Turismo botanico: la natura come opportunità di svago e lavoro

Un fenomeno che non riguarda l'Italia, ma anche diversi Paesi europei. Un turismo "slow" dove la parola stress è sconosciuta

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Il “turismo botanico” si svolge, da oltre 20 anni, nei numerosi giardini, parchi, orti, vivai presenti nel territorio nazionale per favorire il contatto con il verde, coniugando cultura e fitologia. Rappresenta un tipo di turismo in crescita, sostenuto dalle agenzie di viaggio specializzate, con associazioni e cultori del settore, favorendo anche nuove opportunità di lavoro. La maggiore sensibilità verso un posto verde, sempre più, a repentaglio da inquinamento e cementificazione, ha dato luogo a una nuova e più ampia prospettiva.

Il patrimonio italiano di parchi e giardini è immenso e molto variegato, potendo disporre di altitudini e climi differenziati. Si può diffondere, così, nel migliore dei modi (e degli scenari) il desiderio di godere appieno di tale disponibilità. Nascono nuove figure professionali e il turista del verde può usufruire di benefici psicofisici enormi, a prezzi contenuti, nel pieno rispetto della biodiversità, con i tempi giusti, lontano dal “mordi e fuggi” che devasta i luoghi gettonati del Paese. Quello botanico, infatti, è una delle forme di “slow tourism”, come deterrente al consumismo, alla vorticosa e frenetica alternanza di eventi e spazi.

In molte strutture è possibile anche soggiornare e avere così, maggior tempo disponibile per visitare i luoghi prescelti. In tale tipo di vacanza, il termine stress è sconosciuto.

Il visitatore di ville, palazzi e parchi può usufruire, al tempo stesso, di strutture museali e collezioni artistiche ivi presenti, ampliando le opportunità e l’arricchimento personale. A questo tipo di iniziative possono collegarsi anche quelle di carattere enogastronomico (con alcuni prodotti realizzati in loco, profittando di oliveti, vigneti e frutteti), di concerti, mostre, fiere e ampliare, così, l’offerta. Nei parchi e nelle oasi naturalistiche è possibile effettuare passeggiate, osservando gli animali nel loro ambiente. In alcune strutture è possibile anche praticare il trekking.

Importante è anche il nuovo ruolo assegnato ai vivai e alla loro esplorazione, viva e dinamica, considerati non più solo luoghi di vendita di piante, alberi e fiori.

Premiare questo tipo di destinazioni significa ammirare, riempire gli occhi, il cuore e la mente, assorbire cultura e bellezza e aiutare la gestione di giardini in cui, con estrema cura e meticolosità, si conservano e si coltivano numerosissime specie vegetali. In questi musei vivi, a cielo aperto, è possibile vedere diversi alberi, piante esotiche anche molto rare. Il fenomeno non riguarda solo l’Italia: anche altri Paesi, in particolare quelli europei, stanno riscoprendo l’importanza di tali doni naturali. Come avviene per il turismo delle città d’arte o dei siti archeologici, durante la vacanza e il viaggio nel verde, sono presenti degli esperti di botanica e floricoltura che illustrano e spiegano ai turisti le caratteristiche del luogo visitato.

Significa far rivivere i fasti e i lasciti di quel periodo fecondo, dal Seicento all’Ottocento, del cosiddetto “Grand Tour”, in cui agiate famiglie d’Europa (a cui si univano personaggi di notevole cultura, tra questi Goethe, Lord Byron, Monet, Renoir), spaziavano per il continente, concedendosi, come ultima e grande tappa conclusiva, la penisola italiana.

Nel web sono presenti molti siti che trattano dell’argomento. Fra questi vi è www.turismobotanico.it/, che offre numerose informazioni sui parchi, sugli orti, i vivai e i giardini, con approfondimenti sulla botanica, sulle iniziative del settore, le strutture ricettive e le agenzie di viaggio specializzate.

