell’economia verde è un problema non solo culturale, innanzitutto per quelle che sono le fonti d’energia. Uno stimolo forte occorre anche evitare delle linee di consumismo dispersivo che distrugge risorse anziché far crescere lo sviluppo genuino. L’insegnamento di Papa Francesco non dà una linea politica concreta ma un indirizzo di fondo della responsabilità che si ha.

La svolta verde deve riguardare tutte le politiche, con attenzione non solamente al consumo finale ma alle filiere produttive, alle scelte che possono essere fatte. In fondo in alcuni ambiti è più che l’implementazione data dalla linea verde che al sostegno del settore produttivo e industriale. Cosa legittima ma per una linea verde occorre di più e molte cose diverse.

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