Delitto di Garlasco, prova del dna: la famiglia Stasi chiede la revisione del processo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:37

Nuova svolta sul delitto di Garlasco. La notizia è stata data in esclusiva dal Corriere della Sera, a cui si è rivolta la madre di Alberto Stasi, ex studente della Bocconi in carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, brutalmente uccisa nella sua casa il 13 agosto 2007. Secondo una nuova perizia di parte – condotte da un genetista su incarico dello studio legale Giarda che si è affidato ad una società di investigazioni di Milano – il dna non appartiene ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva un anno fa.

A rivolgersi al Corriere della Sera è stata Elisabetta Ligabò, madre dell’ex studente della Bocconi, che ha spiegato che il dna trovato e isolato sotto le unghie della ragazza non appartengono al figlio, ma ad una persona di sesso maschile che potrebbe anche gravitare nel giro di vecchie amicizie o di conoscenze di Chiara Poggi. La madre di Stasi ha annunciato che presenterà un esposto nel quale chiederà la revisione del processo sulla base di una prova che considera risolutiva per dimostrare l’innocenza del figlio. Alberto Stasi, unico accusato della morte dell’ex fidanzata, si trova in carcere a Bollate dopo la condanna definitiva, seguita a due assoluzioni.

Le tracce di dna sotto trovato sotto le unghie della ragazza erano già state individuate, analizzate e discusse in vista dei precedenti processi. Secondo il genetista Marzio Capra, che ha seguito la famiglia Poggi, si tratta di cose che “scientificamente valgono zero“. “Mi pare più che altro un tentativo mediatico – ha detto Capra -. Questo caso è uno dei pochissimi casi in cui tutto è sempre stato fatto nel contraddittorio delle parti. Non c’è nessun fatto nuovo, sono fatti già discussi nel contraddittorio. E le tabelle sono le stesse di due anni fa: c’era del materiale biologico maschile, scarsissimo e degradato. Inutilizzabile allora e ancor meno utilizzabile oggi”

“Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Si amavano e avevano progetti in comune. La sera prima erano andati a cena insieme. Di lì a poco sarebbero partiti per le vacanze. Erano felici, uniti, erano spensierati, vivevano con la gioia e la fiducia nel futuro tipica dei giovani fidanzati – ha dichiarato la Ligabò al Corriere della Sera -. Alberto stava per laurearsi e se c’era una persona che più di ogni altra lo spronava e gli dava forza, che lo incoraggiava e lo appoggiava, quella era Chiara”.

Le motivazioni dei giudico della Suprema Corte, che hanno condannato Stasi in via definitiva a 16 anni, sono state depositate lo scorso 21 giugno 2016. Da quella data i legali hanno 180 giorni di tempo per depositare un eventuale ricorso a Strasburgo.

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