I fratelli prediletti di Francesco

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Una settimana fa ad Assisi il Pontefice ha firmato l’enciclica “Fratelli tutti”. Oggi pomeriggio nella stessa Basilica Papale di San Francesco viene beatificato Carlo Acutis, un ragazzo che avrebbe potuto vivere nell’agio e invece si chinò sulle piaghe degli ultimi. In ospedale, prima di morire a 15 anni di leucemia fulminante, disse: “Offro al Signore le mie sofferenze”. Un giovane innamorato della vita e del Vangelo che considerava l’Eucarestia la sua “autostrada per il Cielo”. E che fece arrivare la Parola di Dio ai suoi coetanei attraverso internet al punto che papa Francesco, nella sua lettera Christus vivit rivolta a tutti i giovani del mondo, lo ha presentato come modello di santità giovanile nell’era digitale.

Scrive di lui il Santo Padre: “Ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per comunicare valori e bellezza. Elevarlo agli onori degli altari è un incoraggiamento della Chiesa a un mondo giovanile attraversato da una pesante crisi educativa. Per la sua buona frequentazione della Rete è stato proposto come patrono di Internet. Avrebbe potuto fare di tutto nella vita. Ma Dio aveva su di lui un piano diverso e oggi è al centro di una venerazione planetaria. Grazie al suo esempio e al suo carisma anche il domestico di casa Acutis, un induista di casta sacerdotale bramina, decise di chiedere il battesimo.

Con lo stesso spirito di unità, Papa Francesco, attraverso “Fratelli tutti”, abbraccia l’intera umanità duramente provata dalla pandemia. L’emergenza sanitaria globale è servita a dimostrare che “nessuno si salva da solo” e che è giunta davvero l’ora di “sognare come un’unica umanità” in cui siamo “tutti fratelli”. Fin dalla sua elezione Francesco ha subito dichiarato che la Chiesa, per essere “dei poveri”, dev’essere “povera” essa stessa. Lui ne fa il centro della dottrina sociale e dà l’esempio con lo stile della sua vita. Francesco sente che solo uno stile di povertà e di solidarietà consente alla Chiesa di essere la Chiesa di Cristo e del Vangelo. Mentre in alcuni ambienti si alimenta la divisione, Francesco testimonia una Chiesa di “comunione”.

La misericordia di Dio verso l’uomo è il segno più grande dell’amore per ogni creatura. Questo tratto distintivo, il più profondo nella dimensione della fede cristiana, è costitutivo della Chiesa in uscita proposta da Francesco. Il legame della nuova enciclica con le radici evangeliche è profondo e vero. Così come la capacità del Papa di comunicare, in modo semplice ma nello stesso tempo mai banale, il messaggio di salvezza di Cristo al mondo. La nuova evangelizzazione ha bisogno di confrontarsi con tutti perché solo dall’unità può scaturire la polifonia. Come nel canto gregoriano l’armonia deriva dalla valorizzazione delle individualità, così nella Chiesa chi vuole infrangere l’unità opera per confondere e disorientare il popolo di Dio. La pandemia, svela il Santo Padre, “ha fatto irruzione in maniera inattesa proprio mentre stavo scrivendo questa lettera”. Ora sta a noi dimostrare di non essere più biblicamente “un popolo dalla dura cervice” e di saper far tesoro della lezione del Papa della misericordia. 

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