Giornata per l’aiuto umanitario: ripensare la società alla luce del Vangelo

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Si celebra oggi la giornata internazionale dell’aiuto umanitario, istituita dalle Nazioni Unite l’11 dicembre 2008 con lo scopo di promuovere la sicurezza delle persone impegnate in attività di aiuto umanitario e delle popolazioni che necessitano di tale aiuto. Soprattutto alla luce degli ultimi tragici fatti di cronaca, l’Afghanistan dove continua l’offensiva dei talebani e Haiti sconvolta da un violento terremoto, ci rendiamo conto dell’importanza vitale dell’aiuto umanitario. Ritengono l’aiuto umanitario non possa mai essere dato attraverso le armi; l’aiuto umanitario deve incentivare lo sviluppo, dare lavoro, in particolar modo nelle terre più povere dei continenti; il vero sviluppo dà scuola, salute, è per la vita non per la morte.

Vediamo come sono stati fatti dei grandi investimenti sulle armi, foraggiando le multinazionali del traffico di armi. Stiamo vedendo purtroppo cosa producono: un esodo senza fine di donne, bambini, famiglie distrutte. Dobbiamo ripensare a uno sviluppo integrale, solidale, di condivisione di cui sovente parla Papa Francesco e tutta la dottrina sociale della Chiesa.

Come Comunità Papa Giovanni XXIII portiamo avanti la nostra opera di aiuto umanitario prima di tutto dando una famiglia a chi non ce l’ha, affinché ognuno possa crescere e sviluppare le proprie capacità; questo avviene solo se una persona si sente amata. Poi diamo scolarità, lavoro attraverso le aziende agricole, le gelaterie. Ad Haiti abbiamo una casa da 11 anni, in un quartiere povero. Siamo un po’ la fontana del villaggio, dove tanti vengono ad abbeverarsi perché abbiamo un pozzo. In questo momento di grande pericolo, le bande armate mettono a rischio anche il nostro lavoro.

Con la pandemia i sostegni e i progetti si sono ridotti un po’ per la difficoltà di incontrarsi, di muoversi. Mettendo in atto le varie misure di protezione – utilizzando le mascherine, il distanziamento sociale – abbiamo comunque cercato di raggiungere chi aveva bisogno, anche se in maniera più circoscritta.

Inoltre, negli ultimi mesi, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aderito alla campagna per il disarmo nucleare. E’ molto importante, una scelta strategica, globale. L’uomo attacca sempre suo fratello, a partire da Caino e Abele. La storia dell’umanità è intrisa di sangue, ci deve essere una conversione integrale del cuore, invece siamo tutti figli di uno stesso Padre. Il Vangelo di Cristo è la soluzione per una nuova umanità.

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