Caso Cucchi, in appello assolti tutti gli imputati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:21

Assolti perché il fatto non sussiste. Questa la motivazione della sentenza d’appello del processo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra arrestato a Roma il 15 ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo nella sezione detenuti dell’ospedale Sandro Pertini. Nessun responsabile e nessun pestaggio dunque e se anche Stefano fosse morto per malnutrizione, come sostenuto dal tribunale in primo grado, la responsabilità non è dei medici.

La corte di Appello ha infatti anche assolto il primario del Reparto detenuti del Pertini, Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti, oltre agli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli, Domenico Pepe e gli agenti della Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

“Una sentenza assurda. Mio figlio è morto ancora una volta” ha detto la madre di Stefano Cucchi alla lettura della sentenza d’appello mentre Ilaria, la sorella, scoppiava in lacrime in aula: “La verità la dicono le foto di mio fratello – ha commentato –  E’ stato massacrato”.

“La sentenza di primo grado è nulla, chiediamo che venga annullata e che vengano restituiti gli atti alla procura – ha spiegato il legale della famiglia Fabio Anselmo – Stefano    Cucchi faceva pena perché aveva la schiena ridotta in quelle condizioni. Il suo ricovero non e’ avvenuto per magrezza, ma per politraumatismo e questo non possiamo dimenticarlo. I periti hanno spiegato che le condizioni di Stefano hanno rallentato il meccanismo di guarigione. Come si può sostenere che quelle lesioni non abbiano avuto delle conseguenze anticipandone la morte?”

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.