Ecumenismo, mensa del povero

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L’ecumenismo come meno tesa a chi ha bisogno. Mai quanto in pandemia i cristiani di tutte le confessioni hanno collaborato a sostegno dei poveri. E’ la realizzazione dell’ ecumenismo della carità. Il percorso condiviso che conduce ogni discepolo alla mensa del Signore. Da quando è esplosa la pandemia di Covid-19 lo abbiamo raccontato su Interris.it attraverso le testimonianze di responsabili del terzo settore e leader religiosi.
L’ecumenismo di Jorge Mario Bergoglio si riallaccia all’incontro di Giovanni XXIII con Jules Isaac del 13 giugno 1960. Al centro del colloquio la teologia del disprezzo e l’ antisemitismo. Giovanni XXIII conosceva la sofferenza degli ebrei da delegato apostolico a Istanbul. Dove si era adoperato per la loro salvezza. Ma il “Papa buono” conobbe prima a Sofia, poi a Istanbul, poi a Parigi e infine a Venezia anche il mondo dell’ortodossia e della riforma. Con cui si aprì a un rapporto cordiale. La dichiarazione conciliare “Nostra Aetate” affonda le sue radici lì, come del resto l’apertura al dialogo ecumenico. Su cui Paolo VI pose una pietra miliare nel suo incontro a Gerusalemme con il patriarca ecumenico Athenagoras.
Ecumenismo
Tuttavia la vera svolta si realizzò con Giovanni Paolo II. Al di là dei numerosi incontri e documenti del suo pontificato. L’icona più significativa del sogno ecumenico e di incontro con le religioni mondiali fu Assisi 1986. Questa icona rimane un punto fermo. Perché sottolinea come il dialogo si realizza innanzitutto con l’incontro fraterno nel rispetto delle differenze. Nella tensione comune verso la pace attraverso la preghiera, come fu Assisi. Icona indelebile e un po’ dimenticata, nonostante venga riproposta ininterrottamente dal 1987. In questo spirito, appunto lo spirito di Assisi, si pone la visita
alla Sinagoga di Roma. Poi ripetuta da Benedetto e nel gennaio 2016 da Francesco.
Ecumenismo
Jorge Mario Bergoglio riprende questa idea dell’incontro fraterno. Che crea relazioni e aiuta a superare antichi steccati. Così è stata la visita a sorpresa alla Chiesa Evangelica
della Riconciliazione a Caserta. O quella ai Valdesi. Alla comunità Luterana a Roma. E gli incontri con patriarchi delle Chiese ortodosse o Antiche Chiese Orientali. È l’ecumenismo
dell’incontro più che dei documenti, che aiuta ad avvicinare spiritualmente. Guarendo antiche ferite e pregiudizi.
ecumenismo
Ecumenismo come servizio ai poveri, dunque. Nei documenti del Concilio Vaticano II, la Chiesa povera per i poveri auspicata da Francesco non appare in modo così evidente e compiuto. Anche se, come mostra un libro di Joan Planellas Barnosell (“La chiesa dei poveri. La sfida sempre attuale del Vaticano II”), questo tema ha percorso tutto il dibattito conciliare. Se ne trova traccia qua e là nei testi.
Papa Roncalli parlava di una Chiesa di tutti, particolarmente dei poveri. Comunque già alla fine del primo capitolo della  costituzione “Lumen Gentium” troviamo un paragrafo che contiene quella teologia che in Jorge Mario Bergoglio prenderà la forma di un aspetto essenziale del vivere della Chiesa. Senza dubbio qui Francesco porta a compimento un elemento ecclesiologico che diventa fondamentale per lo stesso esistere della barca di Pietro. La Chiesa come porta aperta a tutti. E particolarmente ai poveri. Questo è stato anche il senso ecumenico e solidale dell’Anno Santo della Misericordia.

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