Cuori di pietra e bavagli oscurantisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:22

Migliaia di giovani continuano a manifestare a Hong Kong a salvaguardia della libertà. Nel grande aeroporto asiatico l’unico modo per esprimere ora il proprio dissenso senza essere schedati come nemici del regime è quello di issare una pagina bianca sulla quale metaforicamente ognuno di noi può scrivere il proprio grido di indignazione senza che il Leviatano possa imprigionarne l’anelito di indipendenza. Contro la verità di chi comprime e opprime le coscienze, si può combattere soltanto con il foglio bianco della propria autonomia. E ciò non solo nelle super tecnologiche Sparta del terzo millennio, ma anche nelle sedicenti Atene dell’occidente secolarizzato.

Non ci riferiamo ad un movimento o provvedimento in particolare bensì ad una fobia che attanaglia la mentalità globalizzata divenuta allergica alla più basilare forma di buon senso. Abbiamo dato notizia su In Terris dell’incredibile polemica nel Regno Unito per le parole di disarmante ovvietà della presidente delle ostetriche: “I bambini li fanno le donne”. Povera quella civiltà che ha il terrore della naturalità. Viene in mente l’antica fiaba del bambino che nella sua innocenza ebbe il coraggio di dire che il Re è nudo. Oggi sembra scesa la tenebra sulle più scontate e conseguenziali affermazioni che derivano non da convinzioni di fede ma da elementi naturali e pre-religiosi. Benedetto XVI già prima delle polemiche pretestuose orchestrate contro i principi “non negoziabili” ( vita, famiglia, libertà educativa ) diede un nome a questo autodistruttivo terrore verso la Verità: relativismo etico. Poi, sulle sue orme, Francesco ha completato magistralmente l’analisi parlando di “relativismo pratico”.

Ciò significa che si possono fare tutte le leggi artificiali del mondo ma non si potrà mai contraddire un dato di realtà come l’origine della vita dall’incontro di un uomo e una donna. Al tempo stesso lanciamo una bonaria e paterna esortazione a non ricadere in antiche, anacronistiche interpretazioni letterali di simboli e valori. La mente vola ovviamente alle statue distrutte di personaggi storici ai quali vengono applicate categorie e valutazioni contemporanee, senza tener conto per esempio che ben due Papi, ( Pio IX e Leone XIII ) intendevano aprire il processo di beatificazione di Cristoforo Colombo. Diventa poi autenticamente surreale indirizzare il furore iconoclasta contro l’effige di Gesù, cioè di Colui che primo nella storia ha proclamato l’uguaglianza tra gli uomini e abbattuto il tabù millenario della schiavitù.

Voglia perdonarci Nostro Signore se abbiamo ribaltato la realtà al punto da mettere al centro il sabato invece dell’uomo. Scendiamo dai piedistalli di pietra e inginocchiamoci davanti alla vita innocente della bambina di otto anni uccisa negli Stati Uniti dagli stessi manifestanti contro la violenza. E qui sta il diabolico paradosso: chi lotta contro qualsiasi forma di discriminazione deve essere alieno da ogni tipo di sopraffazione, emarginazione e crudeltà. Quando poi si osa puntare l’indice contro il Figlio di Dio bisognerebbe almeno sapere che tutta la Sua vita fu dedicata al superamento di pregiudizi, odii clanici, divisioni pretestuose che alimentavano il fariseismo ghettizzante della Sua e della nostra epoca.

Perché nessuno si straccia le vesti per la piccola Secoriea Turner, falciata da colpi d’arma da fuoco per essersi avvicinata alle trincee dei manifestanti antifa? Non sarà che la prima vittima della presunta moralizzazione “anti-discriminazioni” è proprio la Verità? La prossima vittima, nei regimi asiatici come nella culla della cattolicità, sarà la libertà di espressione? Scatteranno il bavaglio e le manette per chi vorrà sostenere la logica antropologia giusnaturalistica su cui poggia la nostra bimillenaria civiltà?

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.