Sarà come un Sinodo sul “grande lago di Tiberiade”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:46

Sarà come un mini-Sinodo tra gli episcopati dei paesi affacciati sul “Mare nostrum”. Papa Francesco celebrerà una messa a Bari, domenica 23 febbraio alle 10.45, nell’ambito dell’incontro di riflessione  e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza episcopale italiana. A renderlo noto è oggi la Sala Stampa della Santa Sede, all’interno del calendario delle celebrazioni presiedute da Francesco nei mesi di gennaio e febbraio. Il 25 gennaio, alle 17.30, il Papa celebrerà i secondi vespri nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Domenica 26, alle ore 10 nella basilica di San Pietro, il Pontefice, riferisce il Sir, presiederà la messa in occasione della Domenica della Parola di Dio, da lui istituita. Il 1° febbraio, per la Giornata mondiale della vita Consacrata, Francesco celebrerà una messa nella basilica di San Pietro, alle ore 17, con i membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica.

Placet pontificio 

L’Incontro di riflessione e spiritualità promosso dalla Cei porterà a Bari oltre cento vescovi del MediterraneoGià nei mesi scorsi Jorge Mario Bergoglio aveva dato il suo “placet” al cardinale Gualtiero Bassetti che da presidente della Cei aveva lanciato quello che per certi versi appare come una sorta di “Sinodo del Mediterraneo”. A conferire all'evento uno straordinario rilievo è la presenza del Pontefice a una delle cinque giornate dell’evento che ha per titolo “Mediterraneo, frontiera di pace”. Francesco torna per la seconda volta a Bari (e la terza in Puglia) e anche in questo caso per unire la sua voce al grido di pace per la regione. Un anno e mezzo fa, riferisce Avvenire, il Papa aveva riunito nel capoluogo pugliese i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente. Un’iniziativa che, scrive Bassetti nella lettera d’invito ai presuli, “ha confermato un’idea che i vescovi italiani coltivavano da alcuni mesi, sulla scia di tradizionali e ben noti colloqui che si sono svolti nei Paesi costieri del nostro mare e in favore di esso”.

La profezia di La Pira 

Ai pastori che da tre continenti (Europa, Africa e Asia) saranno a Bari nel 2020 si aggiungerà Francesco: la sua visita è in programma domenica 23 febbraio, come aveva annunciato Bassetti di fronte ai vescovi italiani riuniti per l’Assemblea generale e come ha reso noto il sito dell’arcidiocesi di Bari-Bitono. Di fatto il Pontefice concluderà l’appuntamento assieme ai vescovi che rappresenteranno le Conferenze episcopali e le Chiese di rito orientale in comunione con Roma delle nazioni affacciate sul grande “lago di Tiberiade”, secondo la definizione di Giorgio La Pira. E la profezia del sindaco “santo” di Firenze, che è stato padre costituente e parlamentare Dc, ha ispirato l’Incontro prendendo spunto dai suoi “Colloqui mediterranei” organizzati sessant’anni fa nel capoluogo toscano.

Contro l'indifferenza 

“Sono convinto – chiarisce il cardinale Bassetti nella missiva ai confratelli – che, in forza della comunione ecclesiale e della nostra capacità di inculturazione, serva maturare quello sguardo incrociato e complessivo che spesso è assente nell’operato delle singole nazioni o all’interno delle organizzazioni internazionali”. Intento della Chiesa è di superare l’indifferenza (e la bramosia) che l’Occidente ha verso l’area. “Quando attorno a noi cresce la tentazione delle posizione estreme – annota ancora il porporato –, tornano decisive parole e segni che non alimentino l’odio e la violenza ma la riconciliazione e il dialogo”. A guidare il confronto fra i vescovi sarà una traccia che raccoglierà gli spunti, le sollecitazioni, le visioni giunte dalle Chiese attraverso un questionario che la Cei sta inviando in tutti i Paesi della regione e che sarà accompagnato da un documento di presentazione dell’iniziativa elaborato dal comitato scientifico. Secondo uno stile sinodale, dall’incontro potrà scaturire un testo finale da presentare all’intera area. E ci sarà anche un’opera-segno da lasciare come una traccia concreta dell’eredità dell’evento.

 

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