Il sito http://www.ilparcopiubello.it/ organizza l’omonimo concorso, premiando ogni anno, fra i 1000 parchi del territorio italiano, quello che ottimizza i servizi, le informazioni, la cura e le proposte.

Il volume “Turismo, comunità, territori. Frontiere di sostenibilità”, curato da Simone Bozzato (professore di Geografia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata) e pubblicato da Mimesis il 30 settembre scorso, offre dei contenuti interessanti riguardo un nuovo modo di viaggiare collegato al rispetto e alla valorizzazione del territorio.

San Bernardo affermava “Troverai di più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri”.

Federalberghi (Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo), lo scorso 11 gennaio ha tracciato un bilancio del settore per l’anno 2021, visibile al link https://www.federalberghi.it/primopiano/il-barometro-della-crisi.aspx#.Ye7mp-rMLIU. Si legge “Nel 2021 le presenze totali sono state 148 milioni in meno rispetto a quelle dello stesso periodo del 2019 (-33,9%), di cui 115 milioni relative ai turisti stranieri. Il settore ricettivo italiano ha chiuso il 2021 con una perdita di 9 miliardi di euro. L’Istat ha certificato che nel 2020 il fatturato del comparto ricettivo ha subito una perdita del 54,5%, pari a 14 miliardi. A dicembre 2021 sono andati persi 42 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura rispetto allo stesso mese del 2019 (-49%). Nonostante il blocco dei licenziamenti, nel 2020 sono spariti quasi 20 mila occupati a tempo indeterminato, segno che le persone hanno preferito lasciare il settore”.

In un comunicato stampa del 18 gennaio (al link https://www.federalberghi.it/comunicati/hotel-la-grande-crisi.aspx#.Ye7nmurMLIU), aggiunge “Le grandi città, che nel 2019 rappresentavano un quinto delle presenze turistiche registrate in Italia, hanno subito un crollo del 71% nel 2021. […] Si sta vivendo un dramma quotidiano, che rischia di provocare un contraccolpo durissimo ai 500 mila lavoratori e di conseguenza alle loro famiglie”.

Si pensava, erroneamente, anni fa, che per il turismo botanico non ci sarebbe stata una risposta importante degli italiani, interessati quasi unicamente ad altre forme e che fosse più un’esigenza elitaria. Non si tratta, invece, di una moda del momento, da esibire con snobismo bensì di una nuova consapevolezza, radicata nel profondo, molto personale che, per queste sue caratteristiche, non ha carattere di volatilità; una volta colta, rimane un beneficio per sempre.

Si è passati da una fruizione passiva e anonima (di oltre 25 anni fa), di questi beni, limitata negli orari, nelle offerte e nella predisposizione individuale, sino a rappresentare, gradualmente negli anni, un’esperienza coinvolgente e irrinunciabile, di totale adesione con l’ambiente, a pieno respiro con le opportunità fornite (dal canto loro, frutto di un meticoloso lavoro di comunità).

Investito dal ciclone della pandemia, anche questo settore ha subito dei contraccolpi ma è pronto a resistere e a ripartire, per tornare ai fasti di poco più di due anni or sono e superare, così, gli 8 milioni di presenze annuali.

Investire sui progetti locali di riqualificazione di ville e giardini, significa valorizzare il territorio, eliminando situazioni di degrado. Allo stesso tempo, si cementano le realtà locali per concorrere tutti nel promuovere turisticamente il luogo, con ripercussioni economiche ad ampio raggio. Si favorisce il lavoro di comunità, in un’ottica inclusiva, di partecipazione che permette rilancio occupazionale e aiuta, economicamente, le situazioni più difficili, quelle ai margini. In tale ottica di recupero etico, spirituale, culturale, solidale e materiale, si aggiunga l’indiscutibile beneficio di ammirare tanta bellezza e di respirarla, nel pieno trionfo dell’ossigeno sullo smog.

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